<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013</id><updated>2012-02-09T10:28:16.048+01:00</updated><category term='Turkmenistan'/><category term='Lettonia'/><category term='Romania'/><category term='Moldavia'/><category term='Turchia'/><category term='Finlandia'/><category term='Urss'/><category term='Ungheria'/><category term='Svezia'/><category term='Danimarca'/><category term='Slovacchia'/><category term='Egitto'/><category term='Serbia'/><category term='Cina'/><category term='Giappone'/><category term='Norvegia'/><category term='Azerbaijan'/><category term='Uzbekistan'/><category term='Ucraina'/><category term='Tunisia'/><category term='Kyrgyzstan'/><category term='Canada'/><category term='Tajikistan'/><category term='Polonia'/><category term='Federazione russa'/><category term='India'/><category term='Olanda'/><category term='Slovenia'/><category term='Sierra Leone'/><category term='Varie ed eventuali'/><category term='ex -Yugoslavia'/><category term='Bielorussia'/><category term='Albania'/><category term='Kazakhstan'/><category term='VIDEO'/><category term='Georgia'/><category term='Bosnia-Erzegovina'/><category term='Israele'/><category term='Photo-reportage'/><category term='Lituania'/><category term='Bulgaria'/><category term='Macedonia'/><category term='Siria'/><category term='Gran Bretagna'/><category term='Kosovo'/><category term='Iran'/><category term='Estonia'/><category term='Germania'/><category term='Stati Uniti'/><category term='Libia'/><category term='Francia'/><category term='Repubblica Ceca'/><category term='Ghana'/><category term='Svizzera'/><category term='Italia'/><category term='Croazia'/><title type='text'>Ostpolitik: Francesco Rossi's blog</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>67</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-465325752356063899</id><published>2012-02-08T13:28:00.003+01:00</published><updated>2012-02-08T13:34:23.098+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='India'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Turchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Azerbaijan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>L'EUROPA ALLA CANNA DEL GAS. (Europe's had it up to here)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-uK7AUzW7bOI/TzJrvB3-lGI/AAAAAAAABrc/K6tl-J502u4/s1600/putin-gas.gif"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 232px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-uK7AUzW7bOI/TzJrvB3-lGI/AAAAAAAABrc/K6tl-J502u4/s320/putin-gas.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5706742133533086818" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Condivido appieno l’idea di Reinhard Mitschek, amministratore delegato del consorzio per la realizzazione del gasdotto Nabucco, secondo la quale la Guerra Fredda non sarebbe mai finita ma avrebbe semplicemente cambiato forma. Se osserviamo Stati Uniti e Russia per quello che veramente sono e non per quello che vorremmo fossero ci accorgiamo come tra i due paesi, al di là della retorica, continui a esistere una costante e profonda ostilità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Quanto appena accaduto in merito all’intricata questione siriana non fa altro che fornirci l’ennesima prova di ciò: interessi geopolitici completamente divergenti con successiva solita spaccatura in seno al Consiglio di Sicurezza Onu. E poi? Poi da un lato, quello statunitense, una politica estera ottusamente messianica tipica di una potenza in decadenza. In mezzo, come al solito, un’Unione Europea balbuziente. Dall’altro lato invece, quello russo, una diplomazia pragmatica fino al limite del cinismo, realmente disposta a trattare con il rapitore di turno perché il negoziato non lo si nega neppure al peggior sequestratore (in questo caso assassino). E così il ministro Lavrov lascia Damasco strappando ad Assad la promessa della cessazione delle violenze, dell’inizio delle trattative con le controparti e del rispetto del piano di pace proposto dalla Lega Araba. Facile comunque supporre che solo una minima parte di tali promesse si trasformi in realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tema di gas la partita non è molto diversa. I tentativi euro-americani di scalzare il dominio energetico euroasiatico dell’orso russo stanno finendo in un nulla di fatto. Chiamatelo progetto Nabucco, Tanap o Itgi ma la sostanza non cambia: se Mosca ti viene a succhiare il gas proprio lì alla sorgente (in Azerbaijan) non ha molto senso bypassare il territorio russo con migliaia di chilometri di tubature se questi saranno alla fine destinati a rimanere vuoti. Tanto più se poi il Cremlino ti piazza poco più a nord una conduttura parallela con capacità doppia rispetto alla tua (il cosiddetto gasdotto South Stream).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato di questa fotografia è e rimarrà scontato: l’ennesima crisi europea del gas, anche se stavolta i rubinetti ucraini sembrerebbero liberi da responsabilità. Uso il condizionale perché non metterei la mano sul fuoco (è proprio il caso di dirlo) sul fatto che i paesi orientali non trattengano illecitamente quantità di gas a danno dei propri vicini occidentali. E anche in questo ambito il Bel Paese è letteralmente l’ultima ruota del carro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Siamo in emergenza”, tuona l’amministratore delegato Eni Paolo Scaroni rispolverando gloriose centrali elettriche a olio, mentre un’opinione pubblica anestetizzata dalle nauseanti esalazioni della propria classe politica si meraviglia se l’agente Putin, con 40mila persone in piazza che vogliono la sua testa e con le elezioni presidenziali alle porte, si concede il lusso di privilegiare le stufe siberiane piuttosto che quelle romagnole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in ogni crisi del gas che si rispetti ecco infine comparire strateghi, ecologisti e autarchici dell’ultima ora. “Diversificazione” diventa la loro parola d’ordine. E in un certo senso hanno ragione, salvo perdere di vista un dato di realtà: lo sfondo costituito da una Guerra Fredda tra due (e più, inserendo almeno Cina e India) grandi potenze per loro natura voraci di potere e quindi di energia. Una Guerra Fredda che, come dicevamo, ha semplicemente cambiato forme, sbarcando fin sui social media. Quel genio di John McCain - sì, proprio il candidato presidente fantoccio che storpiando Barbara Ann dei Beach Boys intonava “Bomb bomb bomb, bomb bomb Iran!” - giorni fa cinguettava: “Caro Vlad, hai la Primavera Araba alle porte”. Probabile arrivi a breve una massiccia controffensiva. Sì, da Futubra, la risposta russa a Twitter.  &lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=L%27Europa%20alla%20canna%20del%20gas&amp;amp;idSezione=33705"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-465325752356063899?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/465325752356063899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2012/02/leuropa-alla-canna-del-gas-europes-had.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/465325752356063899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/465325752356063899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2012/02/leuropa-alla-canna-del-gas-europes-had.html' title='L&apos;EUROPA ALLA CANNA DEL GAS. (Europe&apos;s had it up to here)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-uK7AUzW7bOI/TzJrvB3-lGI/AAAAAAAABrc/K6tl-J502u4/s72-c/putin-gas.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-9123363492073240044</id><published>2012-01-25T01:13:00.003+01:00</published><updated>2012-01-25T01:19:09.901+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Georgia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Israele'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iran'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>LAZIKA, USA VERSO LA GUERRA ALL'IRAN. (Lazika, US towards war against Iran)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-iMJsNLasW_Y/Tx9Kby6XsVI/AAAAAAAABq4/z3PJ4qeSUqM/s1600/Obama-Iran.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-iMJsNLasW_Y/Tx9Kby6XsVI/AAAAAAAABq4/z3PJ4qeSUqM/s320/Obama-Iran.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701357494657855826" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nello spazio post-sovietico capita ogni tanto che il satrapo di turno si svegli una mattina e decida di creare dal nulla una città. L’esempio più lampante fu il democraticissimo Nazarbayev che nel ’95 decise di trasferire la propria capitale nel bel mezzo della steppa kazaka. Con soli 10 miliardi di dollari in pochi anni nacque così Astana che in lingua locale, viva la fantasia, significa appunto “capitale”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Oggi a quanto pare un altro campione della democrazia (anch’egli certificato con tanto di bollino dall’Occidente), il georgiano Saakashvili, vorrebbe iscriversi al club dei creatori di città. Secondo i suoi piani Lazika, questo il nome della futura gloriosa metropoli, dovrebbe sorgere sulla costa del Mar Nero a pochi chilometri dalla repubblica secessionista di Abkhazia. I lavori dovrebbero partire nel maggio di quest’anno e portare Lazika a essere in breve tempo la seconda città della Georgia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facilmente immaginabili le reazioni di Mosca. Oltre a concentrare una larga fetta di popolazione georgiana su un confine tanto caldo, Lazika costituisce di fatto una sfida economico-turistica alla russa Sochi, vicina località sulla quale il Cremlino sta puntando moltissimo in vista dei giochi invernali del 2014.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Qual è il motivo che sta dietro alla costruzione di Lazika? La volontà di urbanizzare i georgiani e di dar vita a un moderno polo finanziario e tecnologico come affermato da Saakashvili? Secondo Elizbar Javelidze, membro della frammentata opposizione parlamentare, occorrerebbe guardare alla provenienza del denaro che finanzierà il progetto. La fonte sarebbe la stessa che ha finanziato la costruzione su suolo georgiano di 30 tra ospedali e centri medici nel solo mese di dicembre 2011. La tesi di Javelidze è precisa e agghiacciante allo stesso tempo: i soldi sarebbero statunitensi e tali investimenti altro non rappresenterebbero se non la volontà di trasformare la Georgia in una base operativa per un imminente attacco americano all’Iran. In quest’ottica Lazika diventerebbe semplicemente un’enorme città militare popolata dall’esercito a stelle e strisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I venti di guerra iniziano a soffiare, è bene rendersene contro. L’Unione Europea ha varato ufficialmente un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran (stop graduale alle importazioni, congelamento dei beni della Banca centrale iraniana) mentre la Repubblica Islamica, dopo aver inaugurato nei pressi di Qom un nuovo centro per l’arricchimento dell’uranio, torna a minacciare la chiusura dello stretto di Hormuz. Intanto negli Stati Uniti i falchi della politica estera tornano a volare alto: tutti i candidati repubblicani, con la notevole eccezione di Ron Paul, parlano apertamente di opzione militare. D’altra parte spero sia ormai evidente a tutti che il nobel Obama altro non è che un falco travestito da colomba. L’implementazione della guerra in Afghanistan, la continuazione de facto delle operazioni in Iraq e gli interventi in Pakistan, Libia e Yemen parlano da soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La visita, qualche giorno fa, del vice primo ministro russo Dmitrij Rogozin a Pechino e Teheran per discutere del contrasto allo scudo missilistico statunitense ci fa capire, semmai ce ne fosse stato bisogno, come la partita Washington-Teheran sia una sfida globale. Un attacco all’Iran significherebbe come minimo il riaccendersi di tutti quei “conflitti congelati” dell’area caucasica. Cosa significherebbe come massimo è facile prevederlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stavolta il Cremlino non scherza. Date un’occhiata a questo messaggio (non a caso tradotto in inglese) del good cop Medvedev. I missili Iskander sono già schierati a Kaliningrad e puntano dritti all’Europa. I giochini di Obama, droni, omicidi più o meno mirati, cyber attacchi (si pensi al virus Stuxnet, creato dalla Cia e dal Mossad) e finanziamenti ad assurdi e faraonici progetti quali la georgiana Lazika, rischiano solo di irritare ulteriormente e inutilmente le controparti. Spetterebbe all’Unione Europea, sempre al centro tra due fuochi, avere il coraggio di porre i falchi americani (e talvolta europei) davanti a dei “no positivi”, dei no che presuppongono un sì fondamentale: quello alla propria sopravvivenza fisica.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com//Sezione.jsp?titolo=Lazika,%20Usa%20verso%20la%20guerra%20all%27Iran&amp;amp;idSezione=33254"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-9123363492073240044?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/9123363492073240044/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2012/01/lazika-usa-verso-la-guerra-alliran.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/9123363492073240044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/9123363492073240044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2012/01/lazika-usa-verso-la-guerra-alliran.html' title='LAZIKA, USA VERSO LA GUERRA ALL&apos;IRAN. (Lazika, US towards war against Iran)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-iMJsNLasW_Y/Tx9Kby6XsVI/AAAAAAAABq4/z3PJ4qeSUqM/s72-c/Obama-Iran.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7703348199200147979</id><published>2012-01-11T13:06:00.004+01:00</published><updated>2012-01-12T14:28:41.984+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungheria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>BUDAPEST CONTRO TUTTI. (Budapest against everyone)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-W6wZh-dlufA/Tw2AhGmiXtI/AAAAAAAABqI/LeW3JwOZ3RU/s1600/ungheria_opposizione_manifestazione.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 226px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-W6wZh-dlufA/Tw2AhGmiXtI/AAAAAAAABqI/LeW3JwOZ3RU/s320/ungheria_opposizione_manifestazione.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696350409889832658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I fedeli lettori della presente rubrica hanno certamente alcuni strumenti per comprendere quanto stia accadendo in questi giorni in Ungheria ed intorno all’Ungheria. Per chi così fedele non fosse rimando direttamente ad un mio vecchio &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Ungheria,%20Costituzione%20pasquale&amp;amp;idSezione=24135"&gt;articolo&lt;/a&gt; dove prendevo in esame la tanto vituperata Costituzione ungherese, entrata in vigore con il primo giorno del 2012.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Sia chiaro: non mi piace Viktor Orban, perché non condivido molte delle sue idee e ritengo che abbia pochissimo intuito politico. Parimenti non mi piace la sua Costituzione, perché è un confuso guazzabuglio di riforme che non ha nulla a che vedere con un vero e condiviso processo costituzionale. Insomma, non mi piace il fatto che sia la “sua” Costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte non mi annovero tra coloro che gridano all’autoritarismo o perfino alla dittatura. Non vedo questi pericoli, vedo solo cecità politica. L’Ungheria del 2012 non è la Repubblica di Weimar. Ma, sfortunatamente per i cittadini magiari, non è neppure l’Islanda di questi ultimi anni, riuscita a tener testa a spaventose pressioni internazionali dopo il disastro finanziario del 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esito delle elezioni dell’aprile 2010 aveva trasformato l’Ungheria in &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=I%20demoni%20di%20Orbanland&amp;amp;idSezione=13356"&gt;Orbanland&lt;/a&gt;, un regno dove il potere di re Viktor e della sua creatura, il partito Fidesz, era praticamente illimitato. Prevedibile che di tale potere se ne facesse ampio uso. Il non farlo, questione di opportunità. Ma come detto re Viktor non brilla per intuito e sapienza politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema della sfida nazionalista ed autarchica di Orban non è solo quello di essere uno scontro tra un lillipuziano e tanti giganti, ma anche quello di essere un confronto totalmente alieno alle dinamiche dei tempi. Oggigiorno più che in passato dichiarare guerra (economica e culturale) a tutti senza avere le spalle coperte equivale ad un suicidio. Mosca poteva essere un’alternativa al mondialismo finanziario occidentale, ma in questi ultimi mesi il tandem Putin-Medvedev ha avuto ben altre gatte da pelare, specie a livello di consenso interno, e l’influenza russa in Ungheria era certamente l’ultimo pensiero del Cremlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così, suicidio è stato. Il fiorino è crollato e i tassi sui titoli di stato sono schizzati portando diversi operatori a pronunciare la fatidica parola “default”. Il rischio sembrerebbe in effetti concreto, dopo che anche la terza malefica sorella Fitch ha downgradato il rating (ma come si dice in italiano?!) ungherese a livello “carta igienica”. Volendo strafare, re Viktor ha finito col colpire con la mannaia i suoi stessi cittadini: non ditelo al nostro SuperMario, ma dal primo gennaio l’Iva magiara ha toccato quota 27 percento!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella che doveva essere una lotta senza quartiere alle grandi multinazionali e ai centri di potere finanziario (anzitutto stranieri) nel paese si è trasformata in un rompicapo europeo. L’ennesimo. Cosa accadrebbe nel caso di fallimento di un paese dell’Ue non appartenente all’area euro? Manuali e teorici si sbizzarriscono. Che bella questa Unione, quanti casi di studio! Intanto ciò che è certo è che una serie di banche sta tremando di brutto. In primis quelle austriache, che senza farsi troppi problemi hanno fornito 42 miliardi di dollari ai mutuatari ungheresi: mi pare che Vienna possa dire bye bye alla tripla A. Poi, a ruota, le banche tedesche e quelle italiane, con Unicredit ormai sempre più certa di aver toppato clamorosamente nella propria politica di espansionismo orientale. La direzione era giusta, solo ci si sarebbe dovuti fermare circa diecimila chilometri più in là.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ora il racconto finisce così, con re Viktor che ritorna mestamente dai giganti (Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale) chiedendo 20 miliardi di euro e promettendo in cambio di fare il bravo, ritirando subito la normativa che rendeva la Banca Centrale di Budapest una sorta di appendice del governo. In attesa del nuovo governo Soros, i mercati rimangono con una sola granitica certezza: per l’Ungheria l’unica valutazione con tripla A rimane quella al gentil sesso locale.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Budapest+contro+tutti&amp;amp;idSezione=32830"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7703348199200147979?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7703348199200147979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2012/01/budapest-contro-tutti-budapest-against.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7703348199200147979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7703348199200147979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2012/01/budapest-contro-tutti-budapest-against.html' title='BUDAPEST CONTRO TUTTI. (Budapest against everyone)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-W6wZh-dlufA/Tw2AhGmiXtI/AAAAAAAABqI/LeW3JwOZ3RU/s72-c/ungheria_opposizione_manifestazione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2897270698670709161</id><published>2011-12-19T23:57:00.004+01:00</published><updated>2011-12-20T01:50:33.522+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Repubblica Ceca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kosovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovacchia'/><title type='text'>HAVEL, RIVOLUZIONARIO DI VELLUTO. (Havel, the velvet revolutionary)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-oyCpwb1ucRI/Tu_CJtkIPYI/AAAAAAAABpI/U3h8hHuxRJY/s1600/VaclavHavel.png"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 218px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-oyCpwb1ucRI/Tu_CJtkIPYI/AAAAAAAABpI/U3h8hHuxRJY/s320/VaclavHavel.png" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687978326497967490" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“La tragedia dell’uomo moderno non è che conosce sempre meno il significato della sua vita, ma che ne è interessato sempre di meno”. Era questa l’amara constatazione di Vaclav Havel dinanzi alla marginalità cui nel nostro tempo è progressivamente relegato il discorso circa “l’essenza dell’Essere”. Nelle straordinarie lettere dal carcere alla moglie Olga egli scriveva: “L’uomo non è semplicemente un’entità tra le altre entità, il suo stesso essere è sostanzialmente diverso da tutto quello che esiste al di fuori di lui”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Proprio la riflessione sull’Essere portò Havel a sottolineare il carattere di permanente e ambigua tensione che caratterizza la natura umana. “Soltanto l’uomo sperimenta, o meglio, attraverso la propria esperienza costituisce il mondo come qualcosa nel quale è stato gettato e nel quale è condannato a vivere, eppure, contemporaneamente, lui solo sa che soccombendo a tale esistenza nel mondo perde irrimediabilmente se stesso; lui solo è in grado di sperimentare in modo consapevole l’Essere quale reale sfondo a tutto ciò che esiste; tuttavia lui soltanto è, nello stesso momento, fatalmente al di fuori di questo Essere e condannato a non esservi mai pienamente all’interno”. Logica conseguenza, secondo Havel, era il fatto che qualsiasi tentativo di creare “il paradiso in terra” sfociasse alla fin fine in un “inferno in terra”, come ben testimoniava davanti ai suoi occhi la situazione cecoslovacca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora una volta per l’uomo la soluzione era piuttosto “l’essere proteso a”, il “tendere verso” l’aldilà, verso quella pienezza dell’Essere cui l’uomo aspira per natura. Mettere l’uomo al centro significava per Havel mettere al centro le sue contraddizioni: la sua grandezza e la sua miseria, i suoi errori e le sue rivincite. Contraddizioni che lo stesso Vaclav portava con sé, lui agnostico e non credente (così si definiva) ma appassionato delle opere di Ratzinger, pacifista e paladino della non-violenza (fu lui a incarnare la Rivoluzione di Velluto che pose fine al regime comunista a Praga) ma acceso sostenitore dell’intervento armato in Kosovo, umile e sobrio drammaturgo con i capricci tipici della rockstar (non era raro vederlo sfrecciare nei corridoi del palazzo presidenziale a bordo di una moto giocattolo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma soprattutto Havel fu un grande teorico del potere. Gli inglesi direbbero standing on the shoulders of giants. Ecco, nel caso di Vaclav Havel il gigante sarebbe anzitutto George Orwell. Se questi parlava di totalitarismo, Havel parlò di post-totalitarismo. Se il primo parlava di una neo-lingua usata dal sistema per imporsi e perpetrare se stesso, il secondo arrivò direttamente a elaborarne una, lo Ptydepe. Analogamente all’orwelliana, quella di Havel era una critica pungente di carattere sistemico: il sistema di potere post-totalitario non può ammettere il dissenso, non può ammettere la forza distruttiva e creativa insieme che anima l’uomo nel momento in cui decide di uscire dalla propria condizione preordinata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Havel amava non prendersi troppo sul serio. Scriveva di sé: “metto il naso in tutto quello che posso e non sono esperto di niente in particolare. A volte faccio della filosofia, ma sono forse filosofo? La mia cultura filosofica è più che lacunosa e assolutamente frammentaria. Di tanto in tanto scrivo di letteratura: se c’è qualcosa che di sicuro non sono è il critico letterario. A volte mi occupo persino di musica, eppure il mio senso musicale può essere solo fonte di ilarità generale. Non sono uno specialista nemmeno in quella che ritengo la mia principale e originaria professione, cioè il teatro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà Havel, ironizzando sul suo non essere specialista in nulla, sferrava un’altra profonda critica: quella alla cultura della specialismo e della specializzazione. Senza connessioni, senza visioni complessive, senza interrogativi fondamentali il rischio sarebbe quello di perdere di vista il senso di direzione dell’uomo. Il limite del tecnicismo che la cultura specialista porta con sé sarebbe proprio quello di inchiodare l’uomo in un presente immobile, in un sistema post-totalitario dominato da una neo-lingua che alla parola “speranza” sostituisce la parola “spread”.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Havel%2C+rivoluzionario+di+velluto&amp;amp;idSezione=32280"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2897270698670709161?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2897270698670709161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/12/havel-rivoluzionario-di-velluto-havel.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2897270698670709161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2897270698670709161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/12/havel-rivoluzionario-di-velluto-havel.html' title='HAVEL, RIVOLUZIONARIO DI VELLUTO. (Havel, the velvet revolutionary)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-oyCpwb1ucRI/Tu_CJtkIPYI/AAAAAAAABpI/U3h8hHuxRJY/s72-c/VaclavHavel.png' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2369919754600146723</id><published>2011-12-09T17:57:00.003+01:00</published><updated>2011-12-09T18:02:55.424+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Repubblica Ceca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bulgaria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lituania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Croazia'/><title type='text'>MERKUSK</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-nvlF5vRfSHI/TuI_BwmDg5I/AAAAAAAABo8/nqUot9gqk8k/s1600/tusk_merkel_pap_550.jpeg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 206px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-nvlF5vRfSHI/TuI_BwmDg5I/AAAAAAAABo8/nqUot9gqk8k/s320/tusk_merkel_pap_550.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684174979151922066" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel giorno in cui l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea viene finalmente messo nero su bianco, si scopre tutto a un tratto che a Bruxelles si viaggia con due diverse velocità. È la scoperta dell’acqua calda. Da decenni si parla di quella che nell’orribile gergo comunitario viene definita “geometria variabile”, espressione inutilmente tecnica che semplicemente vorrebbe affermare la possibilità per ciascun paese d’integrarsi un po’ come vuole. Pure la cosiddetta “cooperazione rafforzata”, introdotta con il Trattato di Amsterdam del ’97, si muove nella stessa direzione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;In realtà le velocità dell’Ue non sarebbero solamente due, bensì tre, quattro, cinque e forse sei. È questo ciò che risulterebbe nel caso si combinassero ad esempio l’adesione all’euro col Trattato di Lisbona, la Carta di Nizza e gli accordi di Schengen. Insomma, la notizia non è certo la spaccatura tra Londra da un lato e Berlino e Parigi dall’altro. Qualcuno è forse stato colto di sorpresa dalla posizione di Cameron?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dato nuovo è piuttosto l’emergere dei cosiddetti “volontari salva euro”, un gruppo di paesi non ancora aderenti alla moneta unica ma desiderosi d’entrare in questo difficile contesto decisionale in vista del loro (eventuale) ingresso nell’eurozona. Manco a dirlo, cinque di questi sei paesi sono est europei. Cosa ha spinto allora Romania, Bulgaria, Lettonia, Lituania e Polonia ad assumere questa posizione? E cosa ha spinto invece l’Ungheria ad affiancarsi inizialmente alla Gran Bretagna per poi ritornare (apparentemente) all’ovile? Consapevoli come l’Europa orientale sia tutto fuorché un blocco monolitico proviamo a rispondere a questi interrogativi non banali, specie se si considera lo scarso appeal di cui gode l’euro in questi tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come quella di Cameron, pure la posizione iniziale del premier ungherese Orban era abbastanza prevedibile. La sua piattaforma politica nazionalista e tendenzialmente euroscettica non lasciava adito a dubbi. A questo si aggiungano i suoi continui scontri con le più disparate istituzioni sovranazionali. Epico il confronto con il Fondo Monetario Internazionale, un match Davide contro Golia sulla testa dei già tartassati ungheresi. E così, inevitabile, la caduta tra le braccia di Albione. Poi all’ultimo momento, improvvisa, la rettifica, che in realtà ha più il sapore di una marcia indietro. “La nostra posizione non ha nulla in comune con quella di Londra”. Certo, come no. Diciamo che la notte ha portato consiglio e Orban ha capito che l’Ungheria non è propriamente la Gran Bretagna, per cui va bene forzare la mano, ma non troppo. Meglio rimandare la palla e la responsabilità al parlamento, come del resto faranno gli astuti cechi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Romania e Bulgaria le consideriamo insieme. Entrambi i paesi stanno risentendo in modo molto pesante dell’euro-crisi. Entrambi i paesi sono retti da personalità, diciamo così, “pepate”: il pacato Basescu a Bucarest (nel 2007 definì amorevolmente “sporca zingara” una giornalista che lo incalzava) e l’ex bodyguard Borisov a Sofia. Entrambi i paesi non godono di brillanti rapporti con Merkozy, vuoi per questioni di differenti vision economiche, vuoi per questioni d’immigrazione. Infine, ed è questo il punto fondamentale, sia Basescu che Borisov si aspettano un’uscita a breve dallo stallo Schengen per i loro rispettivi paesi. Ormai sono rimasti solo i Paesi Bassi a opporsi al pieno ingresso di Romania e Bulgaria nell’area. Che Merkozy possa spendere una buona parola e vincere le riserve delle autorità olandesi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giova considerare assieme anche Lituania e Lettonia. Le due “tigri baltiche” sono sempre più simili ad agnellini diretti al mattatoio. Dunque si consiglia caldamente di evitare arditi accostamenti al Belpaese, a meno che non si sostenga l’incentivo all’emigrazione come politica per ridurre la spesa sociale. I crac della Latvijas Kraibanka e della lituana Snoras Bank sono solo la punta dell’iceberg. È l’intero sistema economico dei due Stati a essere malato nel midollo. L’interesse di Vilnius e Riga è, almeno sulla carta, quello di entrare nell’euro. Intanto però, per un motivo o per l’altro, si è sempre rinviato a domani. Ora sembrerebbe il 2014 l’anno del ricongiungimento con i cuginetti estoni. Vedremo. Lituania e Lettonia hanno tremendamente bisogno di un’Ue forte e l’Unione Europea, dal canto suo, ha tremendamente bisogno di evitare l’ennesima falla in una zattera che pare andare sempre più alla deriva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine la Polonia. Sarei tentato di parlare di Merkusk, piuttosto che di Merkozy. Non esagero. Il peso che il premier polacco Tusk e il suo paese stanno esercitando sulle dinamiche europee è semplicemente straordinario. Ascoltare il ministro degli esteri Sikorski tirare le orecchie alla Germania per la sua inattività fa veramente apparire il Novecento un lontanissimo ricordo. A fianco di Angela Merkel c’è Sarkozy ma dietro, nell’ombra, c’è Tusk con la sua Polonia, unico stato nell’intero continente ad attraversare la crisi rimanendo praticamente indenne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tusk ha capito l’antifona: meglio abbandonare i sogni nazionalisti e puntare decisamente sull’Unione Europea. Però a proprio modo, con una geometria variabile appunto. Lasciando che sia la Germania a batter pista, a fare il lavoro sporco. Facendosi proteggere dalle larghe spalle (non solo in senso fisico) della Merkel. Mantenendo il piede in due (o più) scarpe: amici degli Stati Uniti, amici della Russia e amici dell’Unione Europea. Essendo pro moneta unica, ma godendo del fatto di non averla adottata. È proprio questo il vantaggio dei “volontari”.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=I+%27%27volontari%27%27+salva+euro&amp;amp;idSezione=31971"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2369919754600146723?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2369919754600146723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/12/merkusk.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2369919754600146723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2369919754600146723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/12/merkusk.html' title='MERKUSK'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-nvlF5vRfSHI/TuI_BwmDg5I/AAAAAAAABo8/nqUot9gqk8k/s72-c/tusk_merkel_pap_550.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6426210289569416087</id><published>2011-11-22T16:02:00.007+01:00</published><updated>2011-11-29T11:21:53.674+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sierra Leone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canada'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Olanda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ghana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>DIETRO ALL'ORO DI ROSIA MONTANA. (Behind the gold of Rosia Montana)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-IxyCiAumjHo/Tsu6RrfYzHI/AAAAAAAABow/UIfTjwO8OEk/s1600/1752758059.preview.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-IxyCiAumjHo/Tsu6RrfYzHI/AAAAAAAABow/UIfTjwO8OEk/s320/1752758059.preview.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5677836568125557874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:view&gt;Normal&lt;/w:View&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves/&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt; 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Il proliferare di negozietti “Compro Oro” in periodi di crisi dà la cifra di quanto questo metallo possa costituire l’unica e ultima certezza economica in un’epoca di moneta fiat. E così, sempre più appetibile, l’oro diventa facilmente oggetto di aspre contese nazionali ed internazionali. È quello che sta accadendo in Romania, nel piccolo villaggio di Rosia Montana. Qui, contrari e favorevoli alla riapertura di una miniera aurea si fronteggiano a muso duro in un contesto dove fanno la loro comparsa oscuri uomini d’affari, poteri corrotti e grandi multinazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scontro che oppone gran parte della società civile rumena (raccolta intorno al movimento Save Rosia Montana e all’ONG Alburnus Maior) alla Rosia Montana Gold Corporation (RMGC) iniziò nel 1997, quando questa società rumeno-canadese riuscì ad acquistare il suolo intorno al villaggio transilvanico (circa 50 km quadrati). I filoni aurei, scoperti in epoca romana, erano già esauriti da tempo, ma una discreta quantità d’oro era ancora presente nel sottosuolo, anche se in modo disperso. Di qui la necessità di separarlo attraverso composti al cianuro, i cui pericolosissimi residui dovrebbero in futuro confluire in un bacino artificiale costruito ad hoc in una vallata adiacente. Una riserva di rifiuti tossici analoga a quella che cedette nel 2000 presso la vicina città di Baia Mare, devastando l’ecosistema e le risorse idriche del nord del paese e delle vicine Ungheria e Serbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrerebbe dunque che qualche posto di lavoro ed investimenti in una zona fortemente depressa non valgano la candela: il rischio per l’uomo e per l’ambiente sarebbe troppo elevato. E questo era pure il parere dell’Unione Europea la quale, in vista dell’ingresso di Bucarest, aveva forzato nel 2006 le autorità rumene a chiudere il sito. Oggi, complice una classe dirigente miope e diffusamente corrotta, l’ipotesi di una riapertura di Rosia Montana si fa sempre più concreta. Ma arriviamo alla parte a mio avviso più interessante. Chi ci sarebbe dietro al “progetto Rosia Montana”? Qual è l’intreccio di poteri che spinge verso una ripresa delle attività estrattive?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Addentrandosi in questi retroscena il terreno diventa estremamente scivoloso oltre che altamente complesso. Proviamo comunque a sciogliere almeno un po’ di questa intricata matassa. Il nome chiave in tutta la vicenda è sicuramente quello dell’imprenditore rumeno-australiano Frank Timis, uno degli uomini più ricchi di Romania e tra gli uomini più ricchi del Regno Unito, dove risiede tuttora. Timis, emigrato in Australia passando per l’Italia, fondò nel 1995 una società attiva nel settore minerario, la Gabriel Resources Australia, che ben presto ebbe problemi con numerosi creditori, tra i quali la Banca Nazionale Australiana di Melbourne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appianati i problemi finanziari Timis pensò bene di dar vita ad un vero e proprio meccanismo di scatole cinesi, giusto per aumentare la trasparenza della propria attività. Nacque così la Gabriel Resources Limited, la quale possiede oggi una società praticamente omonima registrata alla Barbados, la quale ne possiede un’altra registrata presso l’isola di Jersey. Quest’ultima, a seguito di un accordo quanto meno dubbio siglato con le autorità di Bucarest (possibile che in ballo ci fosse un finanziamento canadese all’ampliamento della centrale nucleare rumena di Cernavoda), detiene l’80% delle azioni della Rosia Montana Gold Corporation. Il restante è quasi totalmente nelle mani della società Minvest Deva, cioè dello Stato rumeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frank Timis, che detiene privatamente oltre l’80% dei titoli di Gabriel Resources Ltd.  dopo essere uscito dall’esecutivo della società a seguito dell’impennata del 70% dei costi del progetto Rosia Montana, è senza dubbio un personaggio oscuro. Grazie ad enormi operazioni speculative sulle borse di Londra e Toronto, la sua fortuna aveva segnato nell’anno 2010 una crescita spettacolare. Tuttavia qualche problemino è stato riscontrato se sia i mercati di Gran Bretagna e Canada, sia il mercato di Sydney hanno recentemente dichiarato Timis “persona non grata”, bloccando così la sua attività su tutte e tre queste piazze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le ombre più inquietanti arrivano dal passato australiano, quando l’intraprendete uomo d’affari rumeno venne condannato due volte per possesso di eroina. “Ero un semplice consumatore, non un trafficante” ha sempre risposto Timis. Fatto sta che il quantitativo sequestrato fosse tale da far supporre un commercio su vasta scala. Di più: è altamente probabile che gli episodi australiani non fossero semplici errori di gioventù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriviamo così all’altro personaggio chiave della vicenda, Ovidiu Tender, collega di Timis nell’esecutivo di Gabriel Resources Ltd. sin dai tempi della fondazione della società, quando nella dirigenza erano peraltro già presenti figure quali Bruce Marsh (in passato coinvolto in una vicenda di rifiuti tossici illegali in Papua Nuova Guinea) e Michael Steyn (già accusato di gravi violazioni dei diritti umani in Ghana). Ma permettetemi un piccolo passo indietro. Oltre che nelle attività minerarie (specialmente in Sierra Leone ed in altri paesi dell’Africa nera), Frank Timis è da sempre estremamente attivo nel settore degli idrocarburi. E anche in questo contesto non sono mancati i problemi e le ambiguità. La sua società Regal Petroleum PLC. (RPP) fu accusata nel 1999 da Gazprom di partecipare ad un complotto, insieme alla malavita ucraina, volto a rubare letteralmente il gas russo per poi rivenderlo sul mercato rumeno. Proprio in Ucraina ed in Romania il principale partner di RPP è la Prospectiuni SA, società per l’appunto di proprietà di Ovidiu Tender.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la trama si complica ulteriormente. Quando nell’ottobre del 2002 la polizia postale dell’aeroporto olandese di Schiphol mise gli occhi (e le telecamere nascoste) su di un pacchetto sospetto proveniente da una banca colombiana e destinato ad un indirizzo dei Paesi Bassi, i nomi che saltarono fuori, in quella che pareva essere una classica operazione di riciclaggio di proventi derivanti dal narcotraffico, furono quelli del colonnello NATO Matser (assistente del Segretario Generale Robertson) e di diversi malviventi più o meno noti alle autorità olandesi. Inoltre in un documento, che stando a quanto affermava all’epoca il quotidiano britannico Times pareva essere un falso, compariva la disposizione di trasferire la somma in questione sui conti della Prospectiuni SA di Ovidiu Tender.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma cosa legava Matser e Tender, e dunque Matser a Timis? Semplice: lo sforzo di controllare la PETROM SA., l’azienda petrolifera di Stato rumena. Interessante notare come nel tentativo di scalata avesse preso parte pure l’Halliburton dell’allora vice presidente Usa Dick Cheney. Con l’arresto di Matser l’operazione fallì. Per la cronaca, il colonnello venne prosciolto dall’accusa di riciclaggio, ma condannato per frode. Alla fine ottenne la libertà vigilata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un complicatissimo intreccio di poteri e malaffare, narcotraffico e tangenti si staglia sullo sfondo di una vicenda tanto torbida quanto le acque ferrose che attraversano il villaggio di Rosia Montana.&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://drugstan.wordpress.com/2011/11/22/rosia-montana-non-e-tutto-oro-quel-che-luccica/"&gt;Drugstan&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=C%27%C3%A8+del+marcio+nell%27oro+rumeno&amp;amp;idSezione=31571"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6426210289569416087?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6426210289569416087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/11/dietro-alloro-di-rosia-montana-behind.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6426210289569416087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6426210289569416087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/11/dietro-alloro-di-rosia-montana-behind.html' title='DIETRO ALL&apos;ORO DI ROSIA MONTANA. (Behind the gold of Rosia Montana)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-IxyCiAumjHo/Tsu6RrfYzHI/AAAAAAAABow/UIfTjwO8OEk/s72-c/1752758059.preview.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-8316967341501950345</id><published>2011-11-14T17:55:00.002+01:00</published><updated>2011-11-14T18:01:18.704+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>SILVIO, L'ULTIMO DEI MOHICANI. (Silvio, Tha Last of the Mohicans)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-rkOmqU0Y7t4/TsFJPZF_YyI/AAAAAAAABok/T7TAPZAcHOo/s1600/russell-means-e-daniel-day-lewis-in-una-scena-del-film-l-ultimo-dei-mohicani-1992-210798.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 176px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-rkOmqU0Y7t4/TsFJPZF_YyI/AAAAAAAABok/T7TAPZAcHOo/s320/russell-means-e-daniel-day-lewis-in-una-scena-del-film-l-ultimo-dei-mohicani-1992-210798.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5674897534246413090" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Finalmente è tutto finito. Un ventennio che lascia dietro di sé macerie sociali, economiche, politiche e morali. Sarebbe stato difficile, a metà anni novanta, pensare a un epilogo più squallido. Essere liberati da Goldman Sachs sa tanto di beffa. È proprio vero che quando raschi il fondo ti aggrappi a qualsiasi cosa pur di arrampicarti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Un coro di bye bye ha accompagnato Silvio nella famigerata salita al Colle. E lì, ad aspettarlo al varco con il fazzoletto bianco e un leggero ghigno di soddisfazione, c’erano tutti: Obama, Merkel, Sarkozy, Van Rompuy. O meglio, quasi tutti. Grande assente il conte Vlad che dal palco del Club Valdai non ha comunque voluto rinunciare a dire la sua sull’amico in difficoltà: “Silvio è uno dei più grandi uomini politici europei, uno degli ultimi mohicani della politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un respiro profondo, self control. Ok, andata anche questa. Piaccia o non piaccia Putin è un grande (certamente non in senso morale) statista e, a mio parere, il personaggio più influente sulla scena mondiale degli ultimi quindici anni. Soprattutto, Putin è uno che sa quello che dice e che misura le parole col contagocce. Possibile dunque che abbia preso un simile abbaglio? Possibile che al di là dei modi machisti e della sessualità disinibita vi sia sempre stato un reale feeling politico tra i due? Difficile dirlo con certezza. Ciò che però possiamo fare è un’altra operazione: capire, con un po’ di sana dietrologia, cosa Putin intendesse affermare realmente con l’espressione “ultimo dei mohicani”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco la mia tesi, un’interpretazione che parte dal presupposto che il premier russo non volesse semplicemente riconoscere al nostro Silvio una caratura politica eccezionale e ormai rara. Primo motivo, perché non credo che Putin sia tanto ottuso. Secondo motivo, perché in ogni caso esisterebbero decine di espressioni più adatte e più calzanti allo scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo di Cooper del 1826 “L’ultimo dei mohicani”, così come il più celebre film del 1992, racconta le vicissitudini di un cacciatore bianco che lotta a fianco di una popolazione indigena del Nord America, i mohicani appunto. Sullo sfondo, ed è ciò che c’interessa maggiormente, la guerra dei 7 anni tra Francia e Gran Bretagna, un conflitto che correttamente Churchill definì “la prima vera guerra mondiale” e che in Nord America si concluse con l’espulsione dei francesi. Londra e Parigi si affrontavano quindi per il controllo sul nuovo continente, i primi alleandosi a popolazioni locali quali i mohicani, i secondi alleandosi ad altre popolazioni locali quali gli uroni, acerrimi nemici dei mohicani. Il quadro è ora completo: se Berlusconi è l’ultimo dei mohicani (un fedele alleato, l’ultimo?!) la Russia potrebbe corrispondere allora alla Gran Bretagna del romanzo e della storia (non a caso vincitrice), mentre plausibilmente gli Stati Uniti potrebbero invece corrispondere alla Francia. Forse che Mario Monti appartenga alla popolazione degli uroni?&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Silvio%2C+l%27ultimo+dei+mohicani&amp;amp;idSezione=31037"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-8316967341501950345?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/8316967341501950345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/11/silvio-lultimo-dei-mohicani-silvio-tha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8316967341501950345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8316967341501950345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/11/silvio-lultimo-dei-mohicani-silvio-tha.html' title='SILVIO, L&apos;ULTIMO DEI MOHICANI. (Silvio, Tha Last of the Mohicans)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-rkOmqU0Y7t4/TsFJPZF_YyI/AAAAAAAABok/T7TAPZAcHOo/s72-c/russell-means-e-daniel-day-lewis-in-una-scena-del-film-l-ultimo-dei-mohicani-1992-210798.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-1576326751383972340</id><published>2011-11-04T16:58:00.002+01:00</published><updated>2011-11-04T17:04:37.835+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>YULIA, TELENOVELA ENERGETICA. (Yulia, energetic soap opera)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-NJ9pBh59YlI/TrQM9PKRqeI/AAAAAAAABn4/_bTccBxCYEw/s1600/yulia-tymoshenko2.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-NJ9pBh59YlI/TrQM9PKRqeI/AAAAAAAABn4/_bTccBxCYEw/s320/yulia-tymoshenko2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5671172076947483106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Riassunto delle puntate precedenti.&lt;/span&gt; Yulia si laurea in economia e, aspettando la grande occasione della vita, apre un piccolo negozio di videonoleggio. Poi la grande occasione arriva, grazie all’amico Pavlo. Yulia diventa imprenditrice energetica (“la principessa del gas”) e per festeggiare si tinge i capelli di biondo. Non tutto però fila liscio: ben presto Yulia finisce in carcere per problemi relativi alla sua attività.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Poi il grande amore: la politica. Yulia s’innamora di Viktor A. J. e i due iniziano a vestirsi d’arancione, visto che all’epoca va di moda l’abbigliamento colorato. I due, acerrimi nemici del malvagio Vlad e grandi amici del cowboy George e dell’influente lusitano José, finiscono però col litigare su tutto. Viktor A. J. caccia perciò Yulia, che esce sbattendo la porta. Approfittando del litigio entra allora in scena l’oscuro Viktor F. J., un omone grande e grosso, amico del malvagio Vlad e che in passato aveva provato ad avvelenare Viktor A. J. Tuttavia, alla faccia di Yulia, i due Viktor fanno la pace. Ovviamente però l’idillio non dura, perché Viktor A. J. e Yulia tornano insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sa, l’amore non è bello se non è litigarello. E Yulia e Viktor A. J. litigano parecchio. Lui è molto geloso e lei, un po’ per ripicca un po’ per necessità, si avvicina al malvagio Vlad, grande venditore di gas. Lui le chiede di comprare il suo gas a prezzi di mercato e non più, come fanno di solito Viktor A. J. ed i suoi amici, a prezzi di favore. Sedotta da Vlad e da tutta la sua corte, Yulia accetta. Questo manda su tutte le furie un bel po’ di persone, su tutti Dmitri F., potentissimo manovratore grande amico dei due Viktor, danneggiato dall’accordo tra Yulia e Vlad. Così Viktor A. e Viktor F. sono ora uniti nell’intento di sbarazzarsi di Yulia, ma il primo cade in disgrazia e il secondo si trova dunque a dover gestire da solo la situazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Nella puntata di oggi&lt;/span&gt;. Viktor F. J. non sa bene che fare. È amico del malvagio Vlad, ma è nemico di Yulia, la quale è a sua volta sempre più amica di Vlad. L’amico del mio amico è mio nemico?! Viktor F. decide alla fine di perseguitare Yulia, accusandola di illegalità nel negoziato con Vlad. Yulia finisce ancora una volta in carcere ma questa decisione, oltre che il malvagio Vlad, fa arrabbiare anche gli altri amici di Yulia, il lusitano José e lo speranzoso Barack, successore di George il cowboy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Viktor F. si è imbucato in una strada senza via d’uscita. Tutti ce l’hanno con lui. Il problema è che non è più possibile tornare indietro. L’unica strategia possibile è quella di alzare ulteriormente il tiro, forte del fatto che, in fondo, tutti vorrebbero essere suoi amici e portarlo dalla loro parte. Certo, né è consapevole, preferirebbero Yulia. Ma proprio per questo occorre eliminarla definitivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passato di Yulia è torbido e non è difficile per Viktor F. trovare di che accusarla. L’accusa di omicidio può essere sufficiente per toglierla di mezzo una volta per tutte. All’inizio della sua carriera, insieme all’amico Pavlo, Yulia sarebbe stata la mandante dell’assassinio di Yevhen, ricchissimo uomo d’affari ucciso con la moglie sul proprio jet privato. Come continuerà la storia? Riuscirà Yulia a provare la sua innocenza? E Viktor F. riuscirà ad uscire dal vicolo cieco? Come si muoveranno Vlad, José e Barack? Diventeranno amici di Viktor F., punteranno su Yulia o staranno semplicemente a guardare come andrà a finire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I personaggi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella parte della bella Yulia: Yulia Timoschenko&lt;br /&gt;Nella parte del grande e grosso Viktor. F. J.: Viktor Fedorovyc Janukovyc&lt;br /&gt;Nella parte del colorato Viktor A. J.: Viktor Andrijovyc Juscenko&lt;br /&gt;Nella parte del malvagio Vlad: Vladimir Putin&lt;br /&gt;Nella parte dell’amico omicida Pavlo: Pavlo Lazarenko&lt;br /&gt;Nella parte del gran manovratore Dmitri: Dmitri Firtash&lt;br /&gt;Nella parte del povero Yevhen: Yevhen Shcherban&lt;br /&gt;Nella parte del cowboy George: George W. Bush&lt;br /&gt;Nella parte dello speranzoso Barack: Barack Obama&lt;br /&gt;Nella parte del guardingo lusitano José: José Manuel Durao Barroso&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Yulia%2C+telenovela+energetica&amp;amp;idSezione=30704"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-1576326751383972340?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/1576326751383972340/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/11/yulia-telenovela-energetica-yulia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1576326751383972340'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1576326751383972340'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/11/yulia-telenovela-energetica-yulia.html' title='YULIA, TELENOVELA ENERGETICA. (Yulia, energetic soap opera)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-NJ9pBh59YlI/TrQM9PKRqeI/AAAAAAAABn4/_bTccBxCYEw/s72-c/yulia-tymoshenko2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-4625758622194262512</id><published>2011-10-12T13:24:00.002+02:00</published><updated>2011-10-12T13:29:59.871+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>L'Idraulico Polacco. (The Polish Plumber)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-LETXg_Y2tmw/TpV6KD84J0I/AAAAAAAABms/2PIJd3cckxo/s1600/recorte.php"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 275px; height: 275px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-LETXg_Y2tmw/TpV6KD84J0I/AAAAAAAABms/2PIJd3cckxo/s320/recorte.php" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5662566419766191938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ai tempi dell'allargamento dell'Unione Europea ai paesi dell'Europa centro-orientale, anno 2004, non si aveva più paura dell'Uomo Nero. Una figura ben più terribile funestava i sogni di grandi e piccini. Le mamme e i papà dell'Europa occidentale non controllavano dentro l'armadio della cameretta o sotto il letto, ma piuttosto verificavano scarichi e tubature prima di dare la buonanotte ai loro figli. Il pericolo era infatti rappresentato dal famigerato Idraulico Polacco.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Figura minacciosa, avida di lavoro, l'Idraulico Polacco ama i salari particolarmente bassi. Si narra che tempo fa un mio vicino di casa ne abbia avvistato uno. Mi ritengo fortunato. Io, personalmente, non ne ho mai incontrati per le vie di Reggio. Il mio idraulico è rumeno e, devo ammetterlo, fa certamente meno paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In pochi nel 2004 avrebbero scommesso che la Polonia potesse diventare in breve tempo la locomotiva dell'Europa, l'unico paese dell'Unione a non essere entrato di fatto in recessione. Una crescita stabile del PIL al 4% ed una crescita costante dei consumi (4%) e degli investimenti (6%) sono dati che confermano oggi la dinamicità e la vivacità dell'economia bianco-rossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a capo della locomotiva ancora una volta il liberale Donald Tusk, leader del partito Piattaforma Civica che, aggiudicandosi le elezioni di domenica scorsa, è entrato nella storia come primo Primo Ministro della Polonia a governare per più di un mandato dalla fine del comunismo. Quasi scontata la riconferma. Oltre gli ottimi risultati economici, con il superamento della crisi del 2008 e dell'attuale crisi dei debiti sovrani, dalla sua parte erano anche gli ottimi risultati in politica estera, con l'abbattimento delle tensioni con i poderosi vicini russi e tedeschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Tusk ho in mente la "discesa in campo" (utilizzo volutamente una terminologia berlusconiana) del 2005. Già parlamentare dal 2001, in quell'anno lo studioso di storia regalato alla politica decise di sfidare alla presidenza della Polonia l'altro astro nascente del panorama polacco, il sindaco di Varsavia Lech Kaczynski. Per la cronaca Tusk perse al secondo turno, ma di fatto gettò le basi per il suo futuro successo da Primo Ministro. Soprattutto però gettò le basi di un nuovo modo di fare politica in Polonia, molto più americano o, come direbbe lui stesso, molto più reaganiano. Convention, palloncini, bandierine, tv, cartelloni e manifesti, tanti manifesti. Così tanti manifesti da far invidia a un Motti. Non ricordo una sola città, un solo paesino dove fosse assente la gigantografia un po' orwelliana di un Tusk dai tratti casciubi pesantemente ritoccati dal fondotinta e da Photoshop.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un paese dove la parola "progresso" detiene un'accezione particolarmente negativa (molto meglio i termini "libertà" o "tradizione"), la principale sfidante del centro-destra comandato da Tusk è stata ancora una volta l'estrema destra di ciò che resta dei Kaczynski. Dunque niente "effetto Smolensk": Jaroslaw ed il suo partito Diritto e Giustizia si sono posizionati secondi al 30%, distaccati di nove lunghezze dalla Piattaforma Civica tuskiana. Un risultato comunque buono, visti i recenti sondaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile stabilire se e come abbia influito la "gnocca strategy" adottata da Jaroslaw Kaczynski in campagna elettorale. Come ha spiegato Sylwia Lugowska, candidata di Diritto e Giustizia scelta non certo per la laurea in pedagogia che sbandiera ad ogni intervista, "si è voluto rompere con il vecchio stereotipo che vede Jaroslaw circondato solo da vecchi funzionari". E in effetti la Sylwia ha ragione: precisiamo infatti che oltre che da conigliette un po' più incazzose del solito, il buon Jaroslaw è circondato soprattutto dalla madre, con la quale pare viva ancora. Ogni scarrafone è bell' a mamm' soja.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il bamboccione versione polish non è stato l'unico a rompere con i vecchi stereotipi. La figura di Janusz Palikot, terzo classificato con il 10% ottenuto dal suo Movimento Palikot, merita un'attenzione speciale. Non solo per l'impressionante mole di voti ottenuta da parte di un partito che fino a ieri non esisteva, ma soprattutto perché Palikot rappresenta un concentrato di tutto ciò che fa irritare e sdegnare il polacco medio. Sì all'aborto, sì alle unioni omosessuali, sì alle droghe leggere, no alla Chiesa. Questo, in linea di massima, il suo programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lettore avrà già intuito come il personaggio sia parecchio strano. Miliardario attivo nel settore superalcolici, Palikot un bel giorno decide di abbandonare il lavoro e di dedicarsi alla politica, scegliendo come sponda quella ultra conservatrice. Poi, dall'interno di Piattaforma Civica, il scivolamento verso posizioni sempre più provocatorie, fino ad arrivare alla celeberrima conferenza stampa di Lublino dove, per denunciare uno stupro da parte della polizia locale, Palikot si presenta davanti ai giornalisti munito di una pistola e di un fallo (non in senso calcistico).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già mi raffiguravo il fondotinta di Tusk colare dalla tensione nel vedere la percentuale del Movimento Palikot salire inarrestabile. V'immaginate affidare la stabilità dell'esecutivo ad un soggetto del genere? Poi, finalmente, la sudorazione deve essere cessata. L'8% del Partito dei Contadini, la classica formazione alleata di chiunque, deve aver fatto tornare il sorriso a Donald il Casciubo. Ecco l'alleato ideale! Quello di ieri. Non urla, non schiamazza, non ha idee malsane e permette una certa stabilità, anche se solo con 4 seggi di vantaggio alla Camera Bassa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Polonia, presidente di turno dell'Unione, sceglie dunque la continuità. Squadra che vince non si cambia. Ed economicamente, almeno sino ad oggi, la Rzeczpospolita sembra davvero vincere. A Varsavia c'è già chi inizia a temere l'Idraulico Italiano.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=L%27Idraulico+Polacco&amp;amp;idSezione=29927"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-4625758622194262512?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/4625758622194262512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/10/lidraulico-polacco-polish-plumber.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4625758622194262512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4625758622194262512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/10/lidraulico-polacco-polish-plumber.html' title='L&apos;Idraulico Polacco. (The Polish Plumber)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-LETXg_Y2tmw/TpV6KD84J0I/AAAAAAAABms/2PIJd3cckxo/s72-c/recorte.php' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-5395885474755945647</id><published>2011-10-06T18:09:00.005+02:00</published><updated>2011-10-06T22:22:32.446+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>La proprietà commutativa russa. (Russian commutative property)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Uf6EbkfXJ-g/To4N8Z6CzcI/AAAAAAAABmk/7PetMkOnftc/s1600/putin_medvedev.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 209px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-Uf6EbkfXJ-g/To4N8Z6CzcI/AAAAAAAABmk/7PetMkOnftc/s320/putin_medvedev.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5660477113048944066" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci può venire in aiuto la matematica: un'operazione binaria gode della proprietà commutativa se, in un determinato insieme S, per ogni x e y appartenente ad S, x*y è uguale a y*x. In sostanza, la proprietà risulta valida se cambiando l'ordine degli operandi il risultato finale non varia. La nostra legenda potrebbe quindi essere la seguente: S starebbe per il sistema politico russo, x per Vladimir Putin, y per Dmitri Medvedev.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Putin Medvedev, Medvedev Putin, metteteli un po' come volete. L'uno sceglie l'altro, l'altro ringrazia e sceglie il primo. Proprio com'è accaduto lo scorso 23 settembre al faraonico congresso di Russia Unita, il partitone politico che racchiude entrambi: il presidente Medvedev ha "chiesto" a Putin di ritornare al Cremlino e questi, "sbalordito" e "onorato", ha accettato, lasciando il timone (o meglio, il baraccone) di Russia Unita a Dmitri che presumibilmente diventerà così il prossimo primo ministro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una semplice inversione di ruoli e voilà, la "democrazia controllata" è servita. Democrazia alla russa. "Non democrazia" si direbbe con un certo sentimento di superiorità spostandosi verso ovest. Ma attenzione attenzione. Pare che nella Grande Madre Russia non importi un granché delle limitazioni dei diritti civili e delle libertà democratiche. Almeno questo è quanto emerge da un recente sondaggio del Levada Center. Impoverimento, inflazione e disoccupazione sono invece le fonti di maggior preoccupazione per l'uomo russo della strada. Chiamatelo pragmatismo, cinismo, sfiducia nelle istituzioni democratiche, chiamatelo come volete ma resta un dato acquisito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assodato il fatto che quando ti ritrovi in un supermercato di Nizhny Novgorod davanti al prezzo stellare del pane nero il tuo ultimo pensiero va a Boris Nemtsov, a Mikhail Khodorkovsky e a tutti i tycoon liberali o pseudo tali che certo non hanno tratto giovamento dal putinismo, resta da capire una cosa fondamentale: è realmente possibile parlare di proprietà commutativa? È vero che, Putin o Medvedev, il risultato non cambia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di primo acchito la risposta sarebbe sì. Lo si è visto durante questi anni di presidenza Medvedev. Le istanze liberaleggianti delle quali sembrava farsi portavoce il rampante Dmitri sono pian piano cadute nel dimenticatoio. L'enfasi posta sul tema dei diritti si è rivelata, com'era facilmente intuibile, perlopiù cosmetica. La continuità con la presidenza Putin è stata praticamente perfetta e ispirata a un unico, preciso, grande obiettivo: continuare a far capire al mondo intero che "la Russia è tornata". In breve, Dmitri e l'Alpha Dog Vladimir non hanno fatto altro che mettere in scena il classico gioco psicologico del Good Cop-Bad Cop, con Medvedev nella parte della faccia pulita che tende la mano e Putin nel ruolo del duro che non teme lo scontro frontale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c'è di più. Come dimenticare infatti che Medvedev è egli stesso una creatura di Putin. Qualcosa di diverso da un semplice delfino. Un espediente per aggirare il vincolo costituzionale dei due mandati e restare in sella facendosi apparentemente da parte per un breve periodo. Lo scorso 23 settembre il cerchio si è chiuso. Con un mandato presidenziale allungato oggi a 6 anni, l'agente Vladimir (per citare un anonimo lettore) potrà tirar dritto fino al 2024. Ecco perché in realtà non ha senso parlare di commutatività: politicamente, non è mai esistita alcuna y.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=La%20propriet%E0%20commutativa%20russa&amp;amp;idSezione=29693"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-5395885474755945647?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/5395885474755945647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/10/la-proprieta-commutativa-russa-russian.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5395885474755945647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5395885474755945647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/10/la-proprieta-commutativa-russa-russian.html' title='La proprietà commutativa russa. (Russian commutative property)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Uf6EbkfXJ-g/To4N8Z6CzcI/AAAAAAAABmk/7PetMkOnftc/s72-c/putin_medvedev.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-4341783115321798473</id><published>2011-09-23T22:47:00.002+02:00</published><updated>2011-09-23T22:52:20.058+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svizzera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>Una guerra nell'Ue. (A war in the Eu)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-bozfuqC6uT0/TnzxYhl7SuI/AAAAAAAABmU/S-vV_G6w30Q/s1600/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 228px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-bozfuqC6uT0/TnzxYhl7SuI/AAAAAAAABmU/S-vV_G6w30Q/s320/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5655660635707099874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I più scaramantici (categoria alla quale non appartengo) si saranno già toccati le parti basse. Tasse, inflazione, disoccupazione, moralità pubblica ai minimi storici e declassamenti vari. Ci mancava solo una guerra... Credo che Jan Vincent Rostowski, ministro delle finanze della Polonia, paese attualmente presidente di turno dell'Ue, non volesse vestire i panni dell'uccellaccio del malaugurio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Prefigurando la possibilità di un conflitto europeo nei prossimi dieci anni, qualora non venisse trovata in tempi brevi una soluzione "europea" alla crisi di Eurolandia, Rostowski ha semplicemente voluto tirare l'acqua al suo mulino. Interpretando le sue parole è come se il ministro delle finanze avesse affermato: "Lasciate da parte l'euroscetticismo alla Kaczynski, così come le riserve dell'Sld e di tutti gli altri (pochi) sinistroidi polacchi. L'unica ricetta possibile è quella del "più Europa", cioè quella del mio partito (Po). Mi raccomando, considerate che la posta in palio è altissima: c'è il rischio di una guerra".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sa, oltre che simpatici i polacchi sono spesso coloriti e d'effetto nel linguaggio. Tanto per intenderci, da quelle parti il futuro gasdotto tedesco-russo North Stream è già noto come "gasdotto Ribbentrop-Molotov". È vero, la storia di un popolo ne plasma la coscienza. Spartizioni, invasioni, ribellioni, occupazioni, rivolte, liberazioni. Tutto in Polonia parla di conflitto. E anche l'Unione Europea, a Varsavia, viene interpretata in questi termini: qualcosa di simile a una potenza occupante nell'ottica euroscettica, un'ancora di salvezza per tenere a bada sempre minacciosi vicini nell'ottica europeista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma fuori dai confini della Rzeczpospolita la faccenda è diversa. Andare a Strasburgo, proprio sul confine franco-tedesco, e agitare lo spettro di un conflitto europeo equivale al rompere un tabù. Perché, se è vero che specialmente a livello accademico-intellettuale si ricorda a ogni buona occasione auto-incensatoria la pace raggiunta (anche) tramite l'integrazione europea, dall'altro lato il parlare di guerra nell'Ue è diventato non solo fuori moda ma addirittura inopportuno, essendo vissuto come critica all'intoccabile e irreversibile costruzione comunitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho notato un'analogia tra il discorso di Rostowski al Parlamento Europeo e un ragionamento che Paul Krugman esponeva qualche settimana fa. Il premio Nobel si esprimeva all'incirca così: "Se scoprissimo che gli alieni stessero architettando un attacco alla Terra e, dovendoci preparare, l'inflazione e i passivi di bilancio passassero in secondo piano, la fase negativa terminerebbe in diciotto mesi; se poi scoprissimo anche che non esistono gli alieni, sarebbe ancora meglio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse dunque che l'intervento di Rostowski andasse anche in questa direzione? Probabile. Personalmente non condivido il ragionamento di Krugman: nella war on terror di bushiana memoria non vi era (e non vi è) qualcosa di simile? E guardate dove sono gli Stati Uniti oggi. Rostowski questo non lo considera. Anche perché, come ha affermato (scherzando?!) a Strasburgo, visti i venti di guerra nell'Ue lui stesso starebbe preparando una green card per gli Usa per i suoi figli. Un consiglio spassionato? Cambi meta per la prole. Scelga la più vicina Svizzera. Di solito, in questi casi, pare offrire migliori garanzie.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Una+guerra+nell%27Ue&amp;amp;idSezione=29279"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-4341783115321798473?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/4341783115321798473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/09/una-guerra-nellue-war-in-eu.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4341783115321798473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4341783115321798473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/09/una-guerra-nellue-war-in-eu.html' title='Una guerra nell&apos;Ue. (A war in the Eu)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-bozfuqC6uT0/TnzxYhl7SuI/AAAAAAAABmU/S-vV_G6w30Q/s72-c/aaaaaaaaaaaaaaa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-31013322486827746</id><published>2011-09-08T17:02:00.002+02:00</published><updated>2011-09-08T17:12:47.155+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><title type='text'>Femen-iste. (Femen-ists)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-IjV9By49kgo/TmjbLX3Vr5I/AAAAAAAABmM/NQgKJWMLRHM/s1600/images.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 275px; height: 183px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-IjV9By49kgo/TmjbLX3Vr5I/AAAAAAAABmM/NQgKJWMLRHM/s320/images.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5650006720967454610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Pare che da un po' di tempo in Ucraina vada di moda protestare togliendosi il reggiseno. Qualsiasi tematica sembrerebbe buona per lasciare cadere la brassiére: il nucleare, la prostituzione, la scarsità di acqua calda, i campionati europei del prossimo anno, la politica estera, il Presidente della Repubblica, il Primo Ministro, il sistema sanitario e così via.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Sia ben chiaro: si tratta di argomenti per i quali un forte interesse e, nel caso, una decisa mobilitazione sarebbero sempre auspicabili quali segni di vitalità democratica. Detto questo, chi scrive ritiene che denudarsi in piazza per protestare contro il mercato del sesso e la dignità della donna abbia un che di ossimorico. In altre parole, sarebbe come andare a manifestare contro l'inizio della stagione venatoria avvolti in indumenti di visone ed ermellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma di tutto ciò le balde giovani di Femen e la loro leader Anna Hutsol non si curano più di tanto. Hanno capito benissimo come sta girando il mondo: tutto passa dal mezzo, dallo strumento utilizzato. È dura da ammettere ma anch'io, parlandone ora, sono caduto nella trappola. Hanno vinto loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è che è assolutamente evidente come, pur di essere ascoltate da un microfono, riprese da una telecamera, arrestate in pubblico da un impacciato poliziotto, le focose attiviste accettino di diventare loro stesse merce. È alquanto paradossale finanziare la lotta allo sfruttamento sessuale andando ad acquistare le magliette di Femen, le quali recano due grossi seni stampati davanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto nell'instabile Ucraina, al di là di questo folkloristico attivismo che tra l'altro sta prendendo piede anche nella vicina Polonia, i problemi legati al genere permangono. Le preoccupazioni delle disinvolte "Femen-iste" hanno un fondamento. Con gli Europei di calcio in arrivo e in un contesto dove ormai paiono evidenti alcuni trend socio-economici ben precisi, l'Ucraina rischia realmente di trasformarsi in un "bordello a cielo aperto", per citare testualmente uno slogan femen-ino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla causa non sono evidentemente d'aiuto né il presidente Janukovic, il quale se ne uscì tempo fa con la frase "venite a vedere la primavera ucraina, quando i castagni sono in fiore e le ragazze iniziano a spogliarsi", né il Primo Ministro Azarov che ha detto che "nel mio governo non ci sono donne perché abbiamo bisogno di gente responsabile che lavori anche nel week-end e che sappia dire di no". Per la cronaca, all'episodio Femen replicò proclamando uno "sciopero del sesso" da parte di tutte le donne ucraine. Fu guerra di cifre con le questure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passando ancora dal sesso alla politica giova precisare questo: nel mirino dell'accoppiata esecutiva di Kiev vi è sempre essenzialmente lei, la pasionaria Yulia, musa ispiratrice delle Femen-iste e attualmente dietro le sbarre per aver insultato durante un'udienza del processo che la vede imputata per corruzione sia il giudice presente in aula sia il Primo Ministro Azarov.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il posto di una donna è in cucina", aveva tuonato Janukovic proprio contro la Timoshenko nella campagna elettorale del 2010. Sì, in Ucraina sembrerebbe trionfare il machismo. Il fatto è che a denunciarlo con il reggiseno allacciato si perde un po' di sharing ma si acquista in credibilità.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Femen-iste&amp;amp;idSezione=28717"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-31013322486827746?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/31013322486827746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/09/femen-iste-femen-ists.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/31013322486827746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/31013322486827746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/09/femen-iste-femen-ists.html' title='Femen-iste. (Femen-ists)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-IjV9By49kgo/TmjbLX3Vr5I/AAAAAAAABmM/NQgKJWMLRHM/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6181365999305117309</id><published>2011-08-16T10:44:00.003+02:00</published><updated>2011-08-16T10:52:46.235+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Olanda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>LA RUSSIA TRA I POLDER. (Russia in the polders)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-xJ7MeiGvrCw/TkovjoVIWUI/AAAAAAAABl0/JywnXBEJke0/s1600/Kinderdijk%2Bwindmills4.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-xJ7MeiGvrCw/TkovjoVIWUI/AAAAAAAABl0/JywnXBEJke0/s320/Kinderdijk%2Bwindmills4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5641373772402940226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lasciato alle spalle il porto militare di Den Helder ed approssimandosi alla poderosa Afsluitdijk si entra nel bel mezzo dell’Anna Paulownapolder. Anna Paulowna, un nome certamente curioso per una località del Noord-Holland.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;L’ambiente circostante lascia trasparire ad ogni angolo un messaggio piuttosto chiaro: l’uomo domina, o meglio cerca di dominare, il creato. Sicuramente con rispetto, il mare infatti fa sempre paura (anche la tradizione ebraica lo insegna), ma altrettanto sicuramente con decisione e vigore. Ecco allora dighe enormi, canali ovunque, coltivazioni intensive in ogni dove, serre a perdita d’occhio ed innumerevoli mulini a vento, i quali alternandosi con maestosi e modernissimi campi eolici ci dicono che, a distanza di secoli, almeno da queste parti lo sforzo dell’uomo è in definitiva sempre lo stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo lontani migliaia di chilometri dalle frontiere dell’Europa orientale e, ad una prima impressione, migliaia di anni luce dalla cultura e dalle tradizioni della Russia. Qui, da qualche secolo, è l’etica calvinista a farla da padrone. Non siamo nella Dutch Bible Belt, ma anche in quest’area si comprende bene come l’Olanda sia probabilmente il paese più occidentale dell’Occidente. Non la Gran Bretagna, non gli Stati Uniti. Guardando alla religione, all’etica, ai valori, alla politica, all’economia, alla società, la risposta è univoca: i Paesi Bassi costituiscono il paradigma stesso del “modello occidentale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo a mente questa piccola ma fondamentale considerazione rispondiamo alla semplice domanda: perché il nome Anna Paulowna attribuito ad un piccolo paesino dell’Olanda del nord? Un qualsiasi libro di storia (o Wikipedia per chi non volesse alzare il fondoschiena dalla sedia ed arrivare alla libreria) ci direbbe che Anna Pavlovna Romanova fu, udite udite, regina dei Paesi Bassi in quanto consorte del re Guglielmo II. Il polder in questione, nella regione del Noord-Holland, venne prosciugato definitivamente nel 1846, proprio durante il regno della sesta figlia dello zar Paolo I.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque esiste storicamente un filo diretto molto forte tra questi due mondi agli antipodi, tra la talassocrazia olandese e la padrona assoluta dell’heartland, la Russia in tutte le sue forme storiche. Ovviamente, questo link regale non è il solo collegamento esistente. Facciamo un salto indietro al dicembre 1716, quando alla porta di Christoffel Brants, un piccolo mercante di Amsterdam che aveva vissuto per qualche anno in Russia, bussò un ospite inatteso: Pietro il Grande. L’eccentrico zar si era recato in Olanda in incognito e senza preavviso. Per giunta non era neppure la prima volta che ciò accadeva. Gerrit Kist di Zaandam aveva ormai fatto l’abitudine alle frequenti incursioni zariste, tutte volte al carpire i segreti della costruzione navale olandese e tutte puntualmente terminate in colossali sbronze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano anni di grande intensità nelle relazioni russo-olandesi, anni nei quali Nicolaas Witsen, ingegnere navale esperto di Russia ed autore del celeberrimo Noord en Oost Tartarye, fu per ben tredici volte sindaco di Amsterdam. Tuttavia era anche un’epoca di crisi e di declino. Le guerre contro l’Inghilterra affossarono definitivamente l’Età dell’Oro e solo dopo la parentesi di Luigi Bonaparte e la Costituzione Thorbecke del 1848 l’Olanda riuscì a recuperare alcuni dei fasti passati. Contemporaneamente si riattivò l’interesse russo verso i Paesi Bassi. Quando a fine Ottocento lo zar Nicola II proporrà una conferenza mondiale contro la guerra e la costituzione di una Corte Internazionale d’Arbitrato la sua scelta ricadrà sull’Aia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi all’Aia, oltre alla Corte permanente d’Arbitrato, troviamo una serie di organismi internazionali della massima rilevanza: la Corte Internazionale di Giustizia, la Corte Penale Internazionale, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Yugoslavia, solo per citare i principali. Insomma, seppur diluito (o rafforzato) dall’esistenza dell’Unione Europea, il potere internazionale dell’Olanda appare ancora molto consistente. Il fatto che l’influente ed esclusivo Club Bilderberg, quintessenza del mondialismo occidentale, abbia trovato i natali proprio nella graziosa e rinomata località olandese di Oosterbeek non è una casualità. Come non è una casualità che la sua sede attuale si trovi nella cittadina di Leiden.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, l’Olanda non sarà più una talassocrazia (il porto di Rotterdam è comunque il terzo al mondo), ma nonostante questo i rapporti di potere a livello globale passano ancora da quei Paesi così Bassi da essere in buona parte sotto il livello del mare. L’impressione è che l’attuale dirigenza russa sia ben consapevole di questo e che dietro alla facciata di relazioni per lo più culturali (si pensi all’Hermitage di Amsterdam), si celino rapporti politici molto più consistenti. Resterebbe infine da chiedersi quanto invece noi italiani, come compagni di viaggio comunitari dei nostri amici olandesi, siamo consapevoli di tutto questo.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=La+Russia+tra+i+polder&amp;amp;idSezione=28046"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6181365999305117309?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6181365999305117309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/08/la-russia-tra-i-polder-russia-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6181365999305117309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6181365999305117309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/08/la-russia-tra-i-polder-russia-in.html' title='LA RUSSIA TRA I POLDER. (Russia in the polders)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-xJ7MeiGvrCw/TkovjoVIWUI/AAAAAAAABl0/JywnXBEJke0/s72-c/Kinderdijk%2Bwindmills4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-3653340826070338177</id><published>2011-06-19T00:34:00.002+02:00</published><updated>2011-06-19T00:41:41.676+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Estonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Urss'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>WWW.ESTONIA.EE</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/--LZQyNbmQxM/Tf0pkHHbsoI/AAAAAAAABls/5PveH565kAk/s1600/0511-OSKYPE-estonia-booth_full_380.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/--LZQyNbmQxM/Tf0pkHHbsoI/AAAAAAAABls/5PveH565kAk/s320/0511-OSKYPE-estonia-booth_full_380.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619693610390499970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Era il 1992. Da pochi mesi l’Estonia aveva ritrovato l’agognata indipendenza quando veniva registrato il dominio nazionale “.ee”. All’epoca, dopo 51 anni di dominio sovietico, meno della metà degli abitanti possedeva un telefono. Passati vent’anni, il 75% della popolazione è ora connesso a internet.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Questo dato porta l’Estonia ai vertici mondiali nella diffusione del web tra la popolazione. Il piccolo paese baltico può essere considerato come il miglior esempio su scala globale di e-State. Chi parla di Estonia tante volte parla in realtà di “E-stoni@”, un paese dove nei caffè si leggono ormai solo libri elettronici, dove il parcheggio si paga con il telefonino, dove l’e-mail ha totalmente soppiantato la corrispondenza cartacea e dove pure le tasse si possono pagare attraverso il cellulare. Il centro storico di Tallin, patrimonio dell’Unesco, è una delle aree più cablate del pianeta, mentre praticamente in ogni angolo del territorio nazionale è garantita la copertura wi-fi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vi è di più. Nel caso dell’Estonia e-democracy significa letteralmente e-democracy: grazie al web i cittadini possono conoscere in tempo reale proposte di legge, mozioni, emendamenti ed esprimere i propri pareri e commenti. Inoltre, caso unico al mondo, in Estonia è possibile votare online nelle elezioni politiche, standosene dunque comodamente seduti davanti alla schermo di un pc. Durante le ultime consultazioni di marzo un elettore su quattro ha optato per questa possibilità, inserendo semplicemente nell’apposito dispositivo del computer la propria carta d’identità digitale. Una nota di colore: per la Corte Suprema estone è possibile votare via internet quante volte si vuole poiché comunque l’unico valido resterà l’ultimo voto espresso. In altre parole, è contemplato il ripensamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà si tratta di un’accortezza per tutelare maggiormente la libertà di quegli elettori che potrebbero trovarsi a dover esprime le proprie preferenze davanti a occhi indiscreti o sotto minaccia. Per costoro vi sarebbe dunque la possibilità di ripetere il proprio voto in condizioni di maggiore privacy. Ovviamente questo non è l’unico meccanismo di tutela per un sistema politico così informatizzato: un apparato speciale delle forze armate, la Cyber Task Force, è stato messo a punto per prevenire attacchi informatici a tutti gli apparati sensibili della democrazia estone, eventualità questa peraltro già verificatasi nel 2007, quando la tigre del Baltico si ritrovò al centro di una fantascientifica cyber war contro fantomatici hacker russi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da un lato giova ricordare il primo premio ottenuto dall’Estonia nella speciale classifica stilata dall’occidentalissima Freedom House in tema di libertà su internet, dall’altro lato mi preme precisare come il flirt estone con il web sia qualcosa che trascenda il piano meramente tecnologico. Dentro questa e-story c’è la voglia di indipendenza di un popolo, il suo innato amore per la libertà di pensiero, per le connessioni sociali, per il confronto, per le innovazioni. Ma c’è anche l’estro di menti geniali (sono tre giovani estoni i creatori di programmi quali Skype e KaZaA) e la lungimiranza di classi dirigenti che hanno deciso di affidare il futuro del proprio paese allo sviluppo del web.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli attacchi informatici del 2007 non hanno creato nessuna onda emotiva nella popolazione estone, nessun effetto “marcia indietro”. L’Estonia non si è sentita più vulnerabile di quanto già non avesse potuto sentirsi prima. In fondo, in un mondo così globalizzato, chi non è vulnerabile? La fiducia nella classe politica, intesa in senso lato, è rimasta immutata e, con essa, è rimasta immutata la fiducia nelle sue scelte strategiche di lungo periodo. In fondo è di questo che si deve nutrire una società informatizzata: di fiducia, e dunque, di relazioni umane, intense, concrete, positive, chiare. Relazioni la cui trasparenza viene senza dubbio alimentata, a sua volta, da uno strumento quale internet. Prende così vita un circolo virtuoso altamente benefico per l’intera comunità democratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preferirei invitare Stracquadanio a fare una capatina in Estonia, &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Noreena&amp;amp;idSezione=26120"&gt;piuttosto che a Reggio&lt;/a&gt;. Sarebbe una gita altamente educativa, per lui ma anche per buona parte della nostra deprimente classe politica . Con un’unica avvertenza per il viaggio: l’onorevole scelga con cura i propri compagni di escursione. Fossi in lui escluderei i bunga-bunga addicted. Si narra che in Estonia le ragazze siano parecchio ‘bbone. Non sia mai che la gita didattica prenda una piega che di pedagogico avrebbe ben poco.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com//Sezione.jsp?titolo=www.Estonia.ee&amp;amp;idSezione=26232"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-3653340826070338177?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/3653340826070338177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/06/wwwestoniaee.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3653340826070338177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3653340826070338177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/06/wwwestoniaee.html' title='WWW.ESTONIA.EE'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--LZQyNbmQxM/Tf0pkHHbsoI/AAAAAAAABls/5PveH565kAk/s72-c/0511-OSKYPE-estonia-booth_full_380.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7268811165116714235</id><published>2011-06-03T13:53:00.005+02:00</published><updated>2011-06-03T14:00:59.747+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Estonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Norvegia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Danimarca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finlandia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svezia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>BALTIC STORM</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-TSfqNeNYGNk/TejMFLNYvYI/AAAAAAAABlM/g-rHiljR8Xo/s1600/Mseesti.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 281px; height: 198px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-TSfqNeNYGNk/TejMFLNYvYI/AAAAAAAABlM/g-rHiljR8Xo/s320/Mseesti.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613961324797672834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;È da poco passata la mezzanotte. Sul traghetto “MS Estonia”, gloria di questa rinata nazione che da poco ha ritrovato l’indipendenza, tutto scorre come al solito. C’è chi si è ritirato da un pezzo nella propria cabina a dormire, chi sorseggia ancora qualche liquore scandinavo al bancone del bar, chi continua imperterrito a cantare i successi degli A-ha sulle basi del karaoke.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Nella stanza di comando il capitano ed i suoi collaboratori sono piuttosto preoccupati. Con le sue oltre 15mila tonnellate di stazza il traghetto non ha certo la maneggevolezza di un’utilitaria e, viste le condizioni burrascose del Baltico, l’MS Estonia appare sempre più simile ad una bottiglia in balìa delle correnti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’improvviso accade l’inimmaginabile: il portellone di prua, da dove vengono imbarcate le auto, cede. La gelida acqua del Mar Baltico inizia ed entrare dall’impressionante squarcio che si è creato. È l’inizio della fine: in pochi minuti l’MS Estonia perde stabilità e s’inclina fino ad affondare completamente, portando con sé 852 persone che non raggiungeranno mai il porto di Stoccolma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu così che, al largo dell’isola di Uto, la notte tra il 27 ed il 28 settembre 1994 si consumò la più grande tragedia navale europea dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Furono solo 137 le persone salvate dai soccorsi colpevolmente in ritardo. Ma questo non è l’unico aspetto che accende i dubbi su quanto sia realmente accaduto in quella tempestosa notte al centro del Baltico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sistema di segnalazione SOS che risultava misteriosamente difettoso in tutta l’area geografica circostante; un esercitazione navale NATO (Cooperative Venture 94) iniziata poco prima in acque norvegesi con l’obiettivo di simulare proprio il salvataggio di imbarcazioni in difficoltà; un esercitazione antiterrorismo alla quale fu interessato il traghetto MS Estonia poche ore prima di partire dal porto di Tallin; la decisione delle autorità dei paesi interessati dalla tragedia di coprire con un sarcofago di ghiaia e cemento il relitto, giudicando le operazioni di recupero troppo costose e difficili (nonostante vi fossero state offerte di aiuto, per esempio da parte norvegese, sensibilmente meno costose); il misterioso trattato internazionale, The Estonia Agreement 1995, secondo il quale Svezia, Estonia, Finlandia, Lettonia, Polonia, Danimarca, Russia, e Gran Bretagna si sarebbero impegnate a tenersi alla larga dal luogo del disastro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine il mistero dei misteri: il carico. Chi o cosa trasportava realmente l’Estonia? Cosa viaggiava insieme agli ignari passeggeri? Le ipotesi sono diverse, alcune più plausibili di altre, ma tutte emerse in inchieste ed indagini parallele e non ufficiali. C’è chi parla di centinaia di immigrati clandestini provenienti dal Kurdistan, che si andrebbero dunque ad aggiungere alle vittime della tragedia. Altri parlano di tecnologie spaziali sovietiche svendute illegalmente all’Occidente. Altri ancora raccontano della presenza a bordo di un carico di cobalto, osmio radioattivo ed uranio, fatto questo che spiegherebbe la volontà di costruire il più in fretta possibile un “sarcofago” (vi ricordate Cernobyl?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ottica delle ipotesi alternative alla spiegazione ufficiale (guasto strutturale), quella del carico è una questione di primaria importanza. Proprio il tentativo di sbarazzarsene, dopo la notizia che la dogana svedese era stata avvertita della reale natura del trasporto, avrebbe determinato l’ingresso di acqua nella stiva, causando l’affondamento del traghetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uranio, osmio radioattivo, cobalto, apparecchiature aerospaziali e, ovviamente, droga. Tanta droga. Eroina, cocaina, anfetamine, sostanze che quotidianamente venivano imbarcate illegalmente nel porto di Tallin. Destinazione: Scandinavia ed Europa occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora che la tragedia del traghetto Estonia avrebbe potuto rivelare al mondo il ruolo di pivot dei traffici illegali internazionali di questa giovane repubblica baltica. La cocaina proveniente dall’America Latina, grazie agli accordi diretti tra narcos e dealer estoni. Le anfetamine importate dalla Lettonia, dalla Polonia e dai Paesi Bassi. L’eroina proveniente dal Caucaso e dall’Asia Centrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dubbio negli anni ’90 l’Estonia ha rappresentato uno dei principali gate per le più svariate sostanze stupefacenti. D’altra parte la geografia ha sempre fatto della vivace repubblica un luogo di transito: 1 milione e mezzo di abitanti, a fronte di circa 10 milioni di persone che attraversavano annualmente i suoi confini. E, come è risaputo, è proprio nelle aree di passaggio dei grandi flussi che vanno ricercati i perni del trafficking, sia esso di esseri umani o di sostanze proibite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia oggi la geopolitica è cambiata. L’Estonia è un avamposto dell’Unione Europea e, dal punto di vista dei traffici illegali, ha nettamente perso il proprio peso specifico. Sono altre le aree politiche instabili e fumose nelle quali i commerci illeciti possono trovare un humus più adeguato. Ciò non toglie che, soprattutto per la Scandinavia, la Repubblica d’Estonia continui ad essere la principale porta d’accesso del trafficking. In altre parole, Stieg Larsson resta assolutamente attuale.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-H6NW0qxqIgE/TejMKQ6vjoI/AAAAAAAABlU/Lv0mCE4dDDM/s1600/12371.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-H6NW0qxqIgE/TejMKQ6vjoI/AAAAAAAABlU/Lv0mCE4dDDM/s320/12371.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5613961412229435010" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://drugstan.wordpress.com/2011/05/30/baltic-storm/#more-143"&gt;Drugstan&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7268811165116714235?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7268811165116714235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/06/baltic-storm.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7268811165116714235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7268811165116714235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/06/baltic-storm.html' title='BALTIC STORM'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-TSfqNeNYGNk/TejMFLNYvYI/AAAAAAAABlM/g-rHiljR8Xo/s72-c/Mseesti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7433814991318058724</id><published>2011-05-20T17:56:00.003+02:00</published><updated>2011-05-20T18:05:05.181+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svizzera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kosovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>DSK - Trappola al miele. (Honey trap)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Ey74RWEnR7Y/TdaRIMb0FdI/AAAAAAAABlA/Tv4QxtpNCjI/s1600/Katya%2BGarasimova%2Bgomma.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Ey74RWEnR7Y/TdaRIMb0FdI/AAAAAAAABlA/Tv4QxtpNCjI/s320/Katya%2BGarasimova%2Bgomma.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5608829955899397586" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;È piuttosto evidente come il baccanalico Dominique Strauss-Kahn sia  caduto nella classica “trappola al miele”. Essendo l’accoppiata  sesso-potere un connubio sempre in voga si tratta del metodo più  semplice, usato da taluni poteri forti, per togliere di mezzo pericolosi  oppositori o vecchi amici divenuti d’intralcio per i più svariati  motivi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Del fatto che DSK sia semplicemente stato il Winnie Pooh di turno sono convinti i principali analisti e media russi. È questa &lt;a target="_blank" href="http://en.rian.ru/analysis/20110516/164058770.html"&gt;l'opinione di Andrei Fedyashin&lt;/a&gt;,  commentatore politico di Ria Novosti, così come di Boris Volkhonsky,  professore dell’Istituto russo di Studi Strategici. La stessa emittente  Russia Today è addirittura arrivata a scomodare Paul Craig Roberts,  consigliere economico dell’ex presidente Reagan, per avvalorare la tesi  del complotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, nonostante Strauss-Kahn non fosse proprio pappa e ciccia con la  Federazione russa (tant’è vero che all’epoca della sua nomina il  Cremlino aveva contrapposto un proprio candidato, tale Josef Tosovsky),  in pochi a Mosca si bevono la versione ufficiale fornita dalla cameriera  dell’hotel Sofitel. Perché? I motivi sono essenzialmente due: il primo è  che in Russia è ancora viva la memoria di una vicenda, “l’affare  Skuratov”, poco nota al di fuori dei confini della Federazione. Il  secondo motivo è che le trappole al miele sono ampiamente usate  nell’arena politica russa dei giorni nostri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma andiamo con ordine. Prima domanda: chi è Yuri Skuratov? Avvocato e  politico, Skuratov divenne procuratore generale della Federazione russa  nel 1995. La sua carriera procedette senza particolare intoppi fino al  1999, quando improvvisamente cadde politicamente (e umanamente) in  disgrazia. Cosa successe in quell’anno?  Semplicemente, nel corso delle  sue indagini, Skuratov s’imbatté in due nomi: Fimaco e Mabetex.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima era una società dell’isola di Jersey che, nella tesi di  Skuratov, da anni fungeva da ricettacolo per i fondi neri  dell’oligarchia russa. La seconda società invece aveva sede a Lugano e  all’epoca era guidata da Behgjet Pacolli, imprenditore kosovaro (ed ex  marito di Anna Oxa) divenuto per qualche settimana del 2011 addirittura  presidente del proprio paese natale. L’accusa di Skuratov era che tutta  la “famiglia” di Eltsin, partendo dalle figlie Tatyana e Yelena fino ad  arrivare ai familiari del capo dell’amministrazione del Cremlino Pavel  Borodin, si fosse arricchita illegalmente attraverso favori concessi a  Pacolli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco importa che quella fosse anche la tesi delle magistrature di Lugano  e Trento. Ormai un video che ritraeva, peraltro in modo non  inequivocabile, Yuri Skuratov in compagnia di due prostitute legate a  noti personaggi della malavita russa aveva già fatto il giro delle tv  della Federazione. Alle accuse morali Eltsin aggiunse l’abuso di potere.  Così, non senza difficoltà a causa dell’opposizione in parlamento, il  presidente uscente e il delfino Putin liquidarono definitivamente  l’impiccione Skuratov.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strano a dirsi, ma anche ai delfini piace fare scherzetti col miele. Ne  approfitto allora per dare un avviso a tutti coloro che non amano  particolarmente Putin e che hanno intenzione di recarsi a Gazpromland:  nel caso apparteniate alla specie umana DSK e veniate adescati da  un’avvenente fanciulla mora che afferma di voler passare qualche dolce  momento in vostra compagnia, prima d’accettare chiedetele almeno la  carta d’identità. Sì, lo so, non è propriamente da galantuomini, ma ne  va del vostro futuro. Bene, se sul documento compare il nome “Katya” e  il cognome “Gerasimova” scappate a gambe levate. Salvereste, oltre a un  briciolo di dignità, anche le vostre chiappe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai non si contano più le vittime (?!) cadute nella trappola della  sirena Katya: lo scrittore satirico Viktor Shenderovich, l’esponente di  Solidarnost Eduard Limonov, il direttore dell’edizione russa di Newsweek  Mikhail Fishman, per citarne alcuni. L’unico che pare abbia seguito il  mio spassionato consiglio è un certo Iliya Yashin, attivista che dopo  aver conosciuto Katya in un social network ed essersi trovato poche ore  dopo in un hotel davanti a reggicalze di pizzo nero, champagne e  cocaina, ha pensato bene di togliere il disturbo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fiumi di miele scorrono nella Federazione russa. Ma, in fondo, il simbolo della Russia non è proprio l’orso?&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Trappole+al+miele&amp;amp;idSezione=25201"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7433814991318058724?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7433814991318058724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/05/dsk-trappola-al-miele-honey-trap.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7433814991318058724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7433814991318058724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/05/dsk-trappola-al-miele-honey-trap.html' title='DSK - Trappola al miele. (Honey trap)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Ey74RWEnR7Y/TdaRIMb0FdI/AAAAAAAABlA/Tv4QxtpNCjI/s72-c/Katya%2BGarasimova%2Bgomma.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-3610745437783560397</id><published>2011-04-29T16:17:00.004+02:00</published><updated>2011-04-29T16:24:28.756+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svezia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>PUTIN IL PACIFISTA. (Putin the pacifist)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-gbm47YIHCkQ/TbrJ5ZQdavI/AAAAAAAABkw/-yWxC0EZx5o/s1600/tumblr_kyzjpgTGPh1qae2odo1_500.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-gbm47YIHCkQ/TbrJ5ZQdavI/AAAAAAAABkw/-yWxC0EZx5o/s320/tumblr_kyzjpgTGPh1qae2odo1_500.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601011074458282738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;“Il successo politico nelle relazioni internazionali si misura dal numero di bombe che non vengono sganciate”. Così si è recentemente espresso sull’evoluzione della crisi libica il primo ministro russo Putin, parafrasando un’affermazione di un suo vecchio amico all’interno del Kgb.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo visto &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Wikileaks+e+l%27alpha+dog&amp;amp;idSezione=19914"&gt;l’alpha dog Vladimir&lt;/a&gt; nelle vesti di nuotatore provetto nei gelidi torrenti degli altipiani russi, nelle vesti di cacciatore di tigri nelle foreste siberiane, di pescatore di balene nelle acque artiche, di esperto pilota di formula uno e di aerei, di atletico giocatore di hockey, di cintura nera di judo. Ovviamente ogni singola maschera di Putin è stata sempre studiata a tavolino con dovizia di particolari. Attenti cameraman zoomavano proprio nel momento in cui il bicipite putiniano entrava in tensione. Tutto a uso e consumo sia della popolazione russa, sia dell’Occidente e del resto del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il messaggio che passava era chiaro: io sono un leader forte, quello che la Russia non ha avuto per troppo tempo. Il mio atletismo, il mio vigore sono l’atletismo e il vigore politico della Russia stessa. Non siamo più negli anni 90, oggi con la Russia non si scherza: la Russia è tornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Effettivamente, dopo un decennio di putinisimo, la percezione della Federazione russa nel mondo è parecchio cambiata. Certo, non è stato solo merito delle doti fisiche dell’alpha dog Vladimir. Una congiuntura energetico-economica favorevole e una più accorta politica estera hanno mandato in soffitta gli anni dei saldi di fine stagione dell’era Eltsin-Kozyrev. Tuttavia nella diplomazia internazionale le percezioni, così come la forma, sono parecchio importanti. Anzi, come direbbe qualcuno, la forma è sostanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diventa dunque estremamente interessante capire il senso della nuova maschera putiniana, quella del pacifista. Due, a mio avviso, sono i punti essenziali da considerare. Così facendo, la Russia espone all’opinione pubblica mondiale le evidenti contraddizioni della politica estera occidentale: da un lato s’invocano continuamente i diritti umani, dall’altro lato si bombarda qua e là senza farsi troppi scrupoli. È chiaro, a questo punto, che l’incoerente diplomazia occidentale (mi si passi l’approssimazione) non avrà più la stessa legittimità quando attaccherà Mosca in tema di diritti umani o di rispetto degli standard democratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È chiaro inoltre come la Russia voglia presentarsi ai vari paesi della comunità internazionale come un attore (ed un alleato) più stabile e coerente rispetto a Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Arriviamo così al secondo punto: Mosca ha tutto da guadagnare dal mantenere un freddo atteggiamento di critica nei confronti delle operazioni occidentali in Libia. Mentre premi Nobel e campioni della democrazia s’impantanano nell’ennesimo conflitto senza sbocchi (ma qualche generale occidentale ha mai letto Sun Tzu?), il Cremlino può continuare a coltivare in santa pace il proprio cortile di casa, cioè Asia Centrale, Europa orientale e, perché no, pure Scandinavia. A Obama &amp;amp; co. non basterà farsi immortalare a caccia di coyote per recuperare credibilità.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Putin%20il%20pacifista&amp;amp;idSezione=24433"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-3610745437783560397?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/3610745437783560397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/04/putin-il-pacifista-putin-pacifist.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3610745437783560397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3610745437783560397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/04/putin-il-pacifista-putin-pacifist.html' title='PUTIN IL PACIFISTA. (Putin the pacifist)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-gbm47YIHCkQ/TbrJ5ZQdavI/AAAAAAAABkw/-yWxC0EZx5o/s72-c/tumblr_kyzjpgTGPh1qae2odo1_500.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2673468984598955854</id><published>2011-04-20T13:11:00.003+02:00</published><updated>2011-04-20T13:24:05.112+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungheria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>UNGHERIA, COSTITUZIONE PASQUALE. (Hungary, Easter constitution)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-pqiTKjiSkFg/Ta7CLJ2-VHI/AAAAAAAABkI/7OrRgTeMHuI/s1600/Immagine.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 131px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-pqiTKjiSkFg/Ta7CLJ2-VHI/AAAAAAAABkI/7OrRgTeMHuI/s400/Immagine.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5597624883748951154" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A volte la vita riserva piacevoli situazioni surreali. Come quella di ritrovarsi, in una tiepida serata primaverile, a discutere di politica ungherese con un batterista jazz davanti a un locale di uno sperduto principato alpino. Potrebbe poi capitare, com’è successo al sottoscritto, di ritrovare dopo poche settimane l’argomento di quella discussione al centro del dibattito politico europeo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;In effetti il premier ungherese Viktor Orban non è un tipo che ama passare inosservato. Da quando nell’aprile scorso la Repubblica d’Ungheria si è trasformata in "Orbanland", le iniziative dell’esecutivo di Budapest hanno spesso trovato eco nei media di mezzo continente. Basti pensare, ad esempio, alla legge sull’informazione dello scorso gennaio. Le polemiche che seguirono costrinsero poi il governo Orban ad adottare diversi emendamenti che attenuassero in senso meno restrittivo il testo di quella normativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così anche l’ultima iniziativa in ordine di tempo, la riforma della Costituzione approvata con i voti della sola coalizione di governo e che verrà firmata il lunedì di Pasqua dal presidente Schmitt, non poteva che rientrare nella schiera dei provvedimenti controversi a firma Orban. I lettori della presente rubrica stiano però attenti: attenti a non cadere nella tentazione di soffermarsi sugli aspetti accessori o folkloristici del nuovo testo costituzionale (cosa che, ad esempio, i principali quotidiani italiani fanno) senza cogliere gli elementi più salienti ed incisivi. Attenti inoltre a non restare ingabbiati in un’ottica micro della questione, senza levare lo sguardo alle macro-tendenze, ai grandi collegamenti strategici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In concreto: poco importa se “Orbanland” si chiamerà d’ora in poi solamente “Ungheria” e non più “Repubblica d’Ungheria”. Così come poco importa il richiamo al concetto di “nazione etnica” (con riferimento ai 5 milioni di magiari che vivono oltre i confini nazionali) quando nella stessa costituzione (articolo E) si specifica anche che “l’Ungheria dovrà contribuire alla creazione di un’Europa unita al fine di raggiungere il massimo grado di sicurezza, benessere e libertà per la popolazione europea”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo quindi da parte la superficiale indignazione che potrebbe scaturire dal leggere una carta costituzionale datata 2011 dall’umore neanche troppo velatamente nazionalista. Anche perché, guardando ai fatti, solo dopo l’elezione di Orban si è effettivamente avuto uno stemperamento delle turbolente relazioni tra Budapest e i suoi vicini, in particolare la Slovacchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più significativo può essere invece ricordare anzitutto i punti fondamentali che probabilmente cristallizzeranno a livello costituzionale il potere e le riforme del partito del premier: la Corte Costituzionale cesserà di avere potere decisionale in materia di bilancio, nuove tasse potranno essere introdotte dal parlamento solamente con una maggioranza dei due terzi, un parlamento che non approverà la finanziaria entro il 31 marzo (magari a causa di un veto del Consiglio di bilancio, organismo di nomina governativa settennale) potrà essere sciolto dal presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questi aggiungo altri due punti salienti della nuova costituzione ungherese, punti sui quali invito caldamente i lettori a riflettere e dibattere. Si tratta, in primo luogo, della tutela della vita sin dal momento del concepimento (art. II): potrà tale previsione costituzionale porre freno a una piaga, quella dell’aborto, che nell’Europa dell’est ha ormai raggiunto cifre impressionanti? In Ungheria, ad esempio, i dati ufficiali parlano di 45 aborti censiti ogni 100 nati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo punto su cui riflettere è la possibilità per i genitori di votare alle elezioni anche per conto dei loro figli minorenni (art. XXI, comma 2). Si tratta di un caso unico al mondo. Tanto si è parlato di rappresentanza politica anche per bambini, adolescenti e ragazzi, ma mai nessuno aveva avuto il coraggio di porre nero su bianco una norma che tentasse di garantire effettivamente tale rappresentanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggerete peste e corna sulla nuova costituzione ungherese. E in parte le critiche sono fondate: come spiegato, alcune previsioni costituzionali mirano effettivamente a consolidare il potere del partito di governo. Tuttavia occorre non perdere di vista i giochi di potere a livello macro. Mi spiego: le feroci critiche provenienti da Berlino e dai quotidiani tedeschi hanno una sola motivazione, e cioè il risentimento per le tasse speciali gravanti su alcune aziende tedesche presenti in Ungheria (Allianz, Rwe, Deutsche Telekom, Spar). Si tratta di imposte una tantum sui profitti extra delle grandi multinazionali, tasse introdotte lo scorso gennaio con lo scopo di compensare i mancati introiti derivanti dall’adozione di una flat-tax sui redditi evitando così di tagliare salari e spesa sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche le critiche provenienti da numerose istituzioni internazionali (Onu, Fmi, Ue) hanno una motivazione abbastanza precisa. Sono ancora aperte le ferite dello scontro, avvenuto la scorsa estate, proprio tra Ungheria da un lato e Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale dall’altro. Il peccato mortale commesso da Budapest in quell’occasione? L’aver mandato a quel paese l’Fmi e la sua terapia di austerity.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente per dar vita a una simile politica le spalle devono essere coperte. Ecco allora spiegato il mirabolante re-indirizzamento di Orban in politica estera: da acceso filo-occidentale russofobo a gradito ospite della dacia di Putin. Insomma, lo scenario che si staglia sullo sfondo del dibattito sulla nuova costituzione è molto più complesso di quanto potrebbe apparire a prima vista. Che anche il premier ungherese possa a breve coricarsi su di un comodo “lettone”?&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Ungheria%3A+costituzione+pasquale%2C+aborto+e+voto+ai+minori&amp;amp;idSezione=24135"&gt;24Emilia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2673468984598955854?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2673468984598955854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/04/ungheria-costituzione-pasquale-hungary.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2673468984598955854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2673468984598955854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/04/ungheria-costituzione-pasquale-hungary.html' title='UNGHERIA, COSTITUZIONE PASQUALE. (Hungary, Easter constitution)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-pqiTKjiSkFg/Ta7CLJ2-VHI/AAAAAAAABkI/7OrRgTeMHuI/s72-c/Immagine.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6453615320821621243</id><published>2011-04-06T18:45:00.008+02:00</published><updated>2011-04-08T14:27:36.663+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Azerbaijan'/><title type='text'>AZERBAIJAN, TUTTI PAZZI PER IL WEB. (Azerbaijan, there's something about the web)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-RGZ4dp9ZadQ/TZybN48OJbI/AAAAAAAABj4/9wsOV6ZTA0E/s1600/jabbar.png"&gt;&lt;img style="text-align: center; margin: 0px auto 10px; width: 320px; display: block; height: 228px; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5592515500212889010" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-RGZ4dp9ZadQ/TZybN48OJbI/AAAAAAAABj4/9wsOV6ZTA0E/s320/jabbar.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mentre per il satrapo kazako Nazarbayev, dopo il 95% dei voti ottenuti lo scorso week-end alle elezioni presidenziali, l’unica opposizione degna di nota resta quella del suo stesso certificato di nascita datato 1940, sull’altra riva del Caspio la situazione non è propriamente delle più tranquille. Già qualche settimana fa, il sempre fin troppo profetico Wall Street Journal aveva pubblicato una classifica dei paesi a rischio di rivolta popolare: l’Azerbaijan, con la sua bella democrazia ereditaria sponsorizzata dall’Occidente, figurava al decimo posto, il primo nell’area post-sovietica. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sarà la maggior vicinanza col tumultuoso mondo arabo, sarà che il presidente azero Ilham Aliyev non è propriamente un genio della politica, sarà che il suo entourage commette una gaffe dopo l’altra, fatto sta che sull’esempio dei colleghi tunisini ed egiziani i giovani dell’Azerbaijan hanno da tempo iniziato ha dare del filo da torcere allo stantio regime locale. E, ovviamente, lo hanno fatto partendo da internet. In principio fu “Il giorno della rabbia”, iniziativa organizzata su Facebook da un giovanotto, tale Jabbar Savalanly, oggi in carcere per possesso di stupefacenti (stando alle motivazioni ufficiali). Lo scorso 11 marzo, a un mese esatto dalla cacciata di Mubarak in Egitto, fu invece la volta della “Grande giornata del popolo”, manifestazione per le strade di Baku accolta a suon di manganellate da Aliyev e soci. Anche in questo caso si registrarono arresti preventivi tra gli organizzatori: Bakhtiyar Hajiyev, internauta con laurea ad Harvard, venne fermato una settimana prima con l’accusa, chiaramente pretestuosa, di aver eluso gli obblighi di leva. Tuttavia arresti e repressioni non costituiscono l’unica ricetta usata dal regime di Baku per fronteggiare i tumulti. E qui viene il bello: non può che far sorridere vedere un cleptocrata come Aliyev annunciare una grande riforma anti-corruzione. Poi il sorriso si trasforma in un’espressione di stupore, quando si legge che tra i provvedimenti principali figurerebbe l’abolizione del pagamento in contanti delle multe direttamente agli ufficiali di polizia stradale (e che cavolo, un po’ la corruzione ve l’andavate a cercare!). Successivamente subentra lo sconcerto, quando si scopre che i numerosi nominativi di funzionari, insegnanti e medici licenziati per corruzione a seguito della riforma appartengono in realtà a persone defunte. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, un segnale forte il regime azero l’ha dato: quello di non aver capito assolutamente nulla del fenomeno epocale cui si trova dinanzi. Ecco perché un certo Garay Geraybeyli, psichiatra vicino ai palazzi di governo, si è permesso di mettere in guardia i giovani azeri dai rischi psico-relazionali che l’abuso dei social network porterebbe con sé. Tesi certamente fondata, ma che in quel contesto appare quantomeno stonata. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tanto più che proprio mentre Geraybeyli si premurava per il futuro mentale della gioventù azera, un utente un po’ particolare, scegliendo come nickname “presidentaz”, creava un proprio profilo sia su &lt;a href="http://www.youtube.com/presidentaz"&gt;Youtube&lt;/a&gt; che su &lt;a href="http://twitter.com/presidentaz"&gt;Twitter&lt;/a&gt;. Per la serie, almeno mettetevi d’accordo …&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Azerbaijan%2C+tutti+pazzi+per+il+web&amp;amp;idSezione=23650"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;) &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6453615320821621243?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6453615320821621243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/04/azerbaijan-theres-something-about-web.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6453615320821621243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6453615320821621243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/04/azerbaijan-theres-something-about-web.html' title='AZERBAIJAN, TUTTI PAZZI PER IL WEB. (Azerbaijan, there&apos;s something about the web)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-RGZ4dp9ZadQ/TZybN48OJbI/AAAAAAAABj4/9wsOV6ZTA0E/s72-c/jabbar.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2984132541894538166</id><published>2011-03-16T16:48:00.002+01:00</published><updated>2011-03-16T16:53:36.989+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Urss'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giappone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bielorussia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>I LIQUIDATORI DI CERNOBYL. (The liquidators of Chernobyl)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-V4CEdmVoz3I/TYDc7ORENpI/AAAAAAAABjY/hIk76KNVnPw/s1600/LiqR3.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-V4CEdmVoz3I/TYDc7ORENpI/AAAAAAAABjY/hIk76KNVnPw/s320/LiqR3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5584706447939483282" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;40 secondi. Non uno di più. Prendere in mano il proprio badile, salire  sul tetto, raccogliere un po’ di detriti, gettarli nella voragine  sottostante e scender giù il più in fretta possibile. Il prezzo da  pagare per un piccolo ritardo: la propria vita. La consapevolezza della  situazione è direttamente proporzionale al sudore sulla propria fronte.  Gli accorgimenti protettivi, tute antiradiazioni e maschere antigas,  forniscono un momentaneo aiuto psicologico e poco più. Presto ci si  accorge che quel nemico invisibile contro cui si sta combattendo fa star  male, molto male.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;C’è chi viene dalla Russia, dalla Bielorussia, dalle diverse parti  dell’Ucraina e persino chi è stato chiamato dal Kazakhstan. Addetti  nelle diverse centrali nucleari dell’Unione, vigili del fuoco, militari,  minatori. Ciò che li accomuna è la giovane età: tra i 20 e i 45 anni.  Dopo la notte tra il 25 ed il 26 aprile 1986 lavorare nei 30 chilometri  intorno a Cernobyl non è un incarico come un altro. È un sacrificio  totale che commuove e turba profondamente chi sta a guardare la scena  davanti a uno schermo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liquidatori vittime di una &lt;em&gt;glasnost&lt;/em&gt;  tardivamente annunciata e  rispettata solo a parole, di un’esplosione rivelatrice della vera natura  dello Stato sovietico: un apparato desideroso anzitutto di  salvaguardare se stesso e i propri privilegi. Ecco perché il 26 aprile  1986 a Pripyat, due chilometri dal reattore esploso, è un giorno come un  altro. Apparentemente. Le mamme portano a spasso i bambini, le  vecchiette vanno a fare la spesa, i ragazzi girano per il luna park  finita la scuola e qualche ufficiale sembra fare qualche controllo in  più del solito.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove non agiscono le radiazioni, agisce lo shock psicologico: disturbi  post traumatici da stress classificabili come “sindrome di Cernobyl”,  analoghi a quelli della cosiddetta “sindrome del Golfo” o della  “sindrome del Vietnam”, affliggono oggi numerosi liquidatori rimasti in  vita, così come molti abitanti di Pripyat e delle aree circostanti. Per  Sergej Pancenko si è aggiunta un’altra beffa: la straziante burocrazia  ucraina. Per questa la transizione sembra veramente non essere mai  giunta. E così Sergej aspetta, insieme agli altri 4mila liquidatori  della regione di Rostov, quell’abitazione che lo Stato gli ha promesso  15 anni prima inserendolo nella speciale graduatoria “Cernobyl” per  l’assegnazione degli appartamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In totale sono circa 700mila i liquidatori che lottano ancora contro gli  effetti dell’esposizione radioattiva, i danni psicologici subiti e gli  ostacoli burocratici di un sistema perverso. Chissà qual è stata la loro  reazione quando la rivista Forbes ha inserito Cernobyl tra i luoghi più  esotici nei quali andare in vacanza. Forse l’amara soddisfazione di  essersi sacrificati per trasformare un mostro impazzito in una meta  turistica di dubbio gusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che un giorno pure Fukushima scalzi Sharm el-Sheikh? Non so cosa  penserebbero di questo quei tecnici, operatori e addetti alla sicurezza  che in queste ore stanno cercando di domare con tutti i mezzi possibili i  capricciosi reattori giapponesi. Neppure so cosa ne potrebbero pensare  coloro ai quali sarà affidata la decontaminazione e la messa in  sicurezza dell’area. In fondo è a loro che dobbiamo rispetto, ai  “liquidatori” che ogni tragedia di questo tipo porta con sé.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Liquidatori&amp;amp;idSezione=22941"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div id="artgallery"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2984132541894538166?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2984132541894538166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/03/i-liquidatori-di-cernobyl-liquidators.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2984132541894538166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2984132541894538166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/03/i-liquidatori-di-cernobyl-liquidators.html' title='I LIQUIDATORI DI CERNOBYL. (The liquidators of Chernobyl)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-V4CEdmVoz3I/TYDc7ORENpI/AAAAAAAABjY/hIk76KNVnPw/s72-c/LiqR3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-1538873982935007456</id><published>2011-02-26T11:18:00.003+01:00</published><updated>2011-02-26T11:24:36.234+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Georgia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Egitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moldavia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tunisia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bielorussia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kyrgyzstan'/><title type='text'>RIVOLUZIONI COLORATE (Colour Revolutions)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-YYpp2VEMKBk/TWjU0SmwLmI/AAAAAAAABjQ/WzjjvH5HtDQ/s1600/otpor.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 220px; height: 265px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-YYpp2VEMKBk/TWjU0SmwLmI/AAAAAAAABjQ/WzjjvH5HtDQ/s320/otpor.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5577942133311024738" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non appartengo a coloro che pensano che l’attuale situazione di rivolta nel mondo arabo costituisca un nuovo 1989. Ritengo che le analogie con gli eventi che portarono al crollo della sfera sovietica non vadano al di là della superficie: genuina voglia di libertà, contagio ed effetto a catena delle rivolte. Due quesiti, ai quali è necessario rispondere affinché il paragone abbia senso, restano invece insoluti: a che tradizione democratica si rifarebbero gli insorti nordafricani? E ancora, dall’influenza di quale superpotenza vorrebbero liberarsi?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Credo piuttosto che, in un’ottica di ostpolitik, la riflessione vada indirizzata su di un altro versante. Esso ci porta ancora una volta in Serbia, a Belgrado. Ivan Marovic guarda compiaciuto lo schermo del suo notebook. Dai diversi social network aperti nuovi messaggi giungono freneticamente ai suoi occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ivan, attivista di “Otpor!” che nel 2000 aveva lottato con successo per cacciare Milosevic, si rende conto di aver educato bene i giovani egiziani del movimento “6 aprile”. Alcuni di essi erano persino giunti fino a Belgrado per imparare come rovesciare pacificamente un dittatore. Tecniche precise, teorizzate con lucida scientificità dal politologo americano Gene Sharp nel suo “From dictatorship to democracy”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il manuale di Sharp, peraltro comodamente scaricabile dal sito dell’Istituto Albert Einstein, è stato tradotto in ventotto lingue. Non a caso, oltre che in serbo e bielorusso, anche in russo, ucraino, kirghiso e, ovviamente, arabo. È ora facile intuire come vi sia un filo rosso che unisca le sommosse in Serbia, le Rivoluzioni Colorate in Georgia, Ucraina, Kirghizistan e le attuali rivolte nel mondo arabo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma facciamo un passo oltre, perché sono i simboli stessi a parlare. L’emblema del pugno chiuso, adottato dal movimento egiziano “6 aprile”, è lo stesso utilizzato da due dei principali movimenti d’avanguardia nei casi sopracitati, “Kmara” in Georgia e “Otpor!” in Serbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ivan Marovic e i suoi amici viaggiarono in lungo ed in largo per diffondere il verbo di Sharp. Da parte loro georgiani, ucraini, kirghisi e ora sappiamo anche nordafricani giunsero a Belgrado per trasformarsi in combattenti democratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sua volta Ivan Marovic non fu autodidatta. Nel 1997 il polacco-americano Marek Zelazkiewicz arrivò nei Balcani per istruire alla resistenza nonviolenta i kosovari prima e i serbi poi. Da quell’esperienza nacque “Otpor!” che, tradotto, significa appunto “Resistenza!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un mistero che “Otpor!”, “Kmara”, “Pora”, “Zubr” e tutti gli altri movimenti democratici dell’ex impero sovietico fossero sostenuti più o meno direttamente da Washington e da Bruxelles. Lo stesso Zelazkiewicz agì con tutta probabilità su istruzioni del Dipartimento di Stato americano. A questo punto la domanda lecita sarebbe: quanto hanno inciso gli Stati Uniti sull’attuale corso degli eventi in nord Africa? Quesito estremamente complesso che esce dal confine dell’ostpolitik.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più che sul solco del 1989, le rivolte nordafricane parrebbero così inserirsi sulla scia delle Rivoluzioni Colorate del decennio appena concluso. Non sarà facile per i giovani arabi scesi nelle piazze in cerca di libertà evitare gli errori commessi dai loro maestri est-europei e centro-asiatici, risucchiati nei rispettivi sistemi politici post-rivoluzionari come se nulla fosse accaduto prima. Come se le Rivoluzioni Colorate fossero state solo un abbaglio storico.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Rivoluzioni+colorate&amp;amp;idSezione=22374"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-1538873982935007456?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/1538873982935007456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/02/rivoluzioni-colorate-colour-revolutions.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1538873982935007456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1538873982935007456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/02/rivoluzioni-colorate-colour-revolutions.html' title='RIVOLUZIONI COLORATE (Colour Revolutions)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-YYpp2VEMKBk/TWjU0SmwLmI/AAAAAAAABjQ/WzjjvH5HtDQ/s72-c/otpor.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-1188314653324354944</id><published>2011-02-11T10:14:00.002+01:00</published><updated>2011-02-11T10:18:12.084+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>BERLUSCONI NAZARBAYEV</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-w1A9AT-x8Js/TVT-xc0Ra0I/AAAAAAAABiw/YEAgeydM7Nk/s1600/k_1776893c.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-w1A9AT-x8Js/TVT-xc0Ra0I/AAAAAAAABiw/YEAgeydM7Nk/s320/k_1776893c.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5572358764466629442" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Esiste un leader post-sovietico, e non è Vladimir Putin, che suscita particolare invidia ed ammirazione nel nostro presidente del consiglio: si tratta del presidente kazako Nursultan Nazarbayev. È lo stesso Berlusconi che verbalizza questi sentimenti ogniqualvolta abbia occasione d’incontrarsi con il satrapo centro-asiatico.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;“Andate tutti in vacanza in Kazakhstan: lì c'è un signore che è mio amico, non a caso ha il 91% dei voti e ha fatto cose straordinarie”. Posto che la pattumiera nucleare sovietica non sia esattamente il primo luogo proposto dalle agenzie di viaggi, la frase che ebbe a dire il Cavaliere nel 2008 è significativa anzitutto perché svela (se mai ci fossero stati dubbi) il modello di paese ideale presente nella mente di Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poniamoci dunque il quesito: che paese è il Kazakhstan? Apro una piccola parentesi: credo non ci sia grande tema internazionale d’attualità che non s’intersechi con le vicende di questa misteriosa repubblica. In altre parole, capire il Kazakhstan significa capire una buona fetta delle tematiche internazionali contemporanee. Parliamo di geopolitica, di energia, di paesi emergenti, di rapporto tra le grandi religioni, di tolleranza, di traffici illeciti, di terrorismo, di democrazia, di nucleare, di disarmo o di quello che volete voi. In tutti questi casi v’imbatterete, prima o poi, nella repubblica del Kazakhstan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi, il primo elemento del sogno berlusconiano s’identifica con l’idea di un paese che conti sullo scacchiere internazionale. Ahimè (o grazie a Dio, dipende dalle opinioni), da questo punto di vista l’Italia è ben lontana dal somigliare ad un Kazakhstan. Per essere brutale: terminata la Guerra Fredda, il Bel Paese conta poco più del due di picche. Certo, un governo italiano fortemente ostile agli Stati Uniti, alla Russia o anche all’Unione Europea creerebbe qualche problemino internazionale. Tuttavia, è questa un’eventualità attualmente fuori dal campo del possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La posizione geopolitica del Kazakhstan (stretto fra Russia, Cina, Iran, India) e la necessità di rapportarsi con gli Stati Uniti, unica superpotenza mondiale rimasta nel ’91 (anno dell’indipendenza kazaka), hanno portato Nazarbayev ed i suoi a sviluppare una politica estera detta “multi-vettoriale”. Semplificando: accontentare tutti, senza scontentare nessuno, traendo il massimo vantaggio dall’equilibrio tra interessi contrapposti. Quando Berlusconi si fa fotografare tra Obama e Medvedev in stile rimpatriata delle medie è questo il modello che c’è dietro. Con la differenza che per il Kazakhstan la cosa è seria (anzi, vitale), mentre per noi è semplicemente un modo per illuderci di contare qualcosa a livello internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la cosa che parrebbe stuzzicare maggiormente l’immaginario del Cav è la situazione politica interna alla repubblica kazaka. Dominio incontrastato e ventennale del presidente Nazarbayev; un partito, il suo, che arriva senza problemi al 90% delle preferenze; censura de facto delle opposizioni e della stampa indipendente; ramificazioni familiari e amicali in quasi ogni posizione chiave della vita pubblica ed economica del paese; infine, uno stile di vita da nababbo da far invidia ad uno sceicco saudita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nazarbayev rappresenta tutto quello che Berlusconi è o vorrebbe essere. Entrambi, a loro dire, si sono “fatti da soli” ed entrambi sono “scesi in campo” in un momento di svolta politica nella storia del loro paese. Entrambi hanno costruito città, anche se nel caso di Nazarbayev si tratta di una vera e propria capitale edificata dal nulla nel bel mezzo della steppa. Entrambi sembrano poi mostrare una certa passione per l’esoterismo, nonostante, ancora una volta, l’allievo non riesca a superare il maestro: il mausoleo di Villa San Martino od i legami massonici del Cavaliere appaiono ben poca cosa di fronte al trionfo esoterico dell’architettura della capitale kazaka, Astana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrambi, infine, hanno una grande paura della vecchiaia e della morte. Berlusconi, forse troppo fedele al detto “chi cammina con lo zoppo impara a zoppicare”, esorcizza tale timore circondandosi di ragazze giovani e prosperose. Nazarbayev invece, più pragmatico ma anche più prudente, ha deciso d’ingaggiare direttamente un’equipe di scienziati il cui unico obiettivo sarà quello di trovare un elisir di lunga vita che gli permetta di restare in salute al governo almeno sino al 2020. Cose dell’altro mondo. Il bunga-bunga è roba da dilettanti.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Berlusconi+Nazarbayev&amp;amp;idSezione=21941"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-1188314653324354944?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/1188314653324354944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/02/berlusconi-nazarbayev.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1188314653324354944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1188314653324354944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/02/berlusconi-nazarbayev.html' title='BERLUSCONI NAZARBAYEV'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-w1A9AT-x8Js/TVT-xc0Ra0I/AAAAAAAABiw/YEAgeydM7Nk/s72-c/k_1776893c.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-5870141588168954811</id><published>2011-01-22T01:41:00.003+01:00</published><updated>2011-01-22T01:52:28.170+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ex -Yugoslavia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bosnia-Erzegovina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Croazia'/><title type='text'>EX JUGOSLAVIA: GUERRA E RELIGIONE. (Ex Jugoslavia: war and religion)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TToqHMIOWqI/AAAAAAAABiU/TaOHw5DLo3Q/s1600/20100217194542%2521Srebrenica_massacre_memorial_gravestones_2009_1.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TToqHMIOWqI/AAAAAAAABiU/TaOHw5DLo3Q/s320/20100217194542%2521Srebrenica_massacre_memorial_gravestones_2009_1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5564806592572840610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lo scorso week-end, presso la parrocchia di Sant’Agostino, nel centro storico di Reggio, ho tenuto un piccolo seminario dal titolo “Il cavaliere rosso: il potere di togliere la pace dalla terra”. Tema dell’incontro, il primo della serie “E vidi: l’Apocalisse irrompe nella storia”, è stato il complesso rapporto tra guerra e religione (in particolare cattolica).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultima parte del mio intervento ho proposto un elenco di conflitti (Irlanda del Nord, Nigeria, Sudan, Sri Lanka, etc.) comunemente ma erroneamente considerati “di religione”. Com’era prevedibile il primo esempio sul quale mi è stata chiesta una pronuncia è stato il caso dell’ex Yugoslavia. Dico “prevedibile” poiché è ormai sedimentata nell’immaginario collettivo l’idea che la macelleria balcanica fu conseguenza delle contrapposizioni confessionali tra cattolici (identificati coi croati), ortodossi (identificati coi serbi) e musulmani (identificati coi bosniaci).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia tesi, ovviamente non solo mia, è invece contraria: quelle contrapposizioni non furono la causa del conflitto, bensì la conseguenza. Anzi, talvolta la comune fede cristiana, o comunque la fede nell’unico Dio, è stata la base di gesti di straordinaria umanità per niente pubblicizzati da chi avrebbe il dovere di farlo. Basterebbe a riguardo leggersi alcune testimonianze di guerra degli abitanti della Slavonia, una delle regioni dove l’inferno balcanico scoppiò con maggiore virulenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ho portato con me la vera causa del conflitto jugoslavo”, ho esordito in maniera volutamente provocatoria e imprecisa (ma non errata) mostrando una banconota da 500 miliardi di dinari, ahimè fuori corso. In pochi hanno presente la situazione economica della Jugoslavia degli anni ’80: migliaia e migliaia d’imprese in sciopero, inflazione al 150% nell’87, al 200% nell’88, al 1000% nell’89, anno nel quale iniziano le peggiori violenze in Kosovo. Fino ad arrivare al ’93 e alla mia banconota da 500 miliardi, con la Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) e uno degli episodi d’iperinflazione più estremi della storia moderna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Socialismo e scarso coraggio politico portarono gli insipidi leader jugoslavi degli anni ’80 a ripagare gli ingenti debiti d’epoca titina nella maniera più semplice e più pericolosa: stampando carta moneta. In altre parole, creando inflazione. Ovviamente le ragioni economiche non spiegano tutto. Anzi, personalmente ritengo che nelle interpretazioni dei conflitti le cause economiche siano, insieme a quelle religiose, le più abusate. Quindi, in definitiva, che guerra è stata quella nell’ex Jugoslavia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dubbio fu una guerra di secessione (o di liberazione nazionale, dipende dai punti di vista). Morto Tito nel 1980, la Federazione si trascinò stancamente per un decennio tra crisi economiche e disordini sociali. Alcuni leader locali (Milosevic, Tudjman, Itzerbegovic) iniziarono a comprendere i vantaggi, in termini di potere, del vuoto che andava creandosi mano a mano che procedeva il declino comunista. Nuovi spazi politici si stavano aprendo e l’estremismo nazionalista appariva a costoro come il collante più efficace per dar vita a nuove comunità politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu inoltre una guerra contro i civili, secondo il paradigma di “guerre parassitiche” indicato da Mary Kaldor: una guerra dove le élite al comando non hanno alcun incentivo a fermare le violenze e dove, per converso, il prezzo più alto viene pagato dalle popolazioni che si trovano tra i due fuochi. Termini come “pulizia etnica”, “sterminio”, “espulsioni forzate” sono comunemente e correttamente associati a questo conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due definizioni piuttosto originali sono invece quelle di “guerra per bande” e “guerra psichiatrica”. Con la prima espressione ci si riferisce ad una peculiarità di questo conflitto balcanico e cioè la presenza costante, nei teatri di battaglia, di formazioni paramilitari (ad esempio i Cetnici di Seselj o le Tigri di Arkan) responsabili d’inaudite violenze, saccheggi e atti di terrorismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la seconda espressione richiama una particolarità della guerra jugoslava del ’91-‘95: molti dei suoi protagonisti, su tutti Radovan Karadzic e Jovan Raskovic, erano infatti eminenti psichiatri che applicarono con determinazione la loro scienza per raggiungere obiettivi politici. Il libro “Il tunnel di Sarajevo” di Angelo Lallo e Lorenzo Toresini illustra molto bene come le tecniche della peggiore psichiatria sociale siano state ampiamente usate sia prima che durante il conflitto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra jugoslava fu dunque l’insieme di tutti questi aspetti, mentre non fu né una guerra etnica (esiste infatti un’unica etnia nell’area, quella degli slavi del sud, gli jugoslavi appunto) né una guerra di religione. Piuttosto la religione venne ampiamente strumentalizzata dai nazionalismi, i quali cercarono di far leva sui diversi cleavage presenti nel tessuto sociale per costruire e legittimare se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra l’altro, se si assume per buona la tesi della religione come causa del conflitto, occorrerebbe rispondere ad alcune non semplici domande: ad esempio, come furono possibili alleanze (più o meno formali) tra croati cattolici e bosniaci musulmani contro serbi ortodossi e, praticamente in contemporanea, alleanze tra croati cattolici e serbi ortodossi contro bosniaci (non solo musulmani)? Oppure, come mai nella battaglia di Vukovar vi furono ortodossi che combatterono sia da una parte che dall’altra?&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Ex%20Jugoslavia:%20guerra%20e%20religione&amp;amp;idSezione=21381"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-5870141588168954811?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/5870141588168954811/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/01/ex-jugoslavia-guerra-e-religione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5870141588168954811'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5870141588168954811'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2011/01/ex-jugoslavia-guerra-e-religione.html' title='EX JUGOSLAVIA: GUERRA E RELIGIONE. (Ex Jugoslavia: war and religion)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TToqHMIOWqI/AAAAAAAABiU/TaOHw5DLo3Q/s72-c/20100217194542%2521Srebrenica_massacre_memorial_gravestones_2009_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-4433404461229540780</id><published>2010-12-15T23:22:00.002+01:00</published><updated>2010-12-15T23:25:51.191+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kosovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Albania'/><title type='text'>NARCOCRAZIA KOSOVO. (Kosovo narcocracy)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TQlAXn8IOvI/AAAAAAAABhY/mGcSPjswtUw/s1600/2096.jpeg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TQlAXn8IOvI/AAAAAAAABhY/mGcSPjswtUw/s320/2096.jpeg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5551038790313196274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Entro poche ore sapremo il risultato ufficiale delle prime elezioni legislative dell’autoproclamatosi Kosovo indipendente. Praticamente certa la vittoria del “serpente” Hashim Thaci e del suo Partito Democratico con circa il 33% dei voti. A dieci punti l’alleato di ieri ed avversario di oggi Ldk, la Lega Democratica che fu di Rugova e che oggi è guidata dal sindaco di Pristina Isa Mustafa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Vera sorpresa (12%) si è rivelata Autodeterminazione, il neonato partito ultranazionalista di Albin Kurti, il quale si è fatto strada tra l’elettorato più populista riproponendo il mito della “Grande Albania”. Rilevante anche il risultato dell'Aak dell’ex primo ministro Ramush Haradinaj (circa l’11% delle preferenze), così come il 7% del tycoon Pacolli (per intenderci, l’ex marito di Anna Oxa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin qui i dati, ancorché semi-ufficiali. Passiamo ora alle considerazioni. Il primo elemento su cui riflettere è l’astensionismo totale dei serbi del nord. Il messaggio è chiaro: noi non riconosciamo la legittimità delle istituzioni di Pristina, per noi il vero governo ed il vero parlamento si trovano a Belgrado. E questo è un elemento che non potrà non influire nelle future trattative Serbia-Kosovo. Detto altrimenti, il giovane Kosovo sembra aver già perso i territori a nord del fiume Ibar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo elemento: quello che i serbi del nord definiscono “il collaborazionismo dei serbi del sud”, cioè la loro partecipazione al processo elettorale kosovaro. Andare a votare per i propri candidati come unico modo per cercare d’influire sulla politica di Pristina. Si tratta di una scelta più che comprensibile per i serbi che vivono in aree a stragrande maggioranza albanese. Una scelta, nondimeno, che ha fatto storcere il naso a Belgrado, nonostante le autorità avessero formalmente lasciato libertà di coscienza ai propri connazionali kosovari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine un terzo elemento di riflessione, il risultato elettorale nel suo complesso, al quale occorre affiancare immediatamente un quarto elemento: la qualità dei vincitori. Iniziamo col dire che, secondo i numerosi osservatori internazionali (in maggioranza appartenenti ad Enemo, la rete europea per il monitoraggio elettorale), le elezioni si sono svolte conformemente agli standard democratici. Diverse irregolarità si sono riscontrate nelle roccaforti di Thaci, ma nulla che possa inficiare i progressi e la bontà del processo democratico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, permettetemi di dire che, limitandosi a queste considerazioni, ci si soffermerebbe sulla pagliuzza non vedendo la vera e propria trave. Vediamo dunque le qualità delle élite che si sono sfidate in queste elezioni “democratiche”. Il premier uscente Thaci, dopo la rottura con l’Ldk, aveva convocato elezioni anticipate per consolidare la propria posizione di forza in vista del negoziato con la Serbia. Dall’altro lato Isa Mustafa, il delfino del nazionalista pacifista Rugova, non ha mai avuto il coraggio e la voglia politica di andare in prima linea nello scontro con Belgrado. In sostanza non avrebbe mai voluto correre il rischio di passare alla storia come il premier firmatario dell’autonomia (come minimo) per i serbi del nord. Di fatto l’esito delle consultazioni appariva perciò scontato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il preannunciato trionfo di Thaci ha trovato un ostacolo: la nascita di nuovi partiti, nazionalisti filo-albanesi come il Partito Democratico ma tendenzialmente ostili alla corruzione e all’illegalità dilagante dell’epoca Thaci. Tali partiti, in particolare Autodeterminazione, hanno sottratto diversi punti percentuali proprio al Partito Democratico. Risultato: oggi il premier uscente non avrebbe i numeri per governare autonomamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente paura: con un ribaltone degno di uno Scilipoti, Haradinaj e il suo Aak potrebbero andare in soccorso al nemico giurato di ieri. Almeno questo è quello che sostiene l’analista Genc Krasniqi. Se ciò avvenisse avremmo un bel governo democratico, dove l’unico comun denominatore tra le sue componenti parrebbe essere il legame con il malaffare, la corruzione e i traffici illeciti, in particolare droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente Haradinaj si trova davanti al Tribunale dell’Aia per rispondere di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Dati gli appoggi internazionali dei quali gode il clan Haradinaj, non da ultimi quelli della famiglia Clinton e del vice-presidente Usa Joe Biden, è verosimile che molti capi d’accusa nei suoi confronti cadano. Anche nei confronti del suo vecchio compagno d’armi nell’Uck non mancano le accuse: proprio domani una commissione d’inchiesta del Consiglio d’Europa presenterà un rapporto nel quale Thaci viene definito come il capo di un gruppo mafioso responsabile di vasti traffici di armi, organi e, soprattutto, droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, c’è poco da stare allegri se si considera che l’80% dell’oppio afghano e pakistano transita dal Kosovo e che, secondo le stime della Kfor, l’80% è anche la percentuale del Pil kosovaro frutto di attività illecite. Non giriamoci intorno: la piccola repubblica balcanica altro non è che la porta europea all’eroina. Passi avanti verso la democrazia? Io parlerei piuttosto di passi avanti verso la “narcocrazia”.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Narcocrazia+Kosovo&amp;amp;idSezione=20438"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-4433404461229540780?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/4433404461229540780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/12/narcocrazia-kosovo-kosovo-narcocracy.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4433404461229540780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4433404461229540780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/12/narcocrazia-kosovo-kosovo-narcocracy.html' title='NARCOCRAZIA KOSOVO. (Kosovo narcocracy)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TQlAXn8IOvI/AAAAAAAABhY/mGcSPjswtUw/s72-c/2096.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-190728022451720584</id><published>2010-11-30T16:52:00.002+01:00</published><updated>2010-11-30T16:59:52.475+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>WIKILEAKS E L'ALPHA DOG. (Wikileaks and the Alpha Dog)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TPUfaQYr_xI/AAAAAAAABhA/riBcCGbtOxE/s1600/assange2_2042.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 180px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TPUfaQYr_xI/AAAAAAAABhA/riBcCGbtOxE/s320/assange2_2042.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545373052112207634" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;È brutto iniziare un articolo dicendo “avevo ragione”. Tuttavia lo faccio: avevo ragione. Pochi giorni fa scrivevo: &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=La+pop-star+e+la+Nuova+Guerra+Fredda&amp;amp;idSezione=19585"&gt;qualcuno vuole gettare benzina sul fuoco, togliere a Medvedev e Obama la maschera che faticano ad indossare e rendere più evidente (anche e soprattutto a livello mediatico) la Nuova Guerra Fredda.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Lo so, pure auto-citarsi è abbastanza squallido, ma il misterioso Julian Assange ha contribuito a conferire un’identità meno nebulosa a quel “qualcuno”, confermando inequivocabilmente la veridicità della mia affermazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciando da parte il gossip diplomatico, dall’ultima fuga di notizie di Wikileaks emerge un messaggio piuttosto chiaro: al di là dei soliti cattivi (Iran, Corea del Nord e Pakistan), il vero nemico degli Stati Uniti è la Russia. La diplomazia americana definisce l’ormai non più ex avversario della Guerra Fredda come “uno Stato virtualmente della mafia”. Putin viene invece etichettato ironicamente come “alpha dog”, maschio dominante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se attacchi Putin, evidentemente attacchi anche Medvedev, il presidente voluto e designato dallo stesso Primo Ministro russo. Oggi la “burger diplomacy” con Obama si è dunque rivelata per quello che è sempre realmente stata, cioè una pura operazione mediatica, un tentativo, superficiale e di facciata, di premere quel famoso pulsante “reset” nelle relazioni Mosca-Washington.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proviamo per un attimo a non concentrarci su Silvio e soffermiamoci sul passo pubblicato da Wikileaks nel quale Berlusconi viene definito “portavoce di Putin in Europa”. Questa espressione presuppone un elemento fondamentale: che la Russia putiniana abbia degli interessi in Europa, interessi tanto forti da rendere necessari dei “portavoce”. Certamente si tratta d’interessi legati anche all’esportazione energetica. Le pubblicazioni di Wikileaks parlano di “contratti energetici lucrativi” tra Berlusconi e Putin. Potrebbe apparire un segreto di Pulcinella, e in parte lo è. Ma in parte no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capirci qualcosa in più è necessario andare in Germania, a Monaco di Baviera. Pochi giorni fa, dalle colonne del quotidiano locale Suddeutsche Zeitung, Putin ha lanciato un appello all’Europa in crisi valutaria: la creazione di uno “spazio di prosperità economica da Lisbona a Vladivostok”, retto da un unico e integrato complesso energetico. In pratica, la tecnologia della Vecchia Europa, abbinata alle immense risorse naturali di Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se qualcuno, come Berlusconi, Sarkozy o la Merkel ha interpretato la politica euroasiatica del Cremlino come un’ancora di salvataggio (si veda il gasdotto South Stream), altri hanno visto queste mosse del clan di San Pietroburgo (il tandem Putin-Medvedev) come un forte tentativo d’ingerenza economico-politica sull’Europa. Senza dubbio, in quest’ultimo gruppo annoveriamo ambienti dell’establishment a stelle e strisce (anche vicinissimi al presidente) non proprio in linea con la visione geopolitica di Obama, il quale, più che al Vecchio Continente, sembrerebbe interessarsi invece ai colossi cinese ed indiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c’è più la Cortina di Ferro da Trieste a Stettino, ma l’Europa è ancora al centro delle contese fra Mosca e Washington. Ovviamente si tratta di contese asimmetriche, essendo gli Stati Uniti presenti stabilmente sul suolo europeo da oltre sessant’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra le tante variabili di questa Nuova Guerra Fredda, oltre alla presenza al centro di un’Unione Europea sempre più politica, vi è internet. Julian Assange ha avuto il grande merito di mostrarci quanto possa essere (potenzialmente) dirompente l’effetto della rete sulle relazioni internazionali. Ora resta solo da capire chi siano gli spin doctor dietro a Wikileaks.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Wikileaks%20e%20l%27alpha%20dog&amp;amp;idSezione=19914"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-190728022451720584?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/190728022451720584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/11/wikileaks-e-lalpha-dog-wikileaks-and.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/190728022451720584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/190728022451720584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/11/wikileaks-e-lalpha-dog-wikileaks-and.html' title='WIKILEAKS E L&apos;ALPHA DOG. (Wikileaks and the Alpha Dog)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TPUfaQYr_xI/AAAAAAAABhA/riBcCGbtOxE/s72-c/assange2_2042.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6258150369335574972</id><published>2010-11-21T23:50:00.002+01:00</published><updated>2010-11-21T23:56:04.439+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tajikistan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iran'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kosovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gran Bretagna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>LA POP-STAR E LA NUOVA GUERRA FREDDA. (The pop-star and the New Cold War)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOmjXBc2flI/AAAAAAAABg4/_uJc9PlaXKw/s1600/121180-james-blunt.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 180px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOmjXBc2flI/AAAAAAAABg4/_uJc9PlaXKw/s320/121180-james-blunt.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5542140432377871954" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La notizia è che la Terza Guerra Mondiale fu scongiurata per un pelo grazie a James Blunt, pluripremiato cantante pop-rock britannico. In un’intervista concessa qualche giorno fa alla Bbc, l’autore di “High”, “Wiseman”, “You’re beautiful” ed altre numerose hit ha raccontato nel dettaglio l’accaduto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Era il giugno 1999 e Blunt, all’epoca ufficiale di cavalleria, si trovava in Kosovo alla guida di non meno di trenta mila soldati inglesi pronti ad entrare a Pristina. La situazione era drammatica: Mosca, che stava vivendo l’ennesima crisi di governo nel giro di pochi mesi, aveva deciso di rispondere per le righe alla marginalizzazione della Russian Kosovo Force da parte della Nato, optando così per l’occupazione dell’aeroporto del capoluogo kosovaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ordine che arrivò a Blunt dal generale americano Wesley Clark non lasciava adito ad interpretazioni: attaccare e distruggere i duecento soldati russi che s’erano impossessati dello scalo. Per fortuna la futura pop-star si rifiutò di obbedire al comando, evitando così, sempre stando al suo racconto, un nuovo conflitto mondiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante sia probabilmente vero che, dalla crisi di Cuba ad oggi, mai come allora si rischiò tanto, ammetto che la narrazione di Blunt mi appare un tantino gonfiata, o comunque romanzata. Tuttavia, a mio modo di vedere, non è questo l’aspetto più interessante della notizia. Soffermiamoci, piuttosto, sulla tempistica dell’intervista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché (e non se lo è chiesto nessuno) questo racconto è uscito solo ora? Credo che le opzioni possano essere essenzialmente due: o l’intervista esce solamente adesso perché finalmente, data la cordialità dei rapporti Medvedev-Obama (i quali abbiamo anche visto andare al fast-food insieme), è possibile parlare delle recenti vicende più spinose tra Mosca e Washington; oppure, seconda ipotesi, qualcuno intende riaprire giovani ferite appena rimarginate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, come ho più volte detto, l’attuale cordialità tra Cremlino e Casa Bianca è pura apparenza. Nonostante gli sforzi d’immagine, la politica del “reset” ed i sorrisi di maniera, ogni giorno qualche nuovo episodio ci ricorda come, se anche la Guerra Fredda sia crollata insieme al Muro di Berlino, una Nuova Guerra Fredda sia emersa ormai da un decennio a questa parte. Una guerra fredda anomala, combattuta, in modo non solo militare, tra un “impero” in declino (Stati Uniti) ed una grande potenza in timida ascesa (Russia), in un contesto internazionale sempre più multipolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo episodio della lista, insieme alla ripresa del dialogo tra Mosca e Teheran, è l’estradizione dalla Thailandia agli Stati Uniti del tagiko Viktor Bout, trafficante d’armi di passaporto (anche) russo. L’irritazione del Cremlino per l’arrivo a New York di questo loschissimo figuro attivo da oltre trent’anni su tutti i principali scenari bellici mondiali è dovuta più che altro alle informazioni che Bout potrebbe “passare” agli americani. Informazioni scottanti, che arriverebbero a toccare i piani alti della politica russa, vice-primo ministro compreso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tralasciamo il fatto che, con tutto probabilità, lo stesso Bout sia stato in rapporti più o meno diretti ed ambigui anche con Washington (per esempio nell’Iraq del 2004) e torniamo all’interrogativo su James Blunt. La mia visione delle attuali relazioni tra Russia e Stati Uniti mi porta a scegliere per la seconda opzione: qualcuno, cioè, vuole gettare benzina sul fuoco, togliere a Medvedev ed Obama la maschera che faticano ad indossare e rendere più evidente (anche e soprattutto a livello mediatico) la Nuova Guerra Fredda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi potrebbe avere un simile interesse? Certamente gli avversari politici delle due amministrazioni presidenziali, i repubblicani da un lato (che dopo le elezioni di mid-term hanno già iniziato a fare ostruzionismo sulla ratifica dello Start II), gli oligarchi anti-Putin rifugiatisi a Londra dall’altro. Ovvio che, date le circostanze, questo secondo gruppo mi pare in cima alla lista dei sospettati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berezovskij and company che si preoccupano di manovrare una pop-star? Forse ho esagerato un po’. O forse, semplicemente, James Blunt voleva promuovere il suo ultimo album uscito a settembre.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=La%20pop-star%20e%20la%20Nuova%20Guerra%20Fredda&amp;amp;idSezione=19585"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6258150369335574972?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6258150369335574972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/11/la-pop-star-e-la-nuova-guerra-fredda.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6258150369335574972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6258150369335574972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/11/la-pop-star-e-la-nuova-guerra-fredda.html' title='LA POP-STAR E LA NUOVA GUERRA FREDDA. (The pop-star and the New Cold War)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOmjXBc2flI/AAAAAAAABg4/_uJc9PlaXKw/s72-c/121180-james-blunt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-5160477734759048824</id><published>2010-11-15T14:05:00.004+01:00</published><updated>2010-11-15T14:43:32.885+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Photo-reportage'/><title type='text'>I PHOTO-REPORTAGE DI OSTPOLITIK. 1)  ZAGABRIA (Croazia)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOEyRtLw4VI/AAAAAAAABfY/xwm53U6X8u0/s1600/100_1043.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOEyRtLw4VI/AAAAAAAABfY/xwm53U6X8u0/s400/100_1043.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539764296410521938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Panoramica del centro città&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOExvK9vwMI/AAAAAAAABfQ/Gt_TqwGo3E0/s1600/100_1065.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOExvK9vwMI/AAAAAAAABfQ/Gt_TqwGo3E0/s400/100_1065.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539763703109370050" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il teatro nazionale croato&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOEzlm88ZoI/AAAAAAAABfw/ZVe3QHH4shQ/s1600/100_1056.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOEzlm88ZoI/AAAAAAAABfw/ZVe3QHH4shQ/s400/100_1056.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539765737846761090" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Iscrizione ai piedi del monumento al grande cestista Drazen Petrovic&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE0sb6gi_I/AAAAAAAABgA/-flQK0tEv3w/s1600/100_1074.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE0sb6gi_I/AAAAAAAABgA/-flQK0tEv3w/s400/100_1074.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539766954654469106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La piazza centrale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE1QjSDnbI/AAAAAAAABgI/EUHjsgtwdZA/s1600/100_1079.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE1QjSDnbI/AAAAAAAABgI/EUHjsgtwdZA/s400/100_1079.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539767575107575218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Finito il mercato ortofrutticolo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE16fT55aI/AAAAAAAABgQ/MvJr-ZqpYBM/s1600/100_1082.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE16fT55aI/AAAAAAAABgQ/MvJr-ZqpYBM/s400/100_1082.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539768295596090786" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La cattedrale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE27ig6VgI/AAAAAAAABgY/ocD4ipk1OiQ/s1600/100_1108.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE27ig6VgI/AAAAAAAABgY/ocD4ipk1OiQ/s400/100_1108.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539769413147448834" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Scorcio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE3iQo2tHI/AAAAAAAABgg/pyZ0Hs47qsM/s1600/100_1130.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE3iQo2tHI/AAAAAAAABgg/pyZ0Hs47qsM/s400/100_1130.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539770078363825266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La funicolare più corta del mondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE4JDSTAfI/AAAAAAAABgo/m_SONtil5ZU/s1600/100_1132.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE4JDSTAfI/AAAAAAAABgo/m_SONtil5ZU/s400/100_1132.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539770744794448370" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La chiesa di San Marko&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE4qZ8vPLI/AAAAAAAABgw/GCKfVLwck6U/s1600/100_1150.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOE4qZ8vPLI/AAAAAAAABgw/GCKfVLwck6U/s400/100_1150.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539771317813722290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;I famosi tram blu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOExLGupJHI/AAAAAAAABfI/Ou1Nuq1jswk/s1600/100_1043.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-5160477734759048824?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/5160477734759048824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/11/i-photo-reportage-di-ostpolitik-1.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5160477734759048824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5160477734759048824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/11/i-photo-reportage-di-ostpolitik-1.html' title='I PHOTO-REPORTAGE DI OSTPOLITIK. 1)  ZAGABRIA (Croazia)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TOEyRtLw4VI/AAAAAAAABfY/xwm53U6X8u0/s72-c/100_1043.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-1215586308379263688</id><published>2010-10-28T10:39:00.004+02:00</published><updated>2010-10-28T10:55:58.576+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Moldavia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Varie ed eventuali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Albania'/><title type='text'>PERCHE' "OSTPOLITIK". (Why "Ostpolitik")</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TMk6glguO7I/AAAAAAAABeg/cj2tOJoxutk/s1600/logo_reggio24ore.gif"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 61px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TMk6glguO7I/AAAAAAAABeg/cj2tOJoxutk/s320/logo_reggio24ore.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533017948700949426" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ci sono persone in Italia (e ne conosco tante) che sembrano avere una vera e propria passione per l’Europa orientale e lo spazio post-sovietico. Essendoci anch’io, come potete intuire, tra quelle persone, mi permetto di precisare che, solitamente, più che di “passione” occorrerebbe parlare di “vocazione”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ritengo che in questo ambito laico del linguaggio comune il termine “passione” tenda a scivolare pericolosamente verso il termine inglese “hobby”. Al contrario, usando “vocazione”, si pone in evidenza una particolare sensibilità dell’individuo, una sorta di innata tendenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non saprei spiegare altrimenti se non con “vocazione” il mio essere ragazzino leggendo carte geografiche e politiche di paesi che m’immaginavo lontani, inaccessibili, addirittura magici. Forse colpa di quei suffissi “-onia”, “-ania”, “-stan”, che facevano apparire come fantastiche realtà che di fiabesco avevano ben poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Studi e viaggi m’insegnarono l’enorme discrepanza tra la propria immaginazione e la realtà. Tuttavia imparai anche che, talvolta, la fantasia è più noiosa della cruda realtà e che, a sua volta, la realtà è spesso solo apparente.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TMk6DSwQMGI/AAAAAAAABeY/EU3VbQmzOsQ/s1600/ostpolitik.jpg"&gt;&lt;img style="float: right; margin: 0pt 0pt 10px 10px; cursor: pointer; width: 200px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TMk6DSwQMGI/AAAAAAAABeY/EU3VbQmzOsQ/s200/ostpolitik.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533017445449609314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dunque eccomi qua, complice la mia passione (questa volta il termine è corretto) per la scrittura (e un blog omonimo di questa rubrica), a parlare di Europa orientale e spazio post-sovietico per un quotidiano on-line della mia città. Ora però una domanda è d’obbligo: che senso ha tutto ciò?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quesito mi è sorto la sera scorsa. “Ormai sono sei mesi che collabori con Reggio24Ore, meglio tardi che mai”, direte voi. Avete ragione, ma capitemi: all’ovvio non ci si pensa mai e le domande ovvie sono frequentemente le più difficili ed insidiose. Ho provato a darmi tre risposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto, a livello macro. Scrivere di “est” oggi significa scrivere di una parte di mondo che si è schiusa davanti ai nostri occhi non più di una ventina di anni fa. Un’area nuova, dinamica, in crescita (non è un caso che in questo periodo uno dei principali traini economici dell’Ue sia la Polonia) ed in balìa di eventi epocali (ad esempio il ritorno della Russia sulla scena internazionale). Insomma, capire l’est per capire noi oggi e per avere uno sguardo sul domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’altra risposta l’ho data guardando al micro, cioè alla comunità di Reggio Emilia. Non credo possa essere azzardato affermare che la nostra città sia fortemente “orientata” all’Europa dell’est. Accanto ad una tradizione storica (l’inno polacco venne composto nel 1797 proprio a Reggio Emilia) e istituzionale (ad esempio i gemellaggi con Bydgoszcz, Zadar, Chisinau e Kragujevac) vi è una realtà quotidiana composta da migliaia e migliaia d’immigrati dell’est (Albania, Romania, Ucraina, Moldavia e Polonia sono i principali paesi di provenienza) che vivono in mezzo a noi, con tutte le opportunità e i problemi che la convivenza tra nazionalità tanto diverse comporta. Parlare di est a Reggio significa dunque parlare di tradizione e d’integrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine una risposta rispetto al quotidiano Reggio24Ore. Quando per la prima volta io e il direttore Fangareggi entrammo in contatto, in un breve scambio di mail in merito a quale dovesse essere il più auspicabile futuro politico per l’Ucraina manifestammo opinioni discordanti. Rimasi piuttosto sorpreso e anche un po’ scosso: dissentire dal direttore non era male come inizio ... Poi pian piano capii, e l’Operazione Agorà confermò la mia sensazione. Reggio24Ore s’apprestava a divenire più di un semplice giornale con una specifica linea editoriale: diveniva uno spazio aperto e interattivo di discussione e confronto. Lo scopo: quello di dar vita ad una comunità pensante e critica (Reggio Emilia, ma non solo), in-formata e capace di in-formarsi. Nel mio piccolo, con la mia rubrica, non posso che essere contento di partecipare a questo sforzo.&lt;br /&gt;Pubblicato su&lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Perch%C3%A9+%27%27Ostpolitik%27%27&amp;amp;idSezione=18778"&gt; Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-1215586308379263688?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/1215586308379263688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/10/perche-ostpolitik-why-ostpolitik.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1215586308379263688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1215586308379263688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/10/perche-ostpolitik-why-ostpolitik.html' title='PERCHE&apos; &quot;OSTPOLITIK&quot;. (Why &quot;Ostpolitik&quot;)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TMk6glguO7I/AAAAAAAABeg/cj2tOJoxutk/s72-c/logo_reggio24ore.gif' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2517452968484284207</id><published>2010-10-15T17:45:00.002+02:00</published><updated>2010-10-15T17:58:43.439+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Croazia'/><title type='text'>GLI UTILI IDIOTI SERBI. (Serbian useful idiots)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TLh6JijdwWI/AAAAAAAABeQ/q8xWsoCE-DA/s1600/ivan3.jpg_415368877.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 169px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TLh6JijdwWI/AAAAAAAABeQ/q8xWsoCE-DA/s320/ivan3.jpg_415368877.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5528302846910251362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ormai conosciamo tutti Ivan Bogdanov, l’ultrà con passamontagna e braccia tatuate in bella mostra (geniale!) che ha guidato la follia collettiva degli hooligans serbi a Genova. Giornali e telegiornali si sono sbizzarriti nell’immortalare l’uomo nero di Marassi, così come nell’analizzare il fenomeno del tifo violento in Serbia e nei Balcani.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Inaspettatamente mi è capitato di leggere e vedere cose parecchio interessanti. Giustamente si è sottolineata la valenza molto politica (e poco calcistica) di quanto accaduto nel capoluogo ligure. Altrettanto propriamente si sono richiamati alla memoria eventi sportivi, come ad esempio la sfida del 13 maggio 1990 tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa Belgrado, legati alla sanguinosa storia balcanica degli anni ’90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nondimeno, oltre alle immancabili ed inevitabili polemiche interne italiane (ma come cavolo hanno fatto Bogdanov e compagnia bella ad entrare a Marassi con tenaglie, tronchesi, razzi, scale, fumogeni e quant’altro?), qualche più acuto osservatore ha posto il problema dell’accesso nell’Ue della Serbia, messo costantemente a rischio da episodi come quello di Genova o come quello del Gay Pride di Belgrado di qualche giorno addietro. Tutto corretto, ma vediamo di andare un po’ in profondità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’indomani degli scontri di Marassi, un quotidiano serbo titolava “Hooligans-Serbia: 3-0”, un amaro esplicito riferimento alla vittoria a tavolino dell’Italia, ma soprattutto alla sconfitta della Serbia nella partita contro i suoi stessi violenti estremismi, la medesima partita che nel 2003 costò la vita al primo ministro Dijndijc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà, il titolo di quel quotidiano avrebbe potuto essere benissimo “Utili idioti-Serbia: 3-0”. Il senso non sarebbe mutato. Già, perché è ormai palese come le frange del tifo estremo balcanico siano semplicemente un bacino di manovalanza a basso costo per correnti e tendenze politiche che intendono propagandare e far propagare idee non proprio in linea con le moderne liberal-democrazie e neppure con i più banali principi di legalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’humus sociale ex-iugoslavo degli anni ’90, alimentato dai (dis)valori della forza fisica e della sopraffazione, ha creato giovani i cui miti da emulare sono i Mladic, i Karadzic, i Gotovina (per la parte croata) o le “Tigri di Arkan”. Ivan Bogdanov è uno di loro, ragazzi cresciuti mentre si sparava per strada e mentre bombardieri intelligenti partiti da Aviano regalavano la libertà a suon di tritolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza lavoro in un paese in guerra, i tanti Bogdanov si rifugiavano nel gruppo, la curva dello stadio, e si ricostruivano un’identità, quella fondata sui valori della Grande Serbia. Credendosi mercenari, si riducevano in realtà a utili idioti al servizio dell’estremista di turno. Costui, nella Serbia degli anni ’90, era Slobodan Milosevic. Declinata la sua fortuna, gli utili idioti non esitarono a voltargli le spalle e a partecipare alla sua destituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E oggi? Chi servono (e a chi servono) gli utili idioti? In poche parole, chi c’è dietro ai fatti di Marassi? Certamente si tratta di forze ostili all’integrazione europea della Serbia, tant’è vero che un risultato in questo senso è già stato ottenuto, essendosi ieri irrigidita la posizione dell’Olanda sulla consegna di Mladic e Hadzic da parte di Belgrado.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Su chi siano poi nello specifico queste forze è difficile a dirsi: il Partito Radicale di Seselj, il Movimento 1389, il gruppo Obraz, il boss mafioso Darko Saric. Tutto è plausibile, anche perché in Serbia l’intreccio tra organizzazioni ultranazionaliste, gruppi paramilitari, servizi deviati e criminalità organizzata è molto forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine una nota conclusiva, che semplicemente una nota non è: proprio mentre a Genova si lanciavano fumogeni e si bruciavano bandiere albanesi, il Segretario di Stato americano Hillary Clinton si recava in visita in Kosovo, dopo essere stato a Sarajevo e aver incontrato a Belgrado il presidente Tadic. Quindi, notizia per chi ancora non se ne fosse accorto, gli Stati Uniti di Obama hanno ripreso a interessarsi ai Balcani, un pallino della famiglia Clinton (a Pristina c’è persino la statua di “Bill, the saviour”). Sinceramente, non so se sia un bene.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?idSezione=18360&amp;amp;idSezioneRif=12826"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2517452968484284207?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2517452968484284207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/10/gli-utili-idioti-serbi-serbian-useful.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2517452968484284207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2517452968484284207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/10/gli-utili-idioti-serbi-serbian-useful.html' title='GLI UTILI IDIOTI SERBI. (Serbian useful idiots)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TLh6JijdwWI/AAAAAAAABeQ/q8xWsoCE-DA/s72-c/ivan3.jpg_415368877.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2099098809783293323</id><published>2010-09-30T00:08:00.006+02:00</published><updated>2010-11-07T22:21:03.072+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>FINI, LUZHKOV E I CAIMANI. (Fini, Luzhkov and the Caymans)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TKO6FpS8GoI/AAAAAAAABdw/tFfEaI1wS2U/s1600/160746392.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 182px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TKO6FpS8GoI/AAAAAAAABdw/tFfEaI1wS2U/s320/160746392.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5522462174233762434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Cosa accomuna Gianfranco Fini e Yurij Luzhkov, sino a ieri sindaco di Mosca, omofobo e autoritario, personalità populista e controversa? Praticamente nulla, se non l’andamento del percorso politico (anche se io parlerei piuttosto di “parabola politica”), cioè l’aver flirtato per anni con il Caimano di turno per poi venirne divorato. L’epilogo del “caso Luzhkov” si è avuto poche ore fa, quando il presidente Medvedev ha rimosso dal suo incarico il più discusso primo cittadino della Federazione russa, ponendo fine ad uno scontro politico che imperversava sui principali media del paese ormai da settimane.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Divenuto sindaco di Mosca nel giugno del 1992, Luzhkov è riuscito ad attraversare politicamente tutta l’epoca Eltsin, nonché la terribile crisi economica della fine degli anni ’90 e tutti gli anni della presidenza Putin. Dapprima guida del partito conservatore “Patria – Tutta la Russia” insieme a Primakov, si avvicinò successivamente alle posizioni del Cremlino, divenendo addirittura uno dei principali esponenti di “Russia Unita”, il partito simbolo del putinismo nella Federazione e nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà il rapporto tra Luzhkov e Putin è sempre stato di amore-odio. Il capo del Cremlino riconosceva al sindaco di Mosca indubbie capacità di gestione e di mantenimento dell’ordine in una città estremamente complessa e composita come di fatto è la capitale russa. Tuttavia, dall’altro lato, sia le frequenti inopportune dichiarazioni di Luzhkov (si pensi, ad esempio, al suo revanscismo sulla Crimea), sia le sue forti ambizioni politiche hanno creato non pochi grattacapi e preoccupazioni a Putin. Alla fine, essendo Mosca il principale bacino di voti (e di denaro) nel paese, il Cremlino chiuse spesso un occhio (o forse entrambi) e un modus vivendi con Luzhkov venne trovato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A soli due anni dall’avvento di Medvedev le cose sono cambiate. Un rapido sguardo ai sondaggi, un’occhiata al calo della popolarità del primo cittadino moscovita (complici le sue numerose gaffe, non da ultima quella di essersene andato in vacanza in Austria mentre la città era circondata dagli incendi), ed ecco che l’alleato di ieri diventa la preda da sbranare oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spuntano dunque i dossier: la stampa e le tv legate a Gazprom, cioè al Cremlino, iniziano una campagna di delegittimazione e di accuse rivolte anzitutto all’attuale seconda moglie di Luzhkov, Jelena Baturina, imprenditrice edile che, secondo gli accusatori (e con tutta probabilità), sarebbe diventata la donna più ricca di Russia grazie ai “favori” del marito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qual è il peccato mortale commesso da Luzhkov? Molto semplice: l’essersi avvicinato al Caimano, l’averne goduto i benefici e, non pago di questi, l’aver lanciato una sfida capace di mettere in forse l’esistenza dello stesso Caimano. Nel caso in questione: l’aver seminato zizzania nel tandem Medvedev-Putin per trarne beneficio politico. Basti pensare alle numerose voci, provenienti dall’entourage di Luzhkov, che parlavano di un suo sostegno a Putin nell’ipotetica sfida con Medvedev alle presidenziali del 2012.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, le analogie con il martellante italico “caso Montecarlo” sono parecchie. Come in un gioco della settimana enigmistica, lascio a voi trovarle. Per quanto riguarda Fini, non so se gli farebbe piacere sapere com’è andata a finire la faccenda moscovita…&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?idSezione=17806&amp;amp;idSezioneRif=12826"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2099098809783293323?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2099098809783293323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/09/fini-luzhkov-e-i-caimani-fini-luzhkov.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2099098809783293323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2099098809783293323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/09/fini-luzhkov-e-i-caimani-fini-luzhkov.html' title='FINI, LUZHKOV E I CAIMANI. (Fini, Luzhkov and the Caymans)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TKO6FpS8GoI/AAAAAAAABdw/tFfEaI1wS2U/s72-c/160746392.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-3936956686163321349</id><published>2010-09-23T23:24:00.005+02:00</published><updated>2010-09-23T23:31:03.481+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Canada'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Norvegia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Danimarca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>LA RUSSIA, PROTAGONISTA DELL'ARTICO. (Russia, the protagonist of the Arctic)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TJvGpmRxROI/AAAAAAAABcg/Q6Pfhju2fDU/s1600/arctic.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TJvGpmRxROI/AAAAAAAABcg/Q6Pfhju2fDU/s320/arctic.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5520224186224690402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si sta concludendo in queste ore a Mosca il primo Forum Internazionale sull’Artico, iniziativa originariamente prevista per lo scorso aprile ma poi slittata a causa delle bizze dell’impronunciabile vulcano islandese. Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo del Forum, "&lt;a href="http://www.arctic.ru/"&gt;L’Artico: territorio di dialogo&lt;/a&gt;”, poiché è palese come dietro a questa immensa area contesa, cruciale sia per le enormi riserve di idrocarburi presenti sia per le nuove rotte marittime apertesi a causa dello scioglimento dei ghiacci, sia in atto una vera e propria sfida geopolitica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Gli attori di questa partita sono essenzialmente cinque: Russia, Stati Uniti, Canada, Danimarca e Norvegia. Personalmente, se dovessi scommettere su di un “vincitore”, scommetterei sulla Federazione russa. Non è ovviamente un caso che il suddetto Forum si svolga a Mosca: la Russia è il paese che si sta muovendo con maggior vigore nella contesa artica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Medvedev ha recentemente stanziato 64 milioni di dollari in ricerche con il solo scopo di dimostrare al Palazzo di Vetro di New York che le dorsali sottomarine di Lomonosov e di Mendeleev sono, di fatto, una continuazione della piattaforma continentale russa. La conseguenza, secondo quanto previsto dalla Convenzione Onu dell’82 sul Diritto del Mare, sarebbe l’appartenenza a Mosca di oltre un milione di chilometri quadrati tra la penisola di Chukotka, Murmask e il Polo Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La volontà russa di smorzare i toni e di promuovere il dialogo è, in questa fase, funzionale alla propria posizione di preminenza nella corsa all’Artico. Il presidente Medvedev è senza dubbio una personalità conciliante e che può ispirare fiducia: un giurista prestato all’economia che ama vestire casual e che ascolta i Deep Purple, insomma il volto pulito che, nell’epoca Obama, sembra essere necessario per guidare, anche con un po’ di soft power, una grande potenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo è stato bravo Putin. Quando nel 2007-2008, alla scadenza del suo secondo e ultimo mandato, l’inquilino del Cremlino si trovò a decidere cosa fare, le opzioni erano essenzialmente due: cambiare la Costituzione per continuare a rimanere in sella oppure designare un successore. Alla fine il putinismo trionfò e Vladimir ebbe la botte piena e la moglie ubriaca: lui mantenne il timone, ma dietro le quinte diventando Primo Ministro, mentre sul fronte, a trattare con il nemico, venne mandato il più liberale Medvedev.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo tenendo a mente questo è possibile comprendere lo straordinario successo diplomatico ottenuto da Mosca (e da Oslo) la scorsa settimana: la firma di un trattato che, dopo quarant’anni di durissime contese, definisce con chiarezza il confine russo-norvegese nel Mare di Barents, dando così il via libera allo sfruttamento delle sue risorse, fino ad ora rimasto congelato. La grande sete di gas e di petrolio dei due paesi ci dimostra come, messe alle strette da problemi economici contingenti, talvolta le diplomazie riescano ad allontanare antichi rancori e a riconciliarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Con l’accordo sul Mare di Barents la Russia porta dalla sua parte uno storico avversario, per di più membro della Nato. E mentre il Segretario dell’Alleanza Atlantica invita a usare la sua organizzazione internazionale come sede di dialogo sull’Artico, il Forum Internazionale di Mosca registra la presenza di scienziati, politici e rappresentanti d’influenti istituzioni internazionali, dalla Banca Mondiale al Consiglio Artico fino al Wwf.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’Artico Medvedev e Putin sembrerebbero dunque essere riusciti a mettere fuori gioco la Nato. Ora il principale avversario di Mosca pare certamente essere il Canada, già pesantemente irritato dalla bandiera russa piantata qualche tempo fa sotto il Polo Nord da Artur Chilingarov e dall’equipaggio dei suoi due mini sottomarini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante le rivendicazioni di Ottawa siano corpose e gli investimenti per documentarle siano altrettanto ingenti, io continuo a scommettere su Mosca: alla fine delle negoziazioni, in sede Onu, sarà la Russia a ottenere maggiori concessioni. Anche perché, come ebbe a dire lo stesso Putin, “è l’orso (simbolo della Federazione russa) il padrone dell’Artico”.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=La%20Russia,%20protagonista%20dell%27Artico&amp;amp;idSezione=17628"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-3936956686163321349?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/3936956686163321349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/09/la-russia-protagonista-dellartico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3936956686163321349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3936956686163321349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/09/la-russia-protagonista-dellartico.html' title='LA RUSSIA, PROTAGONISTA DELL&apos;ARTICO. (Russia, the protagonist of the Arctic)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TJvGpmRxROI/AAAAAAAABcg/Q6Pfhju2fDU/s72-c/arctic.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-207300052981924445</id><published>2010-09-05T00:41:00.005+02:00</published><updated>2010-09-23T23:31:16.464+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovacchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>LA QUESTIONE ROM. (The Roma issue)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TILOCvFIupI/AAAAAAAABcQ/6mrdgYduq5Q/s1600/001_lunik_ix_kosice.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 209px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TILOCvFIupI/AAAAAAAABcQ/6mrdgYduq5Q/s320/001_lunik_ix_kosice.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5513195440247978642" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ho atteso qualche giorno per vedere se vi fossero sviluppi nelle indagini, ma niente: la strage avvenuta lo scorso 30 agosto nei pressi di Bratislava non ha ancora un movente ufficiale. Eppure alzi la mano chi, scorrendo l’identità delle vittime, non abbia pensato ad un gesto estremo di odio etnico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricapitoliamo: Devinska Nova Ves è un anonimo quartiere di periferia, un’area puntellata di orrendi e malinconici casermoni in stile sovietico, questo sì, ma non propriamente una zona degradata o ad elevato tasso di criminalità. Bene, qualche giorno fa, in questa location che ha poco a che spartire con il Bronx, un tale Lubomir Harman, armato fino ai denti con tanto di fucile d’assalto, è entrato in un appartamento uccidendo i sei inquilini. Successivamente, da una finestra della stessa abitazione, ha iniziato a sparare verso la strada. Ferite diciannove persone, l’uomo è stato finalmente colpito dalla polizia e, ormai in fin di vita, si è suicidato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pura follia, depressione, regolamento di conti, legami con il crimine organizzato e con il traffico di droga. Certamente, tutte le ipotesi al vaglio della polizia sono verosimili. Tuttavia il fatto curioso (e significativo) è la disinvoltura con la quale le autorità slovacche abbiano minimizzato la plausibilità del movente più ovvio, cioè quello etnico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stato un caso che il nucleo familiare decimato da Harman fosse di etnia Rom? Senza dubbio la mente dell’omicida era affetta da gravi turbe. Ma sarebbe accaduto lo stesso se la famiglia in questione fosse stata, ad esempio, slava? Domande lecite, specie in un paese che da qualche tempo sta vivendo una nuova ondata d’intolleranza anti-Rom: esattamente il giorno prima della strage, a Vychod, estremo est della Slovacchia, si era inaugurato un muro in cemento armato capace di dividere l’intero abitato da un confinante insediamento Rom.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti ad un episodio come quello di Vychod (non è il primo e non sarà neppure l’ultimo), il neo-Primo Ministro Iveta Radicova si era limitata a dichiarare timidamente che “ogni muro può essere abbattuto”. Formule politichesi che nascondono una realtà molto semplice: la totale incapacità nel gestire la “questione Rom”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire cosa intendo, occorre rimanere nel profondo est slovacco, nella periferia della città di Kosice. Qui si trova Lunik IX, quartiere Rom di oltre seimila abitanti che detiene un non troppo invidiabile record: la disoccupazione raggiunge in pratica il cento percento. Lunik IX rappresenta tutto ciò che non deve essere fatto nell’affrontare la “questione Rom”. Apposite politiche hanno incentivato e favorito la creazione di questo ghetto dove oggi mancano acqua potabile, luce, gas (anche a seguito del mancato pagamento delle bollette da parte dei residenti) e dove malattie quali epatite, scabbia e meningite sono all’ordine del giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È ingenuo e perfino sbagliato pensare ad un meccanismo diretto di causa-effetto tra generale intolleranza e singolo fatto di sangue. Tuttavia è altrettanto ingenuo pensare che il clima di ostilità non eserciti una certa influenza (anche) sulla mente di qualche folle. Tanto più se, come nei giorni scorsi, il sentimento anti-Rom si palesa a livello continentale: mentre a Bratislava si sparava, in Francia si procedeva ai rimpatri forzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, non so voi, ma io la ricetta magica per risolvere concretamente quello che ormai è divenuto a livello europeo il “problema Rom” non ce l’ho. D’altra parte, se l’ostilità verso questa popolazione è così diffusa qualche fondamento l’avrà. Insomma, sappiamo bene che non è tutta colpa dei Gagé (a proposito, invito i lettori a digitare “Lunik IX” su Google immagini, per capire a che livelli possa arrivare il degrado Rom).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione dei Roma è, in definitiva, la questione della tolleranza portata alle estreme conseguenze. La sfida ultima in tema d’integrazione: convivere con chi ha scale valoriali talvolta opposte alle nostre. In sostanza, i Rom minano le nostre certezze, lanciando una provocazione continua (e salutare) alle nostre stesse costruzioni sociali. Si tratta di una sfida positiva, che non possiamo rifiutarci di cogliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non significa che le leggi dello Stato ed i principi di legalità non vadano rispettati, e neppure intendo dire che noi Gagé dobbiamo chiudere un occhio o fare sconti sul rispetto delle regole fondamentali della convivenza civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Semplicemente, ritengo che la via maestra sia la gestione, paziente e quotidiana, di un conflitto che, a mio modo di vedere, non cesserà mai totalmente di esistere. Ridurre la tensione a piccoli passi, mirando sì ad eliminarla, ma nella consapevolezza che ciò non sarà mai pienamente possibile. Anche perché “integrazione” non significa “assimilazione”.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=La+questione+Rom&amp;amp;idSezione=16938"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-207300052981924445?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/207300052981924445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/09/la-questione-rom-roma-issue.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/207300052981924445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/207300052981924445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/09/la-questione-rom-roma-issue.html' title='LA QUESTIONE ROM. (The Roma issue)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TILOCvFIupI/AAAAAAAABcQ/6mrdgYduq5Q/s72-c/001_lunik_ix_kosice.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7134872033347033314</id><published>2010-08-18T23:07:00.004+02:00</published><updated>2010-08-18T23:15:44.237+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iran'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>COSPIRAZIONISMO RUSSO. (Russian conspiracionism)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TGxM-MM9EFI/AAAAAAAABbY/xlBXhxKYHew/s1600/32157.jpg.bmp"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 198px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TGxM-MM9EFI/AAAAAAAABbY/xlBXhxKYHew/s320/32157.jpg.bmp" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506861075678433362" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Adesso ci si mettono pure gli uragani. Dopo giorni e giorni di lingue di fuoco, vaste aree della Federazione russa sono ora colpite da pesanti precipitazioni e fortissimi venti. Alberi sradicati, case scoperchiate ed auto rovesciate rappresentano il nuovo scenario che in questi giorni è possibile osservare a San Pietroburgo e dintorni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ormai da qualche tempo agosto è diventato il mensis horrificus per la Russia. Due anni fa la seconda guerra in Ossezia del Sud; dieci anni fa la tragedia del sottomarino nucleare Kursk; oggi gli incendi senza precedenti che hanno messo a terra l’economia e la salute del paese, oltre alla credibilità della classe dirigente e, in particolare, del tandem Medvedev-Putin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio come era accaduto dieci anni fa, l’opinione pubblica rimprovera all’esecutivo di Mosca l’incapacità di gestire le situazioni d’emergenza. Per il neo-insediato Putin la vicenda del Kursk costituì il primo arresto alla sua crescente popolarità. I numerosi fallimenti nei tentativi di salvataggio e la costante disinformazione fornita ai media fecero ritornare alla memoria un modo di fare politica tipicamente made in Urss.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia vi è un altro lato di quella tragedia che occorre considerare. Un lato che accomuna, al di là della coincidenza di mese, l’affondamento del Kursk e la tragedia degli incendi alla quale abbiamo assistito in questi giorni. Un lato fatto di misteri e teorie del complotto, accuse ed illazioni. Insomma, storie degne del miglior Frederick Forsyth.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dark side della prima vicenda è stato discretamente esposto da Jean-Michel Carré in un documentario, “Kursk: a submarine in troubled waters”, nel quale si teorizza che l’affondamento del sommergibile russo sia stato dovuto, in realtà, ad uno scontro con due sottomarini americani, il Toledo (che urtò il Kursk) ed il Memphis (che lanciò un colpo contro l’equipaggio russo). Difficilmente arriveremo a sapere tutta la verità su quella tragedia. Almeno nel breve periodo. Per ora, quello che ci rimane è &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=IqmZkrm0jVw"&gt;l’espressione sardonica di Putin&lt;/a&gt; alla domanda di Larry King, “cosa è successo al vostro sommergibile?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come è possibile elaborare una teoria del complotto sul problema degli incendi che stanno affliggendo la Russia da oltre un mese? Ovviamente richiamandosi all’High-frequency Active Aural Research Program (HAARP), un sistema, sito in Alaska e finanziato in sostanza dal Pentagono, formato da 360 trasmettitori e 180 antenne capaci di inviare nella ionosfera oltre 3.500 chilowatt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le giustificazioni ufficiali all’esistenza dell’impianto, ricerca scientifica e miglioramento delle comunicazioni radio militari, non hanno mai convito i numerosi internauti affascinati dai complotti, i quali attribuiscono ad HAARP addirittura la capacità di generare calamità naturali. Per la verità neppure i parlamentari di Strasburgo sono stati immuni da dubbi circa la reale natura dell’installazione, se il Parlamento Europeo ha avuto modo d’interessarsi varie volte alla questione, invitando le autorità americane a fare chiarezza sullo scopo di HAARP.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo materia per complottisti, dunque. Tant’è vero che il collegamento HAARP-incendi in Russia non proviene da qualche fanatico delle cospirazioni, bensì da Andrei Arashev, politologo e vice-direttore della Fondazione Cultura Strategica. Di più: il suo articolo, dal significativo titolo di "&lt;a href="http://en.interaffairs.ru/read.php?item=46"&gt;Climate Weapons: More Than Just a Conspiracy Theory?&lt;/a&gt;”, è stato pubblicato dai principali media del paese, tra i quali l’agenzia RIA Novosti ed International Affairs, un organo dello stesso Ministero degli Esteri russo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciando da parte gli aspetti scientifici (o pseudo tali), così come tutto ciò che riguarda specificatamente HAARP, un terreno scivoloso sul quale non voglio addentrarmi (e neppure saprei farlo), ciò che mi preme sottolineare è il dato politico di fondo: ancora una volta siamo di fronte ad uno scontro Usa-Russia. Come ai tempi del Kursk, le relazioni Washington-Mosca sono inquinate da accuse e sospetti reciproci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, dietro ai sorrisi ed alle strette di mano, Obama-Biden-Clinton e Medvedev-Putin-Lavrov se le danno di santa ragione. Ulteriore prova ne è la centrale nucleare iraniana di Bushehr, a breve operativa grazie all’assistenza tecnica russa ed al combustibile proveniente da Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentori di Guerra Fredda. Ritorni al passato che si celano dietro le formalità dei protocolli diplomatici. A Mosca si tirano fuori dalle soffitte le protivogaz, le maschere anti-gas d’epoca sovietica. Sì, lo so, sono per difendersi dal fumo acre di questi giorni. Ma fanno comunque impressione.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Cospirazionismo+russo&amp;amp;idSezione=16484"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7134872033347033314?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7134872033347033314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/08/cospirazionismo-russo-russian.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7134872033347033314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7134872033347033314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/08/cospirazionismo-russo-russian.html' title='COSPIRAZIONISMO RUSSO. (Russian conspiracionism)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TGxM-MM9EFI/AAAAAAAABbY/xlBXhxKYHew/s72-c/32157.jpg.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7905165395728275643</id><published>2010-08-07T00:33:00.002+02:00</published><updated>2010-08-07T00:39:15.535+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kosovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>SERBIA, IL NUOVO ELDORADO. (Serbia, the new Eldorado)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TFyPBNbfo-I/AAAAAAAABao/B0eh7jc5x7g/s1600/97462.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 250px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TFyPBNbfo-I/AAAAAAAABao/B0eh7jc5x7g/s320/97462.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5502430095687525346" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nel suo articolo "&lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Battaglie+di+genere&amp;amp;idSezione=16135"&gt;Battaglie di genere&lt;/a&gt;” Sara Di Antonio ha fatto emergere il caso della Omsa, impresa nostrana pronta a delocalizzare la propria produzione di collant in Serbia. Tuttavia, come certamente Sara saprà, l’azienda faentina non è stata l’unica ad aver messo i propri occhi su Belgrado e dintorni: Generali, Fantoni e Bernardi, ad esempio, sono gruppi italiani già da tempo presenti nel paese balcanico (anche se non con le stesse implicazioni di genere).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ma sono le mosse serbe del Lingotto, ovviamente, a catalizzare l’attenzione dei grandi media italiani (e non solo). Pochi giorni fa Marchionne aveva annunciato l’intenzione di spostare buona parte della nuova produzione automobilistica da Mirafiori a Kragujevac, quarta città della Serbia (peraltro gemellata con Reggio Emila), a 150 chilometri dalla capitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la dichiarazione dell’amministratore delegato Fiat non conteneva grandi elementi di novità: già il 30 aprile 2008, con l’acquisto da parte del Lingotto di Zastava auto, la casa torinese si era impegnata a produrre in Serbia segmenti prima prodotti a Mirafiori e Pomigliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea delle autorità serbe era quella di trasformare Kragujevac nella Detroit balcanica, un polo automobilistico altamente tecnologico, orientato alla costruzione di auto elettriche (le miniere di litio recentemente scoperte in zona rappresentano da questo punto di vista un sicuro vantaggio industriale). Per fare ciò Tadic e compagni hanno realmente promesso la luna a Marchionne: esenzione da qualunque tributo per almeno dieci anni, 300 milioni di euro purché parta la nuova produzione, 10 mila euro di contributi pubblici per ogni dipendente assunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Impossibile per i vertici Fiat resistere alle sirene serbe, quando sul piatto della bilancia venivano posati anche stipendi da 400 euro (contro i 1.200 torinesi), accordi di libero scambio Serbia-Russia-Bielorussia-Turchia che permetteranno al Lingotto di penetrare con facilità nel mercato ex-sovietico e l’impegno di Belgrado ad accollarsi completamente la bonifica dell’impianto Zastava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, perché, piccolo dettaglio, Kragujevac e dintorni sono ancora infestati da tonnellate e tonnellate di veleni, residui dei bombardamenti Nato del ’99. Le stesse fabbriche della Zastava, dove all’epoca lavoravano stabilmente circa 40 mila dipendenti, andarono completamente distrutte. In effetti, oltre ai veicoli, l’azienda produceva anche fucili: ad essere colpiti, tuttavia, furono solamente i reparti auto, camion, la centrale elettrica e il centro di calcolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se agli occhi di molti imprenditori la Serbia potrebbe apparire oggi come un nuovo Eldorado, secondo diversi osservatori essa sembrerebbe piuttosto simile ad un paese di quello che una volta veniva definito “Terzo Mondo”. Era stato il tristemente noto Milosevic ad usare quest’espressione per dipingere il proprio paese dopo le incursioni Nato. I bombardamenti, sosteneva il leader serbo, avevano fatto arretrare il paese di una cinquantina d’anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi la profonda crisi economica che attanaglia il paese e un mercato completamente immobile (nei capannoni di Kragujevac vi sono tuttora 4.500 Fiat Punto invendute) hanno spinto le autorità serbe a concedere di tutto e di più agli investitori stranieri. Ma quanto durerà quest’atteggiamento di prostrazione? E che conseguenze avrà su di un paese abituato a nutrirsi di retorica e nazionalismo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema serbo è oggi lo stesso problema che ha riguardato ogni paese uscito sconfitto da un conflitto. Un problema che giace nelle mani dei vincitori: che fare con il nemico che ha perso la guerra? Quanto è possibile forzare la mano? Può la pace essere punitiva?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché la “questione Fiat” e la “questione kosovara” rappresentano due facce della stessa medaglia. Il recente parere favorevole della Corte Internazionale di Giustizia sull’indipendenza del Kosovo (peraltro piuttosto dubbio dal punto di vista del diritto internazionale) costituisce solo l’ultimo schiaffo dell’Occidente al ferito orgoglio serbo. Difficile non prevedere una reazione che nella sostanza sarà puramente (e pericolosamente) nazionalista, ma che agli occhi dei serbi parrà più che altro analoga a quella dei movimenti di liberazione del Terzo Mondo.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?idSezione=16233&amp;amp;idSezioneRif=12826"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7905165395728275643?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7905165395728275643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/08/serbia-il-nuovo-eldorado-serbia-new.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7905165395728275643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7905165395728275643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/08/serbia-il-nuovo-eldorado-serbia-new.html' title='SERBIA, IL NUOVO ELDORADO. (Serbia, the new Eldorado)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TFyPBNbfo-I/AAAAAAAABao/B0eh7jc5x7g/s72-c/97462.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-730628806996359351</id><published>2010-08-07T00:24:00.002+02:00</published><updated>2010-08-07T00:29:56.350+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovenia'/><title type='text'>A LUBIANA, CAPITALE DEL LIBRO. (In Ljubljana, the capital of book)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TFyMuALr1EI/AAAAAAAABag/KZO7AYnN8iU/s1600/books460.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 192px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TFyMuALr1EI/AAAAAAAABag/KZO7AYnN8iU/s320/books460.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5502427566690784322" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;A chi quest’anno volesse spendere un po’ del proprio tempo estivo, magari anche solo un week-end, al di là della vecchia Cortina di Ferro consiglio di recarsi senza indugi a Lubiana. Se poi costui fosse anche un divoratore di libri, allora la capitale slovena diverrebbe la meta perfetta per una vacanza insolita ma di tendenza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Dallo scorso 23 aprile (giornata nella quale ricorre la morte di Shakespeare, de Cervantes e de la Vega) Lubiana è divenuta per un anno intero capitale mondiale del libro. È ormai un decennio che al quartier generale dell’Unesco a Parigi attribuiscono questo impegnativo titolo. Si era iniziato con Madrid, poi Alessandria, Nuova Delhi, Anversa, Montreal, Torino, Bogotà, Amsterdam ed infine, l’anno scorso, Beirut.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovvio che la Slovenia e la sua piccola capitale meritino questo riconoscimento. Sono i numeri a parlare: con oltre 5 mila titoli pubblicati lo scorso anno, la scena letteraria slovena è la terza più vivace al mondo, alle spalle di quella finlandese ed Islandese. Senza contare poi come anche la storia vi metta del suo: basti pensare che già nel 1584 gli Sloveni ebbero la loro traduzione della Bibbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia è il presente che stupisce. Il Ministro sloveno della Cultura Majda Sirca è colui che ha sponsorizzato a livello europeo l’iniziativa volta a consentire agli Stati membri l’azzeramento dell’IVA sui libri. A livello locale l’approccio seguito ed il grande amore per la cultura non sono certo differenti. Guardiamo proprio a Lubiana, dove ogni anno si susseguono oltre 10 mila eventi culturali, senza contare i numerosissimi festival internazionali di musica e teatro. Il fatto che in una città poco più grande di Reggio Emilia si possano contare 15 musei, 41 gallerie d’arte, 11 teatri e 4 orchestre professionali starà pur a significare qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A conquistare l’istituzione parigina ed a spuntarla su numerosi agguerriti concorrenti vi aveva poi pensato la ricca ed innovativa programmazione proposta dal team sloveno “Lubiana 2010”: la costruzione di “sentieri letterari” per far scoprire al mondo gli autori nazionali, biblioteche ambulanti nei parchi pubblici, scaffali di libri alle fermate dei tram e sui treni, incontri, seminari, laboratori pratici per adulti e bambini ma anche concerti jazz, opere liriche, eventi sportivi (in settembre si terranno addirittura i campionati mondiali di canoa).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’istituzione di spazi dove è possibile scambiarsi libri, così come l’iniziativa “Un libro per tutti”, cioè la possibilità d’acquistare numerosissimi titoli al prezzo massimo di 3 euro ciascuno, testimoniano l’obiettivo ultimo della rassegna slovena (che è poi anche quello dell’Unesco): promuovere una cultura alta ma popolare, raffinata ma non elitaria. Ciò che si nota dall’esterno è uno sforzo congiunto delle autorità slovene, un impegno programmatico capace di far convergere gli sforzi dei differenti settori della società: mondo letterario, mondo editoriale, mondo economico, mondo politico, mondo sportivo, etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I risultati si sono rivelati sbalorditivi: Herta Muller, David Grossman, Richard Flanagan, Daniel Kehlmann e tanti altri big della letteratura mondiale hanno già visitato Lubiana nei mesi scorsi. E poi adulti e bambini di ogni paese e lingua, come si addice ad una città che per secoli è stata un crocevia di culture e popoli. Slavi, tedeschi, latini, ognuno portò il suo contributo nel plasmare la cultura di quest’angolo d’Europa, una tradizione che è anche la solida base di quest’innovativa rassegna (non solo) letteraria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guardare al passato per camminare con decisione e senza timore verso il futuro; gioco di squadra e capacità di programmare sulla base dei dati reali e delle risorse disponibili; idea di “cultura” come di un bene supremo sul quale è necessario investire (con intelligenza) soprattutto in un’epoca di crisi: sono questi gli insegnamenti fondamentali che ci consegna la “capitale del libro 2010”. Dunque, quest’estate, tutti in gita a Lubiana! Invito rivolto in modo particolare ai responsabili della cultura reggiana...&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?titolo=A+Lubiana%2C+capitale+del+libro&amp;amp;idSezione=15671"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-730628806996359351?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/730628806996359351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/08/lubiana-capitale-del-libro-in-ljubljana.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/730628806996359351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/730628806996359351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/08/lubiana-capitale-del-libro-in-ljubljana.html' title='A LUBIANA, CAPITALE DEL LIBRO. (In Ljubljana, the capital of book)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TFyMuALr1EI/AAAAAAAABag/KZO7AYnN8iU/s72-c/books460.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6945500426074555545</id><published>2010-06-29T21:37:00.004+02:00</published><updated>2010-08-07T00:33:41.739+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovacchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>ITALIA-SLOVACCHIA, SCONFITTA ANNUNCIATA. (Italy-Slovakia, announced defeat)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TCpTQmknsFI/AAAAAAAABaY/0IKMosoE4nk/s1600/C_3_TopNews_91544_foto.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 243px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TCpTQmknsFI/AAAAAAAABaY/0IKMosoE4nk/s320/C_3_TopNews_91544_foto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488290640601526354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Una piccola pausa per uscire dal celibato, ed eccomi nuovamente tra voi. Tanti i fatti rilevanti accaduti ad est della vecchia Cortina di Ferro in questi ultimi giorni: le elezioni presidenziali polacche, il continuo crescere della tensione in Kyrgyzstan, il ruolo della Russia nel G20, la singolare guerra del gas tra Mosca e Minsk, tanto per citarne qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure mi son detto: perché non mettere ulteriormente il dito nella piaga? Ma sì, dai, facciamoci del male, parliamo ancora una volta della nostra ormai ingloriosa nazionale di calcio. Non che voglia aggiungere qualcosa al magistrale articolo di &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?titolo=Mesto+addio&amp;amp;idSezione=14975"&gt;Fabio Macchi&lt;/a&gt;, la cui riflessione finale, peraltro, mi sento di sottoscrivere in pieno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piuttosto, la mia vorrebbe essere una considerazione generale, al di là del mero ambito calcistico. Ritengo, e in molti non saranno d’accordo, che vedere i Campioni del Mondo in carica venire sbeffeggiati da una nazionale al suo primo Mondiale possa portare anche ad una valutazione “politica” in senso ampio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non me ne vogliano i seguaci di Gattuso, ma per la vasta accezione che attribuisco al termine “politica”, credo non sia fuori luogo affiancare a tale parola il termine “calcio”. Mettiamo dunque da parte le dichiarazioni di Ringhio, così come le provocazioni di Bossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque la Slovacchia ci ha eliminato. Tutto come avevo previsto. Mi si replicherà: comodo col senno di poi! Facile profetare sul passato! Chi mi conosce personalmente sa benissimo cosa andavo dicendo giorni prima della partita. Mi era bastato uno sguardo alle rose delle due squadre, un’occhiata al modo di giocare delle due formazioni nelle sfide precedenti. “Ok, siamo fuori”, era stata la mia prima affermazione dopo il pareggio con la Nuova Zelanda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una squadra giovane e rivolta al futuro, quella slovacca. Una squadra vecchia (soprattutto mentalmente) e rivolta al passato, quella italiana. Dinamismo, voglia di fare, di sperimentare, da un lato. Rigidità, mancanza di creatività ed immobilismo, dall’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Talvolta il calcio è lo specchio fedele d’una nazione intera, della sua società, della sua cultura, della sua politica e della sua classe dirigente. E allora un dubbio (che sempre più si fa certezza) s’insinua: il nostro Paese è veramente così privo d’idee e “brutto” da guardare dall’esterno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Slovacchia non è certo il paradiso in terra. Anzi, è lo Stato più povero della zona euro, con standard di vita che toccano appena il 70% della media dei Paesi che compongono l’area. La disoccupazione è a livelli preoccupanti, così come il deficit. Le recenti elezioni politiche hanno peraltro portato la Slovacchia ad una vera e propria impasse istituzionale: il premier uscente Fico non è riuscito a formare un governo, mentre ora il testimone è passato ad una variegata coalizione di centro-destra che dovrà cercare di sciogliere un’intricata matassa di alleanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il confronto con la realtà (politica e calcistica) slovacca rende ancora più amaro il boccone. Risulta allora evidente come la nostra inferiorità risieda essenzialmente non nella mancanza di mezzi, quanto piuttosto nella scarsa voglia di riscatto e nello scarso investimento sul futuro. In breve, nella mancanza di speranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il calcio è un linguaggio molto più diretto e comprensibile di mille discorsi di politici. Italiani, guardiamoci allo specchio! Ricambio generazionale, lungimiranza, freschezza, speranza, sono parole a noi aliene. I tre goal che ci ha rifilato la Slovacchia sono lì a dimostrarlo.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?titolo=Italia-Slovacchia%2C+sconfitta+annunciata&amp;amp;idSezione=15030"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6945500426074555545?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6945500426074555545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/06/italia-slovacchia-sconfitta-annunciata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6945500426074555545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6945500426074555545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/06/italia-slovacchia-sconfitta-annunciata.html' title='ITALIA-SLOVACCHIA, SCONFITTA ANNUNCIATA. (Italy-Slovakia, announced defeat)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TCpTQmknsFI/AAAAAAAABaY/0IKMosoE4nk/s72-c/C_3_TopNews_91544_foto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6887071048754853891</id><published>2010-06-10T14:28:00.003+02:00</published><updated>2010-06-10T14:36:25.109+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungheria'/><title type='text'>FIORINO E PAROLE. (Forint and words)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TBDcNf3p6YI/AAAAAAAABaQ/f5Zx5s6du04/s1600/hungarian-forint.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TBDcNf3p6YI/AAAAAAAABaQ/f5Zx5s6du04/s320/hungarian-forint.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481122870961236354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quando si dice “tirarsi la zappa sui piedi”... È quello che devono aver pensato in molti, ascoltando le recenti dichiarazioni del governo ungherese. Varrebbe la pena scrivervi un manuale: “Come affossare la credibilità del proprio paese in poche ore” sarebbe il titolo più adatto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Andiamo con ordine. Tutto ha avuto inizio la settimana scorsa, quando 29 economisti legati al nuovo partito di governo Fidesz hanno paventato l’ipotesi di un deficit al 7-7.5%, contrariamente alla stima del 3.8% elaborata dal precedente esecutivo di centro-sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo step indicato nel manuale prevede poi che un influente membro dell’esecutivo se ne esca affermando che il destino del proprio paese sarà probabilmente simile a quello di qualche nazione economicamente sciagurata. Lajos Kosa, vice presidente di Fidesz, ha seguito alla perfezione tale procedura quando ha affermato pubblicamente che “vi sono poche chance che l’Ungheria eviti l’insorgere di una situazione greca”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo step: peggiorare ulteriormente le cose, non capendo (ancora!) che viviamo nella società della comunicazione, dove gli effetti di ogni parola (e gesto) sono moltiplicati per mille. Complimenti allora a Peter Szijjarto (portavoce del Primo Ministro Orban) che, credendo di vivere nel secolo scorso, ha affermato con preoccupante leggerezza che “sarebbe assurdo pensare che un commento di un politico abbia tanta influenza da portare ad un crollo della borsa e del tasso di cambio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come no. La perdita di due punti percentuali del fiorino nei confronti dell’euro dopo le dichiarazioni di Kosa e dello stesso Szijjarto è certamente casuale. Come casuale è sicuramente il corrispondente crollo del 5% della borsa di Budapest.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa strana è che probabilmente l’Ungheria non sarà una nuova Grecia. Anche se il deficit fosse del 7.5% (altissimo), il dato del debito pubblico non pare preoccupante, con un 78% ben al di sotto dei livelli di Atene e tendenzialmente in linea con la media europea. Inoltre, il fiorino è senza dubbio traballante, ma altri dati come quello delle riserve internazionali registrano un segno positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque la domanda sorge spontanea: perché questo clamoroso autogol? Perché innescare una crisi del fiorino, certo non positiva per il paese, per l’intero continente (nei giorni scorsi Piazza Affari ha risentito pesantemente degli eventi ungheresi) e per qualsiasi partito al governo a Budapest?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una buona parte delle risposte va ricercata nella situazione politica interna all’Ungheria. &lt;a href="http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/i-demoni-di-orbanland-demons-of.html"&gt;Come già scrissi&lt;/a&gt;, le elezioni dello scorso aprile hanno portato ad una mirabolante vittoria dell’opposizione di centro-destra (Fidesz) ed al possibile dominio incontrastato di Viktor Orban.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, due elementi hanno reso sin da subito molto arduo l’esercizio di tale dominio. Anzitutto le innegabili complicate condizioni economico-sociali: Orban è stato bravo e fortunato nell’aggiudicarsi la vittoria elettorale non promettendo quasi nulla agli ungheresi. Ciononostante, anche quel poco che è stato promesso (taglio delle tasse, meno austerità) sarà difficilmente realizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, il fuoco incrociato di un’agguerrita opposizione che attacca il governo sia da sinistra (socialdemocratici), sia da destra (Jobbik). Sottoposti a questo doppio pressing, Orban ed i suoi hanno probabilmente perso la lucidità necessaria in simili frangenti. Errore fatale. Mai dimenticare il peso delle parole, soprattutto nella società della comunicazione.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Fiorino+e+parole&amp;amp;idSezione=14501"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6887071048754853891?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6887071048754853891/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/06/fiorino-e-parole-forint-and-words.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6887071048754853891'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6887071048754853891'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/06/fiorino-e-parole-forint-and-words.html' title='FIORINO E PAROLE. (Forint and words)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TBDcNf3p6YI/AAAAAAAABaQ/f5Zx5s6du04/s72-c/hungarian-forint.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-9146394677984994394</id><published>2010-06-04T00:36:00.003+02:00</published><updated>2010-06-04T00:48:42.476+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ex -Yugoslavia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Turchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovenia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kosovo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bosnia-Erzegovina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Macedonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Croazia'/><title type='text'>CONFERENZA UE-BALCANI E "COPYRIGHT ITALIANO". Eu-Balkans Conference and "Italian copyright"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TAgw4M26naI/AAAAAAAABaI/AuDReCYUSN8/s1600/p-013034-00-01.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 226px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TAgw4M26naI/AAAAAAAABaI/AuDReCYUSN8/s320/p-013034-00-01.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5478682688778575266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mi perdonerete se continuo ad insistere sui Balcani, ma la conferenza internazionale tenutasi il 2 giugno a Sarajevo rappresenta un evento assolutamente degno di nota. Se non altro perché possiamo affermare che, talvolta, la nostra diplomazia italiana lavora bene. Onore al merito a Frattini: ha fortemente voluto la conferenza, l’ha sponsorizzata ed è riuscito a non trasformarla in un fiasco totale. Il rischio era elevatissimo, come aveva mostrato nel maggio scorso il simile (e fallito) vertice di Brdo, in Slovenia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Far sedere allo stesso tavolo i ministri degli esteri di Serbia e Kosovo non è stata un’impresa da poco. Si è dovuti ricorrere ad un escamotage, la cosiddetta “formula Gymnich”, un espediente comunitario che prevede per i partecipanti l’abolizione di riferimenti al proprio paese di provenienza. Formalismi che indicano come la strada da percorrere sia ancora tanta e in salita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque non facciamoci illusioni. Anche perché, in sostanza, il successo della Conferenza di Sarajevo è tutto lì, in quel sedersi fianco a fianco di esponenti serbi e kosovari. Nessuna decisione eclatante, nessun impegno preciso. Abbandonata pure l’idea italiana di una road map per l’integrazione europea dei paesi dell’ex Jugoslavia (eccetto la Slovenia, già membro dell’Ue).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sì che i problemi sul tavolo non erano certo pochi: la questione del golfo del Pirano, che oppone Slovenia e Croazia; la disputa sul nome “Repubblica di Macedonia”, che rende estremamente difficili i rapporti tra Skopje ed Atene; il futuro della Bosnia-Erzegovina e le tendenze secessioniste nella sua parte serba (Repubblica Srpska); infine il problema dei problemi, cioè l’indipendenza del Kosovo. A Belgrado, dove si considera l’atto unilaterale di Pristina come una vera e propria violazione costituzionale, si attende con ansia la fine di quest’anno, quando finalmente la Corte Internazionale di Giustizia dovrebbe pronunciarsi sulla questione kosovara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ora la diplomazia serba guidata da Vuk Jeremic sembrerebbe stare al gioco euro-atlantico capitanato da Frattini. Il nostro Ministro degli Esteri ha ben compreso che parlare di Balcani senza coinvolgere la Serbia non avrebbe alcun senso. Si tratta di vedere se si sia anche capito (e temo di no) che per Belgrado la questione territoriale non è una tra le tante, ma è l’irrinunciabile questione fondamentale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Solo dopo il verdetto della Corte Internazionale potrà chiarirsi la posizione internazionale della Serbia. Intanto possiamo notare come alla Conferenza di Sarajevo fossero presenti alcuni “ospiti speciali”: oltre ai soliti Stati Uniti, la Russia e la Turchia, due paesi che guardano con sospetto alla strategia “Serbia first” di Bruxelles. Due potenze geopolitiche in ascesa che stanno tentando di (ri)costruire proprie sfere d’influenza sulla massa eurasiatica, Balcani compresi.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?titolo=Conferenza+Ue-Balcani+e+%27%27copyright+italiano%27%27&amp;amp;idSezione=14270"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-9146394677984994394?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/9146394677984994394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/06/conferenza-ue-balcani-e-copyright.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/9146394677984994394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/9146394677984994394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/06/conferenza-ue-balcani-e-copyright.html' title='CONFERENZA UE-BALCANI E &quot;COPYRIGHT ITALIANO&quot;. Eu-Balkans Conference and &quot;Italian copyright&quot;'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/TAgw4M26naI/AAAAAAAABaI/AuDReCYUSN8/s72-c/p-013034-00-01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-1342160073431370974</id><published>2010-05-28T18:14:00.001+02:00</published><updated>2010-05-28T18:25:49.517+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ex -Yugoslavia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bosnia-Erzegovina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Croazia'/><title type='text'>RATKO MLADIC: VIVO, MORTO O X</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S__uQZoE-FI/AAAAAAAABaA/xO9cZkGs4MI/s1600/mladic_06_geruecht__615790g.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S__uQZoE-FI/AAAAAAAABaA/xO9cZkGs4MI/s320/mladic_06_geruecht__615790g.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5476357637430114386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Vi ricorderete certamente di Ratko Mladic. Il suo nome, insieme a quello di Radovan Karadzic, resterà per sempre legato alle vicende belliche che hanno infuocato la Jugoslavia negli anni ‘90 del secolo scorso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Per oltre un decennio entrambi i personaggi sono stati nel mirino del Tribunale Penale Internazionale dell’Aia. Le accuse: crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Il 21 luglio 2008 Karadzic veniva arrestato a Belgrado, dove da tempo si nascondeva sotto falsa identità. Al contrario, Mladic risulterebbe tuttora latitante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che nel corso degli ultimi anni siano mancati gli avvistamenti. In Russia, in Grecia, sulle spiagge del Montenegro e, addirittura, sugli spalti dello stadio Stella Rossa, dove Mladic si sarebbe recato per assistere alla partita di calcio Jugoslavia - Cina. Tuttavia, per un motivo o per l’altro, mai si è arrivati a catturare “il boia dei Balcani” il quale, evidentemente, godrebbe di una rete di protezioni piuttosto articolata. Sempre che sia ancora vivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sì, perché a quanto pare la sua famiglia avrebbe appena avviato la pratica per la dichiarazione di morte presunta del loro congiunto. In realtà, dietro alla decisione si celerebbero problemi legati alle pensioni congelate, oltre alla voglia di chiudere a chiave per sempre (e per quanto sia possibile con un pezzo di carta) il passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vero è che questa mossa potrebbe essere in realtà il miglior indizio del fatto che Mladic sia ancora vivo. Magari in un casolare sulle montagne al confine tra Serbia e Bosnia-Erzegovina. Magari a Belgrado, proprio come Karadzic. Magari in un’ex repubblica sovietica a fare il professore, come ha recentemente suggerito il Kurir. Secondo il quotidiano serbo, attualmente Mladic insegnerebbe “armamenti nucleari” in un’accademia militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, aggiunge il giornale di Belgrado, nel paese in questione tutte le alte sfere sarebbero a conoscenza della presenza di quell’insolito docente, ma nessuno potrebbe fare nulla a causa della protezione offerta all’ex generale dai servizi segreti francesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sinceramente mi risulta difficile comprendere quale sia il senso (manifesto e recondito) dell’indiscrezione fornita dal tabloid serbo. Si tratta di un’informazione attendibile? Oppure di un messaggio in codice per qualcuno? Cosa lega Mladic ai servizi francesi? Potrebbe semplicemente essere un modo per comunicare alla comunità internazionale l’impossibilità, per le forze di sicurezza serbe, di catturare Mladic? Non dimentichiamo che dal suo arresto (come da quello dell’ex Presidente della Repubblica Serba di Krajina, Goran Hadzic) dipende l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mladic è ancora piuttosto popolare in patria, dove in molti lo considerano un “tragic hero”, per riprendere il titolo di una famosa (e controversa) opera nella quale si attribuisce all’ex generale dei serbi di Bosnia il merito di essere stato il primo in Europa a combattere il fondamentalismo islamico come lo conosciamo oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché ritengo che le ricerca di Mladic debba essere accompagnata da un vasto dibattito pubblico (in Serbia, come presso l’intera comunità internazionale) su quei tragici anni ’90 jugoslavi. Un confronto aperto (che ancora non si è avuto), tra storici, analisti e protagonisti di quella martoriata epoca. Un confronto che coinvolga anche la società civile, od almeno i segmenti più rappresentativi di essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ferite dei Balcani potranno essere ricucite solo attraverso il doloroso filo della memoria condivisa. Occorreranno anni? Decenni? Probabile. Ma tanto vale cominciare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo perciò accogliere che positivamente le iniziative diplomatiche di riconciliazione decise dal presidente croato Josipovic. Gli incontri dei prossimi giorni con il presidente serbo Tadic e, soprattutto, con il leader dei serbi di Bosnia Dodik possono costituire passi decisivi per il rafforzamento del dialogo balcanico. Finalmente qualche notizia positiva dall’ex Jugoslavia.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Ratko+Mladic%3A+vivo%2C+morto+o+x&amp;amp;idSezione=14111"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-1342160073431370974?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/1342160073431370974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/ratko-mladic-vivo-morto-o-x.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1342160073431370974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1342160073431370974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/ratko-mladic-vivo-morto-o-x.html' title='RATKO MLADIC: VIVO, MORTO O X'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S__uQZoE-FI/AAAAAAAABaA/xO9cZkGs4MI/s72-c/mladic_06_geruecht__615790g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6605003295261141408</id><published>2010-05-21T17:12:00.003+02:00</published><updated>2010-05-21T17:24:55.944+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Repubblica Ceca'/><title type='text'>CECHIA, LA DEMOCRAZIA ALCOLICA. (Czech Republic, the alcohol democracy)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S_alrimcsfI/AAAAAAAABZg/dD-OkKZQla4/s1600/3piva.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 261px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S_alrimcsfI/AAAAAAAABZg/dD-OkKZQla4/s320/3piva.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5473744564556444146" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L’idea è di quelle destinate a far discutere: birra in cambio della propria presenza alle urne. Accade in Repubblica Ceca dove, con l’approssimarsi delle elezioni politiche (il primo turno è fissato per il 28 maggio), un piccolo birraio praghese ha deciso di incentivare l’affluenza al voto delle giovani generazioni offrendo loro la propria spumeggiante lager.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Stanislav Bernard, questo il nome del fantasioso imprenditore, ha promesso che “ricompenserà” con un fusto di birra le prime 250 scolaresche dell’ultimo anno delle superiori nelle quali almeno l’85% degli studenti firmerà una dichiarazione d’impegno solenne a recarsi alle urne. Per quanto riguarda invece gli studenti universitari, i primi 1.000 che sottoscriveranno tale dichiarazione riceveranno in omaggio una cassa con 12 bottiglie di Bernard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente si tratta anzitutto di una trovata di marketing. Il signor Stanislav ha da tempo abituato i suoi connazionali ad operazioni pubblicitarie di grande impatto mediatico; non si spiegherebbe altrimenti come un birrificio di modeste dimensioni possa vantare una quota di mercato nazionale (ed internazionale) tanto rilevante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Il nome “Bernard” è noto non solo presso gli aficionados della bionda bensì, più in generale, presso l’elettorato ceco. Qualche tempo fa l’eccentrico birraio tentò di farsi eleggere al Senato nelle fila del partito conservatore Ods. Se a questo aggiungiamo il fatto che un recente sondaggio ha mostrato come il corpo elettorale della Repubblica Ceca sia sostanzialmente divisibile per età, con i più anziani orientati tendenzialmente a sinistra e i più giovani tendenzialmente a destra, capiamo il significato politico della mossa di Bernard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La disaffezione per la politica in Repubblica Ceca (così come in tutta Europa) è dilagante, e il fenomeno investe prepotentemente sopratutto le fasce d’età più giovani. Gli scandali che hanno colpito l’ex premier Topolanek, che la scorsa primavera avevamo potuto apprezzare come mamma l’ha fatto negli scatti di Villa Certosa, hanno accentuato ulteriormente il fenomeno (si pensi che l’affluenza alle europee del 2009 non arrivò al 28%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi sono poi gli aspetti morali della questione. È opportuno incentivare il consumo di alcol in un paese dove, in un anno, ogni cittadino si scola in media 160 litri di birra (record mondiale)? È opportuno propagandare ulteriormente l’uso/abuso di alcolici tra le nuove generazioni, in una società pesantemente afflitta dalla piaga dell’alcolismo giovanile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine una domanda (retorica) squisitamente politica: è forse possibile rinvigorire la partecipazione democratica a colpi di pinte di birra? Ovvio che no. Tuttavia su di una cosa il signor Bernard sembra averci visto giusto: per gli elettori, sempre più disgustati dalla politica, ormai l’unico rimedio per riuscire a votare è quello di presentarsi sbronzi ai seggi.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?idSezione=13844&amp;amp;idSezioneRif=12826"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6605003295261141408?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6605003295261141408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/cechia-la-democrazia-alcolica-czech.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6605003295261141408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6605003295261141408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/cechia-la-democrazia-alcolica-czech.html' title='CECHIA, LA DEMOCRAZIA ALCOLICA. (Czech Republic, the alcohol democracy)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S_alrimcsfI/AAAAAAAABZg/dD-OkKZQla4/s72-c/3piva.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-5697655773758927684</id><published>2010-05-15T13:39:00.003+02:00</published><updated>2010-05-15T13:47:16.312+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>STALIN RELOADED</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-6JsKQwShI/AAAAAAAABZY/awpdOFY0dls/s1600/1572_04_stalin.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 242px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-6JsKQwShI/AAAAAAAABZY/awpdOFY0dls/s320/1572_04_stalin.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471461989063608850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Non so, sarà l’eccitazione per le cerimonie del 65esimo anniversario del trionfo sul nazifascismo, il cosiddetto “Giorno della Vittoria” che si è celebrato a Mosca (e non solo) domenica scorsa, ma il “mito” (ahimè) di Stalin sembra conoscere una nuova giovinezza.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Quei mattacchioni dei comunisti ucraini, tanto per aggiungere un po’ di pepe al turbolento clima politico interno, hanno pensato bene di erigere al dittatore sovietico un bel busto di 2 metri e mezzo nel centro di Zaporozhya. Ok, la statua è stata posta su di un suolo privato ed il suo costo è stato interamente finanziato attraverso donazioni, ma era chiaro che la cosa avrebbe scatenato un putiferio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, alla cerimonia d’inaugurazione, da una parte si sono visti i nostalgici comunisti con tutto il loro armamentario di bandiere rosse e simboli stalinisti, dall’altra gruppetti di nazionalisti infuriati vestiti nei tradizionali costumi ucraini. In mezzo la polizia, ad evitare uno scontro quasi surreale per l’anno 2010.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Kiev, il Ministro della Giustizia Lavrynovych ha provato a spiegare la posizione ufficiale del nuovo esecutivo: “non c’è bisogno di erigere monumenti ai tiranni”, avrebbe affermato. Tentativo di chiarificazione fallito; a Zaporozhya, così come in tutto l’est dell’Ucraina, il partito del presidente Yanukovich fa incetta di voti. Meglio mantenere una sana ambiguità, tanto per non scontentare nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che episodi come questo rischiano di dividere ancor di più un paese politicamente e socialmente spaccato in due. A Leopoli e Ivano Frankovsk (profondo ovest) si è già deciso di dichiarare cittadini onorari Stepen Bandera e Roman Shukhevych, nazionalisti ucraini che combatterono al fianco dei nazisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, gli ex presidenti Yushchenko, Kuchma e Kravchuk hanno reso nota tutta la loro contrarietà alla decisione presa dai comunisti di Zaporozhya. Quest’ultimo avrebbe anche specificato: “Gulag, repressioni, Holodomor [la carestia che colpì l’Ucraina negli anni ‘30]. Chi è l’autore di tutto ciò? Stalin. È ovvio che è un criminale.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il revival staliniano non è un fenomeno circoscritto. Iniziative analoghe a quella di Zaporozhya sarebbero in fase di preparazione ad Odessa, per rimanere in Ucraina, mentre a Tambov, per andare in Russia, un busto del dittatore georgiano è stato inaugurato proprio domenica scorsa. Poster inneggianti a Stalin sono poi apparsi in diversi luoghi turistici moscoviti, dal museo d’Arte Moderna alla galleria Glazunov. E sì che per la prima volta in Russia vi è un presidente che, in modo piuttosto limpido, non ha mancato di attribuire a Stalin i più terribili crimini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È allora probabile che qualcuno si stia approfittando della ritrovata unità d’intenti tra Mosca e Kiev, cercando d’insinuarsi nelle debolezze di una diplomazia talvolta troppo legata alle contingenze politiche interne del momento. Speriamo solo che il contagioso revival non si estenda troppo in là. Insomma, i comunisti nostrani si accontentino del cavriaghese busto di Lenin.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Stalin+reloaded&amp;amp;idSezione=13648"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-5697655773758927684?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/5697655773758927684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/stalin-reloaded.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5697655773758927684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5697655773758927684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/stalin-reloaded.html' title='STALIN RELOADED'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-6JsKQwShI/AAAAAAAABZY/awpdOFY0dls/s72-c/1572_04_stalin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-8925043449255648380</id><published>2010-05-11T14:11:00.004+02:00</published><updated>2010-05-11T14:18:37.949+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Estonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><title type='text'>EURO NO, EURO SI'. (Euro no, euro yes)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-lKa3CG0-I/AAAAAAAABZA/29KOF1m_QIg/s1600/2884_tusk.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 226px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-lKa3CG0-I/AAAAAAAABZA/29KOF1m_QIg/s320/2884_tusk.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5469985047728018402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fermi tutti. Dietrofront. La Polonia, che dopo la sciagura di Katyn  sembrava essere destinata ad abbandonarsi senza timori tra le braccia di  Bruxelles (o meglio, di Francoforte), dice “no” all’euro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Usciti di scena Kaczynski ed il suo fido banchiere centrale Skrzypek, il  tortuoso percorso polacco verso la moneta unica pareva semplificarsi.  Tutto ricadeva nelle mani di Donald Tusk, lo storico di Danzica che si  era aggiudicato le elezioni del 2007 promettendo di portare il proprio  paese nell’area euro. Poi, ieri l’altro, l’inversione di 180 gradi: la  Polonia ritira la propria candidatura all’euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In verità già  nei mesi precedenti si potevano cogliere, all’interno  della classe dirigente polacca, segnali in tal senso. Troppe volte la  fatidica data d’accesso era stata rinviata. Prima si era parlato del  2012, poi del 2014 o del 2015. Fino a qualche giorno fa, quando Tusk ha  seccamente affermato che “l’adozione dell’euro non è una priorità” per  il suo governo e che la principale preoccupazione di Varsavia  s’identifica con l’evitare un contagio greco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente i polacchi non devono aver digerito troppo bene le ultime  idee poste sul tavolo dai vertici comunitari, anzitutto l’opzione  Barroso-Van Rompuy ventilata nei giorni scorsi a Bruxelles, cioè il  dirottamento verso la Grecia di alcuni fondi destinati a Polonia,  Lettonia ed Ungheria. Altrettanto indigesto deve essere apparso il  cosiddetto fondo salva-stati il quale presuppone, in sostanza, che i  paesi fuori dall’Eurozona siano solidali con quelli dentro. Peraltro, in  concomitanza, vi sarebbe un inasprimento delle regole del Patto di  Stabilità, giusto per rendere ancora meno attraente un ingresso polacco  nell’area euro che di giorno in giorno si è fatto sempre più dubbio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Perché dovremmo rischiare d’infettarci anche noi?", deve aver pensato  Tusk. Come dargli torto, quando è possibile starsene comodamente a  distanza di sicurezza, magari traendo beneficio da qualche svalutazione  competitiva. Meglio rivolgersi direttamente al Fondo Monetario  Internazionale e tenersi lo zloty che, tra l’altro, ha assicurato alla  Polonia un segno positivo sia nel 2008 che nel 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, un po’ più a nord le cose vanno diversamente. Se a Varsavia  tentano di dimenticare il più in fretta possibile la loro storia d’amore  mai nata con l’euro, a Tallinn sono determinati: questo matrimonio s’ha  da fare. L’Estonia vuole entrare al più presto nell’Eurozona ed il  primo ministro Ansip si augura che domani la Commissione Europea accenda  la luce verde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Tallinn l’ingresso nell’euro non è solo il compimento di un cammino  politico verso ovest, iniziato con l’indipendenza dall’Urss e proseguito  con l’ammissione nell’Ue e nella Nato. È una questione di vita o di  morte. Economica, s’intende. Un paese (ed un mercato) di poco più di un  milione di persone non può assicurare stabilità agli investitori  stranieri. L’euro, pur in profonda crisi, da questo punto di vista offre  qualche garanzia in più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo è che le richieste estoni non potevano piovere in un momento  peggiore per l’Unione Europea. Complimenti per il tempismo. A Bruxelles  tenteranno di temporeggiare, ma sarà difficile: Tallinn, con un deficit  dell’1.7% ed un debito pubblico del 7.2%, “sembrerebbe” avere tutte le  carte in regola. E ripeto, “sembrerebbe”. Meglio usare il condizionale.  Abbiamo visto com’è finita con Atene.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Euro+no%2C+euro+s%C3%AC&amp;amp;idSezione=13497"&gt;Reggio240re&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-8925043449255648380?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/8925043449255648380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/euro-no-euro-si-euro-no-euro-yes.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8925043449255648380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8925043449255648380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/euro-no-euro-si-euro-no-euro-yes.html' title='EURO NO, EURO SI&apos;. (Euro no, euro yes)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-lKa3CG0-I/AAAAAAAABZA/29KOF1m_QIg/s72-c/2884_tusk.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7669512482109256228</id><published>2010-05-09T23:52:00.003+02:00</published><updated>2010-05-09T23:58:36.543+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovacchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungheria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>JOBBIK, TRA ACCUSE E CONSENSI. (Jobbik, between accusations and consents)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-cv-0IPkiI/AAAAAAAABY4/f0BY7r2-0UM/s1600/jobbik.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 216px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-cv-0IPkiI/AAAAAAAABY4/f0BY7r2-0UM/s320/jobbik.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5469393028656370210" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Come avevo pronosticato nel mio articolo “Patriottismo slovacco e questione ungherese”, Viktor Orbán si è aggiudicato le elezioni politiche ungheresi tenutesi lo scorso Aprile. In realtà, semplicemente, il leader del centro-destra ha stravinto: il suo partito, Fidesz, ha ottenuto ben 263 seggi. L’Országgyűlés, il parlamento unicamerale di Budapest, si tingerà presto d’arancione, il colore di Fidesz appunto. L’Ungheria è diventata “Orbánland”, la terra dove Viktor Orbán, con una maggioranza di oltre i due terzi che gli permetterà di emendare la costituzione a proprio piacimento, potrà dominare incontrastato. O quasi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Questa volta, l’opposizione al Fidesz arriva da destra. Il giovane e atletico Orbán era già stato premier dal ’98 al 2002. All’epoca, grazie ad una distribuzione territoriale dei voti particolarmente favorevole, il Fidesz riuscì ad ottenere più seggi dei rivali socialisti dell’MSZP (pur ottenendo meno voti). Oggi non c’è stato bisogno d’invocare la geografia elettorale. La vittoria è stata netta, inequivocabile, e corrisponde ad un parallelo declino della sinistra. Come si sa, tuttavia, i voti si spostano secondo flussi. Ad un partito in caduta libera (l’MSZP, il quale è passato da 190 seggi a 59), fa da contraltare una formazione in mirabolante ascesa, il Movimento per un’Ungheria Migliore, o Jobbik, che entra per la prima volta in parlamento, collezionando ben 47 seggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il successo, come vedremo, solo parzialmente inatteso del partito del trentunenne storico Gábor Vona ha catalizzato l’attenzione dei media di mezzo mondo. I timori e le perplessità per un risultato tanto rilevante ottenuto da una formazione di estrema destra hanno riempito per giorni i titoli dei principali quotidiani internazionali. Il New York Times ed il Wall Street Journal hanno parlato di rischi per la ripresa economica del paese derivanti dalla crescente influenza del Jobbik, mentre il Financial Times non ha esitato a definire “demoni ungheresi” i suoi militanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come solitamente (e fisiologicamente) avviene in questi casi, l’intensità delle accuse verso il Movimento per un’Ungheria Migliore è andata di pari passo con il suo crescere di consensi. È normale: una formazione politica radicale radicalizza il dibattito politico. Si è così arrivati a definire il Jobbik un partito “antisemita”, “razzista”, “anti-Rom”, “omofobo” e, addirittura, “filo-nazista”. Ma quanto c’è di vero in queste accuse? Difficile stabilirlo. Ad esempio, se da un lato l’insinuazione di “filo-nazismo” appare fuori luogo, se non altro perché fondata su motivazioni molto discutibili (in particolare, la presunta somiglianza tra le uniformi naziste e quelle della Guardia Magiara, fondata da Gábor Vona nel 2007, dichiarata illegale un anno dopo ed oggi in fase di ricostituzione), dall’altro lato non è da escludere che tra i militanti del partito vi siano simpatizzanti dei nazionalsocialisti tedeschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’entità delle accuse rivolte ha portato la dirigenza del Jobbik a dare inizio ad una (meritoria) operazione di trasparenza politica. In una sezione speciale del sito ufficiale del partito, i principali “capi d’imputazione” vengono affrontati uno per uno e controbattuti, qualcuno con più successo di altri. Sempre all’interno della cosiddetta “operazione trasparenza”, rientra anche la traduzione in inglese del manifesto 2010 del partito, dal titolo “Cambiamento Radicale”. In effetti, Gábor Vona può vantarsi di essere stato il primo, nella storia dell’Ungheria, ad aver posto il proprio programma politico al vaglio dell’opinione pubblica internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicurezza, ambiente, famiglia, educazione, energia, trasporti e welfare sono i principali temi affrontati nel programma del Jobbik. Un’enfasi particolare viene posta sulle politiche agricole, quasi a voler raccogliere, almeno in parte, l’eredità di quel Partito dei Piccoli Proprietari Terrieri, ormai scomparso, che era stato vittima del colpo di mano comunista del ’47. Certamente il Movimento per un’Ungheria Migliore è il partito della puszta, delle campagne, specie orientali. È qui che si trova il bacino di voti del Jobbik, e non solo per la proposta di creazione di una banca per gli affari rurali, o per la volontà di rafforzare la tutela del prodotto biologico “made in Hungary”. Da queste parti la microcriminalità, spesso di matrice Rom, impazza ed il Jobbik pone la questione al centro della propria agenda. La soluzione proposta da Gábor Vona e soci, l’istituzione di una “gendarmeria rurale” volta appositamente a stroncare tale fenomeno, sembrerebbe aver fatto presa sull’elettorato se, come emerge dai dati, il Jobbik ha ottenuto i risultati migliori proprio nelle aree agricole con maggior percentuale di popolazione Rom (provincia di Borsod-Abaúj-Zemplén).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, anche sul tema della sicurezza non potevano mancare le polemiche (talvolta alimentate ad arte dallo stesso partito). Il fatto che l’idea della “gendarmeria rurale” andrebbe di pari passo con la reintroduzione giuridica del concetto di “gypsy crime”, termine utilizzato dalle autorità prima degli anni ’90 per indicare particolari reati tipicamente attribuibili alla comunità Rom, ha scatenato un putiferio di critiche sia da parte degli oppositori politici interni, sia da parte delle principali istituzioni internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decisamente anti-europeista ed anti-atlantista, il programma politico del Jobbik si caratterizza per una particolare attenzione rivolta verso i paesi ad est dell’Ungheria: in particolare India, Cina, Giappone, Turchia, ma soprattutto Kazakhstan e Russia. Si tratterebbe solo in parte di un nuovo orientamento di politica estera. Già dal governo socialista di Ferenc Gyurcsány, grande sostenitore del progetto South Stream (pipeline volta a trasportare il metano russo nell’UE, bypassando l’Ucraina), Budapest ha attribuito sempre più importanza alla ostpolitk e sempre meno alla westpolitik. Lo stesso Viktor Orbán, un tempo fiero anti-russo (fu proprio durante il suo premierato che l’Ungheria, insieme a Polonia e Repubblica Ceca, entrò nella NATO), sembrerebbe aver allentato la sua ostilità verso Mosca. Contatti con Putin sono stati attivati già da parecchi mesi ed i rapporti tra Fidesz e Russia Unita sono tutt’altro che cattivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vigoroso nazionalismo sul quale si basa l’ideologia del Jobbik è alla base di due punti fondamentali del programma di partito: la lotta alle “infiltrazioni” finanziarie internazionali nel paese e la “riunificazione” della nazione ungherese. Per quanto attiene al primo punto, il Movimento per un’Ungheria Migliore sostiene che sia illusoria la dialettica “pensiero economico liberale/pensiero economico socialdemocratico”. In realtà, il contrasto dovrebbe essere tra scelte economiche favorevoli alla popolazione ungherese e scelte non favorevoli, come appunto quelle portate avanti, alternativamente, dall’attuale dialettica politico-economica. Ecco allora la proposta di una riforma globale del sistema bancario del paese, una proposta incentrata sulla creazione di una “Banca d’Ungheria” estranea agli interessi di gruppi di pressione particolari e capace di fermare il predominio delle banche commerciali multinazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In merito al secondo punto, occorre precisare che se talune accuse rivolte contro il Jobbik appaiono esagerate o fuori luogo, non lo stesso varrebbe per la critica di “irredentismo”. Appare chiaro che i militanti del partito, così come una parte significativa della popolazione ungherese, non hanno ancora digerito il Trattato del Trianon del 1920, attraverso il quale le Potenze Vincitrici della I Guerra Mondiale si giocarono le vesti del Regno d’Ungheria, ridotto ad un quarto della sua superficie e ad un terzo della sua popolazione, in favore dei paese confinanti (le neo-costituite Jugoslavia e Cecoslovacchia, oltre alla Romania). Il “Cambiamento Radicale” del Jobbik non nasconde l’auspicio di riunificare (anche territorialmente) un giorno la nazione ungherese, cancellando le “ingiustizie” del XX secolo. Più a portata di mano e quindi immediatamente perseguibile, tuttavia, appare la tutela dei diritti (talvolta violati) delle minoranze magiare nel mondo e, in particolare, nei paesi confinanti, dove il totale dei Magiari ammonta a circa due milioni e mezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quale sarà allora l’influenza del Jobbik nel regno di “Orbánland”? Anzitutto possiamo affermare con certezza che, nei mesi a venire, la rilevanza politica del Movimento per un’Ungheria Migliore appare destinata ad aumentare. Questo perché i problemi posti al centro dell’agenda del Jobbik difficilmente sono destinati a trovare una soluzione (od anche solo un miglioramento) nel breve periodo. La campagna elettorale del Fidesz si è praticamente basata sull’assenza di promesse. D’altra parte esse non erano neppure necessarie: l’autodistruzione dei socialisti, iniziata già nel 2002 con l’oscuro premier Medgyessy e proseguita poi con l’autogol di Gyurcsány (pizzicato nel 2006 da una registrazione audio nella quale affermava di aver mentito “mattina, notte e sera” sulla situazione economica del paese), ha spianato la strada al successo di Viktor Orbán. In realtà, mancanza di promesse potrebbe significare mancanza di idee e di strategia politica per il futuro da parte del FIdesz, a tutto vantaggio della visione del Jobbik, destinata dunque ad acquistare ulteriore popolarità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Ungheria è il paese dei paradossi politici, dove i socialisti sono liberisti ed i liberali statalisti. Ed oggi si aggiunge un nuovo paradosso. Un partito sostanzialmente antisistema, come il Jobbik, diventa (almeno potenzialmente) il principale garante del sistema stesso. Chi se non il movimento di Vona potrà fare da contrappeso allo straripante potere del Fidesz e di Viktor Orbán, capace oggi (raggiungendo in parlamento, in cordata coi cristiano-democratici, oltre i due terzi) di emendare la costituzione a proprio piacimento? Nel regno di “Orbánland” l’opposizione si farà soprattutto nelle strade e nelle piazze: hanno forse i socialisti le stesse capacità di mobilitazione popolare del Jobbik? Certo che no. E lo stesso, ovviamente, vale per il neonato partito ambientalista “La Politica Può Essere Diversa” (LMP).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peraltro il paradosso diventa doppio se si considera per buona la tesi del giornalista Attila Bujak, secondo il quale sarebbe stato lo stesso Orbán, dopo la sconfitta alle elezioni del 2002, a spianare la strada a Gábor Vona ed al suo movimento. Occorreva, ritiene Bujak, un soggetto politico che dicesse alla gente ciò che Fidesz voleva ma non poteva dire, se intendeva rimanere un partito moderato. Il resto è storia: la nascita del partito Jobbik nel 2003, alla presenza del veterano della resistenza anti-sovietica del ’56 Gergely Pongrátz; l’amore/odio con l’altro partito di estrema destra, il Partito Giustizia e Vita (MIÉP); le proteste di piazza dopo l’uscita della registrazione nella quale Gyurcsány confessava le proprie menzogne, la successiva durissima repressione del governo e la crescita del sentimento nazionalista/anti-socialista nel paese; la fondazione, da parte di Vona, della Guardia Magiara, un’organizzazione con compiti di protezione civile e di difesa del territorio; lo scioglimento, imposto dall’autorità giudiziaria, dell’organizzazione stessa, la cui attività era ritenuta incompatibile con il rispetto dei diritti delle minoranze sancito dalla costituzione; lo straordinario risultato ottenuto alle elezioni europee del 2009, con ben 3 rappresentati inviati a Strasburgo (in un contingente ungherese di 22); infine, il risultato delle ultime elezioni politiche, circa il 17% dei voti e 47 seggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso di Jobbik è sempre stato caratterizzato da una costante ascesa. All’aumento dei consensi ha fatto da contraltare, come rilevato, un aumento delle polemiche e delle perplessità. In politica interna, il ruolo che il partito può giocare è potenzialmente positivo: molto dipenderà dalla capacità dei propri rappresentanti di stimolare un dibattito democratico su alcuni temi nei quali Jobbik esercita una sovranità quasi esclusiva (si pensi al tema della lotta alla corruzione). Tuttavia, i primi segnali lanciati da Vona non paiono propriamente incoraggianti: la “minaccia” di presentarsi alla prima seduta del nuovo parlamento con l’uniforme dell’estinta Guardia Magiara appare fuori luogo, oltre che foriera di sterili polemiche. In politica estera, invece, se risulta positiva la proposta di un’apertura verso est capace di riequilibrare e rendere più articolato e malleabile il ruolo geopolitico dell’Ungheria, altrettanto non può dirsi delle nostalgie pre-1920 comunque presenti all’interno del Jobbik. Da questo punto di vista la tensione coi paesi vicini, in particolare con la Slovacchia, sembrerebbe destinata ad aumentare. Anche perché, al di là del Danubio, acquistano forza formazioni politiche con rivendicazioni di segno opposto rispetto a quelle del Jobbik.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.eurasia-rivista.org/4065/jobbik-tra-accuse-e-consensi"&gt;Eurasia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7669512482109256228?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7669512482109256228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/jobbik-tra-accuse-e-consensi-jobbik.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7669512482109256228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7669512482109256228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/jobbik-tra-accuse-e-consensi-jobbik.html' title='JOBBIK, TRA ACCUSE E CONSENSI. (Jobbik, between accusations and consents)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-cv-0IPkiI/AAAAAAAABY4/f0BY7r2-0UM/s72-c/jobbik.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-3960451465002033050</id><published>2010-05-06T13:42:00.005+02:00</published><updated>2010-05-06T15:20:36.866+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungheria'/><title type='text'>I DEMONI DI ORBANLAND. (The demons of Orbanland)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-LCEWdXJ4I/AAAAAAAABYw/JoVw-Y6hvdE/s1600/11640.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 229px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-LCEWdXJ4I/AAAAAAAABYw/JoVw-Y6hvdE/s320/11640.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5468146277585201026" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lunedì 26 Aprile gli Ungheresi si sono svegliati in un altro paese. Viktor Orban, leader del centro-destra, l’aveva promesso. E così è stato. L’Ungheria, grazie agli oltre 2/3 di seggi ottenuti dai conservatori del partito Fidesz, si è trasformata in “Orbanland”.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Peraltro, il risultato delle elezioni politiche appariva scontato già da parecchi mesi. I socialdemocratici (MSPZ), al governo per otto anni, ne avevano veramente combinate di cotte e di crude. Nel 2002 i “New Labour del gulasch” erano saliti al potere sconfiggendo proprio Viktor Orban, all’epoca premier uscente, e scegliendo poi come capo del governo un oscuro economista, tale Peter Medgyessy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due anni appena e Ferenc Gyurcsany, giovane ex-comunista divenuto uno degli uomini più ricchi d’Europa grazie alle privatizzazioni degli anni ‘90, sostituiva Medgyessy. Complice una congiuntura economica (apparentemente) favorevole, l’uomo d’affari Gyurcsany riusciva dove nessuno era riuscito prima: alle elezioni del 2006 i socialdemocratici si confermavano nuovamente la principale formazione politica ungherese. Mai, nella storia post-comunista del paese, un partito si era aggiudicato consecutivamente due tornate elettorali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà era l’inizio della fine. Neanche il tempo di festeggiare, che una registrazione audio dove Gyurcsany ammetteva spudoratamente di aver mentito sulla situazione economica del paese “mattina, notte e sera” faceva sollevare un moto popolare anti-governativo le cui conseguenze sono arrivate sino ai giorni nostri. Alle imponenti manifestazioni ed ai sit-in di protesta il premier rispondeva col pugno di ferro (provocando anche numerosi feriti) e con una buona dose di disprezzo (qualificando genericamente come “fascisti” gli oppositori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi erano questi manifestanti? Nelle vie della capitale e davanti allo splendido edificio del parlamento vi era tutta la destra ungherese, erede politica degli insorti del ’56 ed ora nuovamente oggetto di repressione da parte di coloro che essa stessa chiamava “i comunisti tattici” (il governo Gyurcsany). Si andava dai moderati di Fidesz e del Forum Democratico Ungherese (MDF), ai radicali del Partito Giustizia e Vita (MIEP) e del Movimento per un’Ungheria Migliore (Jobbik).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proprio il Jobbik costituisce la vera sorpresa delle elezioni dello scorso Aprile. Più di ogni altra formazione politica questo partito ha saputo trarre vantaggio dalla crisi di legittimità e d’identità dei socialdemocratici, dalle critiche condizioni economiche del paese (che nell’autunno del 2008 aveva rischiato la bancarotta) e dagli enormi problemi sociali, ulteriormente aggravati dalla politica di austerity posta in essere dal governo tecnico di Gordon Bajnai, succeduto nel 2009 al dimissionario Gyurcsany.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passare da zero deputati a 47 e diventare il terzo partito dell’Ungheria non è certo un risultato di poco conto, anche se già alle europee del 2009 il Jobbik aveva offerto una prova di forza, riuscendo a mandare al Parlamento di Strasburgo tre propri rappresentanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Fortemente conservatore, radicalmente patriottico e cristiano”; così il 31enne Gabor Vona identifica la propria creatura, un partito che, collocandosi nell’estrema destra dello spettro politico, vede la globalizzazione come un pericolo, è ostile all’Unione Europea, punta al protezionismo economico e culturale, propone una politica estera rivolta verso est e dichiara guerra aperta alle multinazionali finanziarie ed alla corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facile immaginare come l’ascesa di Jobbik potesse sollevare dubbi, perplessità e timori, sia presso le principali istituzioni internazionali, sia presso l’opinione pubblica occidentale. Newsweek, il Times, il New York Times non hanno nascosto le loro preoccupazioni per l’ingresso nel parlamento di Budapest di una formazione che ritengono essere “fascista”, “filo-nazista”, “anti-semita”, “anti-Rom”, “omofoba” ed “irredentista” (oltre due milioni e mezzo di Ungheresi vivono appena al di là dei confini statali).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se molti osservatori internazionali guardano con sospetto alla Guardia Magiara, un’organizzazione fondata da Gabor Vona nel 2007 (dichiarata illegale un anno dopo ed oggi in fase di ricostituzione), il Financial Times non ha esitato a definire addirittura “demoni ungheresi” i militanti di Jobbik.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, nella terra dei paradossi, dove la sinistra è liberista e la destra è statalista, emerge un altro paradosso: un partito antisistema come Jobbik, con le sue enormi potenzialità di mobilitazione popolare, si trova ad essere (o meglio, a poter essere) il principale garante del sistema stesso. In altre parole: chi, se non i “demoni ungheresi”, potrà far da contrappeso allo strapotere di Orban, oggi capace di emendare la costituzione a proprio piacimento? Anche voi vedete questo paradosso?&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=I+demoni+di+Orbanland&amp;amp;idSezione=13356"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;span style="line-height: 150%;font-family:&amp;quot;;font-size:12pt;"  &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-3960451465002033050?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/3960451465002033050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/i-demoni-di-orbanland-demons-of.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3960451465002033050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3960451465002033050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/05/i-demoni-di-orbanland-demons-of.html' title='I DEMONI DI ORBANLAND. (The demons of Orbanland)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S-LCEWdXJ4I/AAAAAAAABYw/JoVw-Y6hvdE/s72-c/11640.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-3831499646582957173</id><published>2010-04-28T01:06:00.002+02:00</published><updated>2010-04-28T01:11:37.670+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>BYE BYE NATO</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S9dvEyWQc4I/AAAAAAAABXw/yoZBz8-UkNA/s1600/photo_verybig_113899.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 231px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S9dvEyWQc4I/AAAAAAAABXw/yoZBz8-UkNA/s320/photo_verybig_113899.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5464958800862671746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L’accordo raggiunto il 21 Aprile scorso tra il Presidente russo Medvedev e l’omologo ucraino Yanukovich costituisce un classico esempio di win-win game: entrambe le parti escono di fatto vincitrici dall’interazione. Mosca ottiene un prolungamento di 25 anni dell’affitto della base navale di Sebastopoli, in Crimea; Kiev, dal canto suo, ottiene uno sconto del 30% sul gas importato dalla Russia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;L’intesa, siglata nella città ucraina di Kharkiv (a soli 30 chilometri dal confine con la Federazione russa), non ha tardato ad infiammare gli animi: la variegata opposizione a Yanukovich, guidata dall’ex Primo Ministro Yulia Tymoshenko, ha giurato battaglia in parlamento, contro un accordo che considera un vero e proprio regalo nei confronti di Mosca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema della “Flotta del Mar Nero” è sempre stato un punto caldo nelle relazioni russo-ucraine. Grazie al Trattato di Partizione, nel 1997 si giunse ad una suddivisione dell’ex flotta sovietica del Mar Nero tra Russia ed Ucraina. Inoltre, Kiev concedeva in affitto a Mosca le principali basi marittime ucraine, tra le quali, appunto, Sebastopoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu poi la volta della cosiddetta “Rivoluzione Arancione” (inverno 2004-2005) e del suo principale condottiero, il filo-occidentale Yushchenko che, desiderando orientare decisamente il proprio paese verso Washington (e Bruxelles), esplicitò più volte la propria volontà di non rinnovare (a dopo il 2017) il contratto di affitto per Sebastopoli.           &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presidenza Yushchenko coincise con un progressivo deterioramento dei rapporti tra Kiev e Mosca. Pomo della discordia non fu solo l’atlantismo degli “arancioni”, bensì anche la loro pretesa economica di (continuare ad) ottenere metano russo a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. Essenzialmente, le famose “crisi del gas” ebbero origine qui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vittoria del filo-russo Yanukovich (Partito delle Regioni) lo scorso Febbraio riportava l’orologio indietro al 2004. Il fallimentare capitolo della Rivoluzione Arancione veniva definitivamente chiuso. In più, l’Ucraina si trovava ad affogare in un mare di problemi di varia natura: problemi sociali (un paese politicamente ed etnicamente diviso in due, tra un est filo-russo ed un ovest filo-occidentale); problemi politici (un’instabilità cronica); infine, enormi problemi economici (una contrazione del Pil nel 2009 di oltre il 15% ed un’inflazione galoppante, aggravata dalle crisi del gas con Mosca).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficilmente la presidenza Yanukovich potrà trovare una soluzione alle divisioni sociali del paese. Peraltro, lo stesso potrebbe valere per il problema dell’instabilità politica: la vittoria del candidato del Partito delle Regioni si è rivelata piuttosto risicata. Per quanto riguarda le difficoltà economiche, invece, una prima significativa risposta è arrivata proprio grazie all’accordo di Kharkiv: tale intesa permetterà all’Ucraina di risparmiare nei prossimi 10 anni circa 40 miliardi di dollari. Niente male per un paese che si ritrova a chiedere prestiti al Fondo Monetario Internazionale un giorno sì e l’altro anche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente a Mosca sanno fare i loro calcoli; anzi, da un po’ di tempo li fanno piuttosto bene. Da un lato il Cremlino continuerà a risparmiare rubli evitando (o rimandando) la costruzione di nuove basi navali sulle proprie coste del Mar Nero, dall’altro lato si assicurerà una stabile presenza militare (almeno fino al 2042) in un area di sicura rilevanza geopolitica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c’è di più. Dal momento che le regole di membership della NATO vietano la presenza di basi militari di paesi terzi sul suolo dei paesi membri, possiamo considerare l’accordo di Kharkiv come un colpo diretto contro qualsiasi progetto d’ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica negli anni a venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È certamente vero che in passato gli Stati Uniti sottolinearono come la base russa di Sebastopoli non fosse d’ostacolo ad una membership NATO dell’Ucraina. Tuttavia erano altri tempi: alla Casa Bianca c’era l’accoppiata Bush-Cheney, mentre a Kiev il tandem litigarello Yushchenko-Tymoshenko.      &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fanno un po’ sorridere, allora, le rassicurazioni del nuovo Segretario Generale della NATO Rasmussen, secondo il quale l’accesso di Ucraina e Georgia (?!) non sarebbe comunque pregiudicato. Sarà, ma a mio modo di vedere chi ha perso nel win-win game russo-ucraino è stata proprio l’Alleanza Atlantica.  &lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://reggio24ore.netribe.it/reggio24ore/Sezione.jsp?titolo=Bye+bye+Nato&amp;amp;idSezione=13041"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)   &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-3831499646582957173?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/3831499646582957173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/bye-bye-nato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3831499646582957173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3831499646582957173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/bye-bye-nato.html' title='BYE BYE NATO'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S9dvEyWQc4I/AAAAAAAABXw/yoZBz8-UkNA/s72-c/photo_verybig_113899.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2163210415582637402</id><published>2010-04-23T00:17:00.002+02:00</published><updated>2010-04-23T00:39:25.131+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>LA FINE DELL'ERA KACZYNSKI. (The end of the Kaczynski era)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S9DQB7j1MEI/AAAAAAAABW4/AkI4h7kMjqY/s1600/2010_Polish_Air_Force_Tu-154_crash.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S9DQB7j1MEI/AAAAAAAABW4/AkI4h7kMjqY/s320/2010_Polish_Air_Force_Tu-154_crash.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5463095079586836546" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Allo schianto del Tupolev 154 che il 10 aprile scorso si è portato via il Presidente Lech Kaczynski ed una buona fetta della classe dirigente polacca ha fatto eco un coro unanime di cordoglio da parte di tutta la comunità internazionale. Mai, nella storia recente, un singolo evento ha colpito in maniera così grave i vertici politici, economici e militari di una nazione. Solo la nube vulcanica islandese è riuscita a fermare la vicinanza di diversi dirigenti mondiali (tra i quali Obama, Sarkozy, Zapatero, Berlusconi ed Angela Merkel) nel momento delle esequie, presiedute a Cracovia dal cardinale Stanislaw Dziwisz. Presenti, invece, il Presidente georgiano Saakashvili, il Presidente ceco Klaus (entrambi grandi amici di Kaczynski) e, soprattutto, il Presidente russo Dimitri Medvedev.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;La partecipazione del capo del Cremlino non è ascrivibile al semplice rispetto del protocollo diplomatico. Per comprendere appieno il senso più profondo dell’attuale vicinanza russa nei confronti della nazione polacca e di ciò che essa sta vivendo in questi giorni è perlomeno necessario considerare due elementi: da un lato, chi era Lech Kaczysnki e come lui e buona parte del suo entourage hanno perso la vita; dall’altro, l’andamento delle relazioni russo-polacche negli ultimi mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiamo dal primo punto. Per una personalità come Kaczysnki, morire a Katyn appena prima di commemorare gli ufficiali polacchi vittime dell’eccidio perpetrato dalla polizia segreta staliniana nell’aprile del 1940 appare come il finale perfetto di un’esistenza scandita dai valori della patria, della nazione, dell’identità e del contrasto ai due grandi nemici di sempre, la Russia e la Germania (in ogni loro forma storica). Kaczynski era anzitutto un nazionalista polacco, un portavoce di quelle istanze rurali della Polonia orientale che guardavano con diffidenza alla medio-alta borghesia urbana, così come allo straniero in generale. Solitamente, in queste regioni di confine non si è polacchi, lituani, bielorussi o ucraini, ma semplicemente cattolici. Continui mutamenti di frontiera e trasferimenti di popolazioni hanno indebolito il legame tra la gente ed il territorio e l’unica vera e radicata identità rimasta si rivela essere quella religiosa, cattolica appunto. Nondimeno la ricerca di una più forte appartenenza nazionale appare lungi dall’essere sopita, sicché, da queste parti, la questione nazional-identitaria risulta d’importanza capitale, in un intreccio secolare-religioso che si rafforza sempre più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kaczysnki, al suo elettorato, offriva essenzialmente questo. Offriva un’intransigente difesa dei valori cattolici tradizionali ed offriva miraggi di grandezza nazionale. Il climax di questo tipo di approccio lo si poté notare dal 2005 al 2007, quando lui ed il gemello Jaroslaw diventarono rispettivamente Capo di Stato e Primo Ministro. Sconfitto il centro-destra liberale di Tusk, il partito conservatore dei Kaczynski (“Legge e Giustizia”) decise di stringere un’alleanza di governo con due formazioni politiche radicali, guardate generalmente con timore dagli osservatori nazionali ed internazionali più moderati: Autodifesa e la Lega delle Famiglie Polacche. La diarchia dei “due che rubarono la luna”, per citare il titolo della pellicola del 1962 che rese celebri i gemelli Kaczynski, sarebbe stata ricordata anzitutto per la cosiddetta lustracja, la “caccia alle streghe” contro tutti coloro che si erano anche minimamente “compromessi” con il passato regime comunista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente l’era Kaczynski non fu solo questo. A ben vedere i risultati positivi ottenuti dai gemelli non furono pochi. Si pensi, ad esempio, alla rilevante diminuzione della corruzione (fenomeno che, peraltro, travolse il governo nel 2007), alla netta semplificazione del quadro partitico ed ai vantaggi fatti ottenere alla Polonia in sede di negoziazione comunitaria (bilancio 2005, procedure di voto in seno al Consiglio, etc.). È tuttavia innegabile che il tratto distintivo dell’era Kaczynski sia stato la paranoia, verso i nemici interni (rappresentati, oltre che dalla quasi inesistente sinistra, da tutta l’ala moderata della vecchia Solidarnosc, Walesa in testa) così come verso i nemici esterni (Mosca e Berlino).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti la politica estera dei due gemelli si rivelò piuttosto semplice: la Russia (coi suoi alleati) e la Germania erano i nemici, mentre Washington (ed i suoi alleati) erano gli amici. Dinanzi a cotanta intransigenza la diplomazia e la mediazione lasciavano spazio a dichiarazioni ed atteggiamenti provocatori: nell’ambito dei negoziati comunitari sul peso da attribuire al voto di ciascun Stato, quando Berlino propose una ponderazione basata sul numero di abitanti, Lech Kaczysnki affermò che il voto della Polonia sarebbe valso di più, se i Tedeschi non avessero ucciso 6 milioni di Polacchi nella Seconda Guerra Mondiale. Ancora: quando Russia e Germania trovarono un accordo per la costruzione del gasdotto Nord Stream, una pipeline che avrebbe saltato i Paesi Baltici e la Polonia, il governo polacco definì l’intesa tra Mosca e Berlino come un “nuovo Patto Ribbentrop-Molotov”. Quando Juščenko ed i suoi diedero vita alla Rivoluzione Arancione ucraina, Kaczynski, prima da sindaco di Varsavia, poi da Presidente, non mancò di far sentire il suo sostegno ai “rivoltosi colorati”. Anche il sostegno incondizionato al progetto di “scudo spaziale” di George W. Bush, così come la creazione del famigerato “gruppo dei cinque”, paesi (la Polonia, i tre Baltici e l’Ucraina) che si ponevano a fianco dell’azione militare di Saakashvili nell’agosto 2008, si ascrive alla medesima ostinata politica estera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, già dall’autunno del 2007 Donald Tusk era diventato primo ministro e la sua Piattaforma Civica si confermava il maggiore partito della Polonia. Jaroslaw, il più intransigente dei due gemelli, cessava di essere Primo Ministro ed al suo posto saliva al potere un intellettuale di Danzica, garbato nei modi, europeista convinto e non russofobo. L’era Kaczynski sarebbe continuata, ma in modo edulcorato. Era comunque un segnale: l’opinione pubblica, ormai stanca di una gestione paranoica del potere, desiderava un cambiamento, non necessariamente nei contenuti, quanto almeno nella forma. Tusk, lo sconfitto del 2005, coglieva ora la sua occasione. Da quel momento Lech Kaczynski non poté che rincorrere ed adattarsi, peraltro senza evitare una continua perdita di consenso (al momento della morte, esso si attestava intorno al 27%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I risultati di questa particolare convivenza liberal-conservatrice si sono rivelati piuttosto positivi. Ad oggi, la Polonia risulta essere il paese europeo meno afflitto dall’attuale crisi economico-finanziaria globale. Merito dell’oculatezza della spesa pubblica, della diminuita corruzione, della solidità del tessuto produttivo, della laboriosità polacca ma, soprattutto, di una politica monetaria (posta in essere dal banchiere centrale Skrzypek, deceduto anch’egli nell’incidente di Katyn) che non ha esitato ad utilizzare l’arma della svalutazione (dello zloty), per favorire le esportazioni e migliorare la situazione della propria bilancia dei pagamenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In politica estera poi, ed arriviamo così al secondo punto della mia analisi, l’ascesa al potere di Donald Tusk ha visto uno spettacolare miglioramento delle relazioni con Mosca. Il punto più alto di tale evoluzione, favorita dall’elezione di Obama negli Stati Uniti, è stato rappresentato senza dubbio dall’abbandono del sostegno polacco ai progetti americani di “scudo spaziale”, progetti che avevano previsto, con grande gioia dei Kaczynski, installazioni militari statunitensi sul suolo della Polonia (oltre che della Repubblica Ceca). Occorre tuttavia non cadere nel facile errore di pensare ad una cesura netta col periodo precedente: la periodizzazione dei rapporti internazionali, in effetti, porta sempre con sé questo rischio. Si tenga dunque a mente come sia stato lo stesso Tusk a volere missili nordamericani (“difensivi”, e non “offensivi”) sulle frontiere orientali della Polonia. L’ultimo progetto in ordine cronologico sarebbe quello di schierare numerosi Patriot nei pressi di Morag, cittadina non lontana dall’enclave russa di Kaliningrad. Proprio a Kaliningrad, tra l’altro, Mosca avrebbe ribadito l’intenzione di posizionare batterie di Iskander; come a dire, dialoghiamo sì, ma non è possibile arrivare ad una piena fiducia reciproca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È innegabile, tuttavia, che qualcosa sia cambiato nelle relazioni tra la Federazione e la Polonia. Come detto, i meriti della diplomazia polacca sono notevoli. Molto significativo il fatto che Tusk, erodendo costantemente il consenso verso il Presidente, sia riuscito (più o meno volontariamente) ad ammorbidire in modo drastico la russofobia di quest’ultimo. Un punto dell’ormai mitico ultimo discorso di Kaczynski, mai pronunciato a Katyn, è sicuramente paradigmatico: “(..) lasciamo cicatrizzare la ferita di Katyn. Siamo già sulla buona strada per farlo. Noi Polacchi apprezziamo ciò che i Russi hanno fatto negli ultimi tempi. Dobbiamo continuare sul sentiero che avvicina sempre di più le nostre nazioni, non dobbiamo fermarci o tornare indietro (…)”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altrettanto notevoli sono i meriti della diplomazia russa, estremamente abile nel bilanciare bastone e carota. Subito dopo l’intesa per la fornitura di gas metano alla Polonia fino al 2037 (era il 7 aprile scorso), veniva inaugurata, vicino a Vyborg, la costruzione della condotta Nord Stream, il gasdotto che, come ricordato, saltando la Polonia porterà 27,5 miliardi di metri cubi di metano ogni anno in Europa occidentale (era il 9 aprile). Poi fu la volta dell’incidente aereo di Katyn, il quale offrì all’intera Russia un’occasione per lenire le secolari discordie con Varsavia. Il sopralluogo di Putin, insieme a Tusk, sulla scena della tragedia, l’abbraccio (immortalato dalle telecamere di tutto il mondo) tra i due primi ministri, la presenza di Putin alla partenza dalla Russia delle spoglie di Kaczynski, il discorso di Medvedev al popolo polacco, la completa collaborazione russo-polacca nelle indagini sulla sciagura (coordinate dallo stesso Putin) e la trasmissione in prima serata, sulla Tv di Stato russa, del film “Katyn” di Andrzej Wajda sono gesti che non saranno facilmente dimenticati a Varsavia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo dunque concordare con Marko Papic quando rileva come Mosca sia stata capace di dar luogo ad una smart public diplomacy nei confronti della Polonia. Il Cremlino è ben consapevole del ruolo geopolitico della Polonia, un paese, il più esteso dell’Europa centro-orientale, che è stabilmente inserito all’interno di dispositivi istituzionali occidentali, ma che rimane pur sempre quel “campo da gioco di Dio” (e delle grandi potenze), indicato dal celebre studioso Norman Davies. In altre parole: nonostante la Polonia sia un fedele membro, ad esempio, della NATO e dell’UE, Mosca sembrerebbe intravedervi ora un certo margine di manovra, per realizzare quello che è il suo principale interesse nell’Europa centro-orientale: la presenza di governi, se non amici, almeno non ostili al Cremlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora che giungiamo al punto conclusivo di questa analisi, e cioè alla domanda: quale sarà il futuro politico della Polonia?. La cosa certa è che la sciagura di Katyn non inficerà la qualità della democrazia polacca, la quale, almeno a livello istituzionale, sembra aver già superato il colpo. Il quesito si sposta allora su chi prenderà le redini del potere presidenziale dopo la fine dell’era Kaczynski. Possibile che sia lo stesso Jaroslaw, il gemello scampato miracolosamente al disastro perché in visita all’anziana madre malata? Secondo Vladislav Gulevič tale ipotesi appare plausibile, anche se la sua candidatura per le imminenti elezioni anticipate del 20 giugno (per quanto riguarda il primo turno) non è stata ancora ufficializzata. Nonostante tale eventualità spaventi il Cremlino, appare difficile, anche in questo caso, un ritorno alla pura intransigenza (specie in politica estera) degli anni passati: lo “stile Kaczynski”, ormai, parrebbe aver fatto il suo tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Considerando lo scarso peso elettorale della sinistra, la quale, tra l’altro, ha visto il proprio candidato alle presidenziali (originariamente fissate per l’autunno prossimo) Jerzy Szmajdzinski perire nell’incidente di Katyn, appare molto probabile un’elezione a Capo di Stato per Bronislaw Komorowski, il candidato della Piattaforma Civica di Tusk, già presidente della Camera Bassa (Sejm) ed ora anche guida del governo ad interim. Se questo fosse l’esito finale (molto dipenderà da come l’elettorato reagirà emotivamente alla sciagura aerea di Katyn), il ruolo geopolitico della Polonia continuerebbe a mutare decisamente nella direzione prefigurata in questi ultimi mesi. E per la Russia, nonché per l’Unione Europea e per la stessa Polonia, non potrebbe che essere una notizia positiva.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.eurasia-rivista.org/3904/la-fine-dell%E2%80%99era-kaczynski"&gt;Eurasia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2163210415582637402?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2163210415582637402/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/la-fine-dellera-kaczynski-end-of_23.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2163210415582637402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2163210415582637402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/la-fine-dellera-kaczynski-end-of_23.html' title='LA FINE DELL&apos;ERA KACZYNSKI. (The end of the Kaczynski era)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S9DQB7j1MEI/AAAAAAAABW4/AkI4h7kMjqY/s72-c/2010_Polish_Air_Force_Tu-154_crash.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7189327336810608152</id><published>2010-04-20T15:30:00.003+02:00</published><updated>2010-04-21T00:19:37.625+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bielorussia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>KACZYNSKI, L'ULTIMO PATRIOTA. (Kaczynski, the last patriot)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S82thCoCK5I/AAAAAAAABWo/0Ba4mng6iIQ/s1600/lech_kaczynski.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 237px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S82thCoCK5I/AAAAAAAABWo/0Ba4mng6iIQ/s320/lech_kaczynski.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5462212706222353298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mancavano molti leader mondiali domenica scorsa a Cracovia, per l’ultimo  saluto a Lech Kaczynski, morto il 10 aprile in quello schianto aereo  che s’è portato via, insieme al Presidente ed alla first lady, anche  buona parte della classe dirigente polacca.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;La nube vulcanica islandese che sta ancora paralizzando i cieli di mezza  Europa ha impedito ad Obama, Sarkozy, Zapatero, Berlusconi, Barroso,  Van Rompuy ed Angela Merkel, tra gli altri, di raggiungere la Polonia  per assistere alle esequie presiedute dal cardinal Dziwisz. Presenti  invece, oltre al ceco Klaus ed al georgiano Saakashvili (grandi amici di  Kaczynski), l’ucraino Yanukovich e Dimitri Medvedev, Capo di Stato di  quella Russia tanto avversata dal defunto presidente polacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presenza di Medvedev non è sorprendente e va al di là del semplice  protocollo diplomatico. Già da diversi mesi i nemici storici Russia e  Polonia erano sembrati aver intrapreso un difficile (e sicuramente  lungo) cammino di riconciliazione. Molteplici i segnali: l’abbandono, da  parte polacca, del sostegno al cosiddetto “scudo spaziale” voluto da  Bush jr. (per la verità sostituito dal sostegno a progetti analoghi); le  prime timide (ed un po’ vaghe) scuse, da parte russa, per l’eccidio di  Katyn, che nell’aprile del 1940 costò la vita a 4 mila ufficiali  polacchi, trucidati dalla polizia segreta di Stalin; l’accordo,  raggiunto il 7 aprile, per la fornitura di metano russo alla Polonia  sino al 2037.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tragica morte di Kaczynski (e di buona parte del suo entourage) ha  già certamente  impresso un’accelerazione a questo processo di  riavvicinamento russo-polacco. La presenza di Putin al momento della  partenza dalla Russia del feretro di Kaczynski, la grande collaborazione  russa nelle indagini sulla sciagura e la trasmissione in prima serata,  sulla Tv di Stato di Mosca, del film “Katyn” di Andrzej Wajda sono gesti  che non verranno facilmente dimenticati a Varsavia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da un lato il merito del nuovo orientamento nella politica estera  polacca spetta al premier liberale Tusk ed alla sua Piattaforma Civica  (attualmente il primo partito in Polonia), dall’altro lato è innegabile  che negli ultimi tempi si fosse manifestato un certo ammorbidimento  nelle posizioni più intransigenti del russofobo Kaczynski. Un passo del  suo ultimo discorso (mai pronunciato) di Katyn è già entrato nella  storia: “(..) lasciamo cicatrizzare la ferita di Katyn. Siamo già sulla  buona strada per farlo. Noi Polacchi apprezziamo ciò che i Russi hanno  fatto negli ultimi tempi. Dobbiamo continuare nel sentiero che avvicina  sempre di più le nostre nazioni, non dobbiamo fermarci o tornare  indietro (…)”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia occorre non cadere nell’errore di considerare Lech Kaczynski  come una personalità di conciliazione. Il controverso Kaczynski ha  diviso quand’era in vita e, a quanto pare, continua a dividere  l’opinione pubblica anche da morto. Si considerino le vivaci proteste  che ha suscitato la decisione (fortemente voluta dal gemello Jaroslaw)  di far riposare il corpo di Lech nella cattedrale di Cracovia, il Wawel,  di fianco ai poeti, ai grandi statisti ed ai patrioti della Polonia.  Sigismondo il Vecchio, Jan Sobieski e Wladyslaw Sikorski per citarne  qualcuno; quest’ultimo, fra l’altro, curiosamente deceduto, proprio come  Lech Kaczynski, a seguito di uno schianto aereo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nazionalista secondo alcuni, xenofobo secondo altri. Strenuo difensore  della cattolicità secondo alcuni, omofobo secondo altri. Nemico della  corruzione secondo alcuni, semplicemente paranoico secondo altri.  Probabilmente Lech Kaczynski racchiudeva in sé sempre entrambi gli  aspetti. La sua Polonia (o la Polonia “dei gemelli Kaczynski”, se si  considera il periodo in cui Jaroslaw è stato Primo Ministro, dal 2006 al  2007) è stata la Polonia della lustracja, della “caccia alle streghe”  nei confronti di coloro che avevano anche solo minimamente collaborato  col passato regime comunista. Una paese che affiancava i sogni di una  grandezza futura ai timori ed alle incertezze del presente. Insomma, la  pragmatica Polonia delle campagne, anti-intellettualistica e  profondamente cattolica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la parabola politica dei “due che rubarono la luna”, dal  titolo del film che li rese celebri nel 1962, sembrava essersi esaurita  già prima dell’incidente aereo di Katyn. Una nuova voglia di apertura e  di confronto positivo (anche con Mosca) attraversava il paese. La  concretizzazione politica fu l’ascesa al potere della Piattaforma Civica  di Donald Tusk, uno scaltro e carismatico storico di Danzica piuttosto  inviso al Presidente Kaczynski. Peraltro, ad oggi, i risultati di questo  particolare mix liberal-conservatore al potere si sono rivelati  estremamente positivi per il paese, almeno dal punto di vista economico:  la Polonia risulta essere il paese europeo meno duramente colpito  dall’attuale crisi globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi per Varsavia il problema è piuttosto un altro, e cioè la  ricostruzione di un’intera classe dirigente decimata dello schianto del  Tupolev presidenziale. I politici, sostengono alcuni, spuntano come  funghi. I buoni politici, in realtà, un po’ meno frequentemente. E i  buoni economisti? E i buoni generali? Sarà difficile per la Polonia  sostituire uno Skrzypek, l’ottimo banchiere centrale di Varsavia, od un  Gagor, lo stimato Capo di Stato Maggiore dell’esercito polacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, mentre diverse ricostruzioni arrivano ad attribuire allo stesso  Lech Kaczynski ed al suo orgoglio personale la responsabilità  dell’incidente aereo (il Presidente si sarebbe rifiutato di atterrare  nel più sicuro aeroporto di Minsk, per non dare l’idea di star chiedendo  aiuto all’odiato Presidente Lukashenko), la Polonia piange il suo  ultimo patriota. Morire a Katyn appena prima di commemorare le vittime  di Stalin: non si sarebbe potuto immaginare un finale più suggestivo.  Una tragica morte per passare dal 27% dei consensi (così dicevano gli  ultimi sondaggi) al mito. Ed ecco che Lech Kaczynski si andrà ad  aggiungere a quella lunga schiera di personaggi amati più da defunti che  da vivi.&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.reggio24ore.com/Sezione.jsp?titolo=Kaczynski%2C+l%27ultimo+patriota&amp;amp;idSezione=12827"&gt;Reggio24ore&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7189327336810608152?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7189327336810608152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/kaczynski-lultimo-patriota-kaczynski.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7189327336810608152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7189327336810608152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/kaczynski-lultimo-patriota-kaczynski.html' title='KACZYNSKI, L&apos;ULTIMO PATRIOTA. (Kaczynski, the last patriot)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S82thCoCK5I/AAAAAAAABWo/0Ba4mng6iIQ/s72-c/lech_kaczynski.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-4324592034236955160</id><published>2010-04-19T16:01:00.004+02:00</published><updated>2010-04-19T20:58:05.374+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kyrgyzstan'/><title type='text'>CHI E' ROZA OTUNBAYEVA. (Who Roza Otunbayeva is) - SPECIALE KYRGYZSTAN 4</title><content type='html'>AlJazeera traccia un ritratto piuttosto interessante del nuovo Capo di Stato kirghiso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-936f5bb45057650f" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v12.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D936f5bb45057650f%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D50D8186F79D13B23D46E9EC5CE7AA6F666369770.2B7C55B743C6E15167984D8367C05BCBB4F5A8C9%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D936f5bb45057650f%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DXgB_yDfjxIXuFxNdbDNAXofn4r0&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v12.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D936f5bb45057650f%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D50D8186F79D13B23D46E9EC5CE7AA6F666369770.2B7C55B743C6E15167984D8367C05BCBB4F5A8C9%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D936f5bb45057650f%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DXgB_yDfjxIXuFxNdbDNAXofn4r0&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=cRmq4Kx4maM&amp;amp;feature=player_embedded"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-4324592034236955160?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/4324592034236955160/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/chi-e-roza-otunbayeva-who-roza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4324592034236955160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4324592034236955160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/chi-e-roza-otunbayeva-who-roza.html' title='CHI E&apos; ROZA OTUNBAYEVA. (Who Roza Otunbayeva is) - SPECIALE KYRGYZSTAN 4'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6049042937299847106</id><published>2010-04-15T22:16:00.007+02:00</published><updated>2010-04-15T23:04:59.506+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kyrgyzstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>TUTTI IN KAZAKHSTAN! (All in Kazakhstan!) - SPECIALE KYRGYZSTAN 3</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S8d9rohlGQI/AAAAAAAABWA/4g2bRPKSQX4/s1600/www.reuters.com"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 222px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S8d9rohlGQI/AAAAAAAABWA/4g2bRPKSQX4/s320/www.reuters.com" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460471261776124162" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sembra proprio che la storia continui a ripetersi in Kyrgyzstan. Anche Bakiyev, come il suo predecessore Akaev, si sarebbe rifugiato nel vicino Kazakhstan. Secondo il deposto Presidente, sarebbe stato lo stesso Nazarbayev ad invitarlo. Il Capo di Stato kazako, una delle figure più controverse dell'intero panorama post-sovietico, avrebbe insomma esercitato, ancora una volta, le sue indiscutibili capacità di mediazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi la situazione in Kyrgyzstan appariva estremamente tesa e, da più parti, si sollevavano timori di una possibile guerra civile. Bakiyev si era ritirato nelle natali regioni meridionali, cercando di radunare i suoi fedelissimi. "Qualunque tentativo di aggredirmi", aveva affermato, "si concluderà in un bagno di sangue". Intanto, a Bishkek, voci di corridoio parlavano di una possibile ed imminente operazione militare anti-Bakiyev nella regione di Jalal Abad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, la fuga in Kazakhstan. Proprio come Akaev, il Presidente che lo stesso Bakiyev aveva sostituito nel 2005, dopo lo scoppio della Rivoluzione dei Tulipani. Prima di lasciare Teiyt, il suo luogo di nascita, Kurmanbek Bakiyev non avrebbe risparmiato nuove accuse al governo insediatosi nella capitale: proprio il nuovo esecutivo starebbe, a sua detta, dietro ai disordini scoppiati durante una manifestazione in suo sostegno nella citta d Osh. Tuttavia, avrebbe continuato Bakiyev, "il Kazakhstan sarà il luogo ideale per intavolare un dialogo con il governo di Roza Otunbayeva, un governo ora totalmente legittimo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chissà. Intanto nel sud del paese le nuove autorità hanno arrestato il Ministro della Difesa del governo destituito, tale Baktybek Kaliyev, una delle figure più vicine a Bakiyev. L'accusa è quella di aver ordinato di sparare sui manifestanti inermi, causando, durante le proteste dei giorni scorsi, più di 80 morti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta da vedere se il Kazakhstan sarà la meta definitiva per Bakiyev o se, come per Akaev, sarà solo una tappa intermedia prima di raggiungere Mosca. Forse stavolta non sarà così: man mano che passano i giorni, l'atteggiamento russo appare sempre più sospetto. Da più parti si sollevano dubbi sulla natura squisitamente endogena della rivolta kirghisa. Certo, la Otunbayeva ha assicurato Washington circa la base americana di Manas: "nulla cambierà", erano state le sue parole. Tuttavia l'amministrazione a stelle e strisce non sembrerebbe portata a fidarsi troppo di tali affermazioni, se non altro perchè già con Bakiyev si era rischiato di perdere quella fondamentale pedina nello scacchiere centro-sud asiatico. E' possibile che nei giorni scorsi Mosca non sia stata un semplice spettatore degli eventi kirghisi ...       &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6049042937299847106?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6049042937299847106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/tutti-in-kazakhstan-all-in-kazakhstan.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6049042937299847106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6049042937299847106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/tutti-in-kazakhstan-all-in-kazakhstan.html' title='TUTTI IN KAZAKHSTAN! (All in Kazakhstan!) - SPECIALE KYRGYZSTAN 3'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S8d9rohlGQI/AAAAAAAABWA/4g2bRPKSQX4/s72-c/www.reuters.com' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7437416358610681247</id><published>2010-04-12T15:23:00.003+02:00</published><updated>2010-04-12T15:52:39.176+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>UNITI NEL LUTTO. (United in the mourning) - SPECIALE POLONIA 2</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-9479af7c30c07766" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v1.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D9479af7c30c07766%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D68438AF56FAE807B07367CF75E1035C7C552E7C1.5A775E7A9FFB98A2573F7BC7DBC35A110E7B3702%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D9479af7c30c07766%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DNS9QTtxbkWUMFgCGDb_ni5j15Zs&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v1.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D9479af7c30c07766%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D68438AF56FAE807B07367CF75E1035C7C552E7C1.5A775E7A9FFB98A2573F7BC7DBC35A110E7B3702%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D9479af7c30c07766%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DNS9QTtxbkWUMFgCGDb_ni5j15Zs&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=B4C0q2FBURY"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7437416358610681247?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7437416358610681247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/uniti-nel-lutto-united-in-mouring.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7437416358610681247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7437416358610681247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/uniti-nel-lutto-united-in-mouring.html' title='UNITI NEL LUTTO. (United in the mourning) - SPECIALE POLONIA 2'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2211028653229951058</id><published>2010-04-12T00:44:00.004+02:00</published><updated>2010-04-12T00:52:56.116+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovacchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ungheria'/><title type='text'>PATRIOTTISMO SLOVACCO E QUESTIONE UNGHERESE. (Slovak patriotism and the "Hungarian problem")</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S8JSGOnvMNI/AAAAAAAABU4/aNhfY8Qs8yw/s1600/25-cnd-slovakia-popup.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 222px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S8JSGOnvMNI/AAAAAAAABU4/aNhfY8Qs8yw/s320/25-cnd-slovakia-popup.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5459015965283922130" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;È possibile instillare l’amore per la patria attraverso una legge? Potrebbe apparire un quesito banale, con una risposta scontata: certo che no, si tenderebbe a rispondere, nessun provvedimento legislativo riuscirebbe (per fortuna) a penetrare così in profondità l’animo umano, modificando sentimenti ed orientamenti tanto personali. In realtà, questa domanda che divide ed anima l’opinione pubblica e la classe politica slovacca nasconde dietro di sé problemi molto più complessi. Non solo perché, in generale, il XX secolo ci ha mostrato come, in determinate condizioni, leggi “patriottiche” possano essere efficaci, ma anche perché, nello specifico contesto slovacco, il quesito assume connotati piuttosto rilevanti sia dal punto di vista politico interno, sia dal punto di vista delle relazioni con Budapest. Mettendo dunque da parte quell’atteggiamento che porta a bollare in maniera indiscriminata come “rigurgiti nazionalisti” tutte quei fermenti vagamente patriottici che emergono ad est della vecchia Cortina di Ferro, vediamo di addentrarci nel dibattito, inquadrando appropriatamente la questione del Patriotic Act slovacco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Approvata ad inizio Marzo dal Parlamento unicamerale di Bratislava e bloccata due settimane dopo dal veto del Presidente Gašparovič , tale normativa prevedeva che in tutte le scuole pubbliche del paese venisse ascoltato l’inno nazionale (Nad Tatrou sa blýska – Un fulmine sui Tatra) ogni lunedì mattina. I piani di studio, poi, avrebbero visto l’introduzione di una materia chiamata “educazione patriottica”. Ciascuna classe avrebbe inoltre dovuto provvedere a mettere in bella mostra una serie di simboli dello Stato, tra i quali la bandiera nazionale, gli stemmi della repubblica, il testo dell’inno, il preambolo della Costituzione (“Noi la nazione slovacca …”) ed il ritratto del Presidente. Tuttavia il provvedimento non avrebbe limitato la propria efficacia all’ambito scolastico: le medesime disposizioni in tema di arredamento avrebbero dovuto trovare applicazione in ogni istituzione statale ed in ogni ufficio pubblico sparsi per il paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sostegno del Patriotic Act si era espressa tutta la coalizione di governo: l’estrema destra del Partito Nazionale Slovacco di Ján Slota (propositore della legge), il Partito Popolare-Movimento per una Slovacchia Democratica del solito Vladimír Mečiar ed il partito socialdemocratico del premier Robert Fico (Smer-SD). Proprio grazie a quest’ultima formazione politica il testo approvato ad inizio Marzo non racchiudeva una norma che avrebbe obbligato ogni cittadino slovacco a prestare giuramento solenne di fedeltà alla repubblica nel momento in cui gli fosse stata consegnata la propria carta d’identità. Nonostante tale edulcorazione, le proteste contro il Patriotic Act, abilmente cavalcate dall’opposizione guidata dai cristianodemocratici dell’SDKÚ-DS, non si erano fatte attendere. Il mese di Marzo ha visto migliaia di giovani ed insegnanti scendere per le strade di Bratislava facendo tintinnare mazzi di chiavi (come era accaduto circa vent’anni prima durante la Rivoluzione di Velluto) e riferendosi alla loro capitale come ad una “Pyongyang sul Danubio”. La protesta era poi dilagata su Internet attraverso Facebook. Nel mentre, una petizione popolare chiedeva con forza al Presidente Ivan Gašparovič di porre il veto sul disegno di legge approvato dal legislativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Curiose le motivazioni della decisione del Capo di Stato slovacco: in primo luogo Gašparovič rimandava il testo al Parlamento poiché ormai appariva evidente come la data fissata come inizio di applicazione della misura, il primo di Aprile, fosse troppo ravvicinata e non consentisse agli istituti scolastici di reperire in tempo le attrezzature richieste dalla normativa; in secondo luogo il Presidente slovacco, peraltro favorevole alla legge, riteneva quella stessa data (pesce d’Aprile) poco consona per l’entrata in vigore di un provvedimento tanto importante. Non vi è dubbio alcuno sulla natura puramente pretestuosa delle due ragioni, ed in particolare della seconda. Molto più probabile un cambiamento di rotta di 180 gradi da parte del premier Fico che, osservando le reazioni popolari al Patriotic Act, potrebbe aver invitato Gašparovič a posticipare a Settembre la questione, in modo da non inficiare le incombenti elezioni politiche del 12 Giugno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, per i socialdemocratici, il danno potrebbe ormai essere stato fatto, con grande vantaggio per la candidata premier dell’SDKÚ-DS Iveta Radičová. Ciononostante è errato pensare che Fico possa essere stato trascinato sull’insidioso terreno del patriottismo dal suo scomodo ed inusuale (almeno per un occhio esterno) alleato, il Partito Nazionale Slovacco (SNS) propositore del Patriotic Act. E neppure è casuale la presenza, nella coalizione di governo, della formazione di Vladimír Mečiar, figura storica del panorama politico slovacco, incompresa e, a tratti, incomprensibile. Primo Ministro per buona parte degli anni ’90, Mečiar fu protagonista, alla fine del ’92, di quello splendido esempio di scissione statuale incruenta che fu il Divorzio di Velluto tra Boemia e Moravia da un lato (Repubblica Ceca) e Slovacchia dall’altro. Al suo nazionalismo populista ed ai suoi metodi tendenzialmente autoritari in politica interna, faceva da contraltare una politica estera perlopiù isolazionista e non sempre collaborativa con l’Occidente. Tanto bastò perché l’allora Segretario di Stato Madeleine Albright si riferisse senza mezzi termini alla Slovacchia di Mečiar come al “buco nero d’Europa”.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che accomuna la coalizione Fico-Mečiar-Slota salita al potere nel Giugno 2006 è anzitutto il forte accento nazionalista e patriottico. Sarebbe tuttavia riduttivo considerare la centralità posta su queste tematiche come un modo rapido per ottenere consenso elettorale nel breve periodo. Altrettanto semplicistico sarebbe spiegare tali fermenti come fossero solamente una reazione alle macrodinamiche della globalizzazione, od un bilanciamento all’emergere di più ampie identità multiple (anzitutto, l’identità “comunitaria”). Certamente entrambi gli aspetti sono presenti, ma il punto centrale rimane un altro, e cioè la necessità di costruire tout court un’identità nazionale mai sbocciata. In altre parole, scendendo nel concreto: le difficoltà della Slovacchia, la cui esperienza d’indipendenza è poco più che ventennale, nel trovare un proprio ruolo geopolitico al confine orientale dell’Unione Europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora compreso l’indirizzo di politica estera di Fico, un orientamento quantomeno non usuale per un paese appartenente all’UE: gli insoliti buoni rapporti con Cuba, gli ottimi rapporti con Mosca (si pensi alla ferma condanna slovacca contro l’aggressione georgiana in Ossezia del Sud) e Belgrado (si pensi qui all’opposizione di Bratislava nei confronti della dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo). E ancora, la ferma opposizione di Fico nei confronti del progettato “scudo spaziale” statunitense in Europa orientale, l’annuncio che una delle sue prime visite ufficiali si sarebbe svolta in Libia, in Cina od in Venezuela.&lt;br /&gt;A livello interno, invece, ecco compresa l’insistenza di Fico sui “Vecchi slovacchi”, sulle leggende ed i miti del Grande Impero Moravo, come il principe Svatopluk. Il tentativo, insomma, è quello di rispolverare e/o creare una Storia nazionale slovacca, rispettabile e condivisa; certamente un processo non indolore, se si pensa che in Slovacchia sono presenti ben 13 consistenti minoranze, tra le quali svetta, senza dubbio, quella ungherese (circa 500 mila persone, quasi totalmente concentrate nelle aree meridionali del paese).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La “questione ungherese” ebbe origine nel 1920, quando le Potenze vincitrici della I Guerra Mondiale decisero di premiare il loro nuovo alleato cecoslovacco fissando un confine politico con l’Ungheria più a sud di quella che era la frontiera linguistica slovacco-ungherese. Da allora scambi di popolazione, espropri e confische (i cosiddetti “decreti Beneš) ebbero luogo, ma gli Ungheresi in terra cecoslovacca non scesero mai sotto le 200 mila unità. Con l’indipendenza della Slovacchia nel Gennaio 1993, la “questione ungherese” ricadde interamente sotto la responsabilità di Bratislava, condizionandone fortemente la politica estera e le relazioni nei confronti del vicino meridionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante a Bruxelles si tenti talvolta di voltare lo sguardo dall’altra parte facendo finta di nulla, i rapporti slovacco-ungheresi appaiono ancora oggi ben lontani da quello standard minimo di reciproco rispetto che la comune appartenenza all’UE sembrerebbe presupporre. L’era Mečiar e gli anni del governo Fico, per i motivi precedentemente analizzati, hanno coinciso con i periodi di maggior tensione tra Bratislava e Budapest. Sono stati numerosissimi, negli ultimi vent’anni, gli episodi d’intolleranza reciproca, gli incidenti di frontiera, gli scontri diplomatici, i provvedimenti legislativi oggetto di pesanti critiche da una parte o dall’altra.&lt;br /&gt;Il Patriotic Act rappresenta dunque solo l’ultimo capitolo di una vicenda molto più articolata. Probabilmente a ragione, tale provvedimento è stato visto da Budapest come un ulteriore colpo sferrato contro gli Ungheresi di Slovacchia, se si considera che il principale autore del disegno di legge è, insieme a Rafael Rafaj, Ján Slota: si pensi a riguardo alla sua celebre espressione “gli Ungheresi sono un cancro nel corpo della nazione slovacca”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo è che dall’altra parte del Danubio i toni non appaiono molto più concilianti. Anzi, con le elezioni politiche alle porte (11 e 25 Aprile), il clima tenderà a surriscaldarsi ulteriormente. In aggiunta, il risultato ungherese potrebbe non essere favorevole ad una distensione con Bratislava: la crescente mancanza di fiducia della popolazione nei confronti dei socialdemocratici dell’MSZP parrebbe essere continuata anche dopo le dimissioni del premier Ferenc Gyurcsány, ed a nulla potrebbe valere la candidatura di un volto nuovo e giovane come Attila Mesterházy. Questo significa  che, con tutta probabilità, sarà Viktor Orbán (Fidesz) ad uscire vittorioso dalle urne. Si tratta dello stesso Viktor Orbán (già Primo Ministro dal ’98 al 2002, mentre la Slovacchia era guidata dal conservatore Dzurinda) che meno di un anno fa arringava la folla di Esztergom, sul confine slovacco-ungherese, facendo continue ambigue allusioni al Regno d’Ungheria precedente al primo conflitto mondiale; affermazioni, queste, che avevano spinto addirittura il Parlamento di Bratislava ad indire una sessione straordinaria per discutere dell’accaduto.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da un lato è possibile (ed auspicabile) che, una volta sopiti gli impeti elettorali, le due diplomazie abbandonino i toni fin qui usati, dall’altro lato quest’eventualità non dovrebbe far credere che i problemi di fondo (anzitutto, la creazione di un’identità nazionale slovacca) siano superati. Tutt’altro. Nel cuore dell’Europa vi è un paese, la Slovacchia, che cerca di trovare il proprio ruolo geopolitico e, per trovarlo, cerca di (ri)costruire la propria identità, un’identità che non può essere sostituita da macro-appartenenze quali l’Unione Europea o la NATO.     &lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.eurasia-rivista.org/3710/patriottismo-slovacco-e-questione-ungherese"&gt;Eurasia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2211028653229951058?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2211028653229951058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/patriottismo-slovacco-e-questione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2211028653229951058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2211028653229951058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/patriottismo-slovacco-e-questione.html' title='PATRIOTTISMO SLOVACCO E QUESTIONE UNGHERESE. (Slovak patriotism and the &quot;Hungarian problem&quot;)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S8JSGOnvMNI/AAAAAAAABU4/aNhfY8Qs8yw/s72-c/25-cnd-slovakia-popup.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-8990855748455975442</id><published>2010-04-12T00:40:00.005+02:00</published><updated>2010-04-13T00:10:24.382+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>DECAPITATA LA POLONIA. (Poland decapitated) - SPECIALE POLONIA 1</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-3d1bad4f03741165" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v7.nonxt4.googlevideo.com/videoplayback?id%3D3d1bad4f03741165%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D752309F89F5DA5AA6DAE0A1D036E91C3D030F065.3ED8FBF6ABFDFC977A813B84E6E546C880F15CAB%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D3d1bad4f03741165%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DdmqQITBEVB9Yy9S_RkQtuT8Uu44&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v7.nonxt4.googlevideo.com/videoplayback?id%3D3d1bad4f03741165%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D752309F89F5DA5AA6DAE0A1D036E91C3D030F065.3ED8FBF6ABFDFC977A813B84E6E546C880F15CAB%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D3d1bad4f03741165%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DdmqQITBEVB9Yy9S_RkQtuT8Uu44&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=_QE9EPZdw5s"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-8990855748455975442?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/8990855748455975442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/la-fine-dellera-kaczynski-end-of.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8990855748455975442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8990855748455975442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/la-fine-dellera-kaczynski-end-of.html' title='DECAPITATA LA POLONIA. (Poland decapitated) - SPECIALE POLONIA 1'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-5730074275831479621</id><published>2010-04-09T10:43:00.011+02:00</published><updated>2010-04-14T10:53:26.035+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tajikistan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kazakhstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iran'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Uzbekistan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kyrgyzstan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>DALLA RIVOLUZIONE COLORATA ALLA TWITTER REVOLUTION. (From Color Revolution to Twitter Revolution) - SPECIALE KYRGYZSTAN 2</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S78WuXQl5RI/AAAAAAAABTg/wzK8iCXeg4g/s1600/Immagine.JPG"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 122px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S78WuXQl5RI/AAAAAAAABTg/wzK8iCXeg4g/s320/Immagine.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458106259169731858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ormai le rivoluzioni colorate (o floreali, come qualcuno ama chiamarle) sono passate di moda. Nell'epoca di Internet e dei social network anche il rivoluzionario (o presunto tale) si adatta. Al bando le bandierine e le sciarpe colorate, così come i fiori, tulipani o rose che siano. La nuova tipologia di rivoluzione passa dal web. Lo si era già visto in Iran, durante le elezioni presidenziali del 2009, quando gli oppositori di Ahmadinejad usarono la rete per accusare davanti al mondo, tramite video e messaggi più o meno genuini ed autentici, il riconfermato Presidente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma qui in Kyrgyzstan la questione è diversa. Certo, anche nella repubblica centro-asiatica i rivoltosi, ed in particolare i loro leader, hanno acceso il computer, il modem e si sono rivolti alla comunità internazionale. Roza Otumbayeva ha addirittura aperto un proprio profilo sul celebre social network di microblogging Twitter (&lt;a href="http://twitter.com/otunbayeva"&gt;link&lt;/a&gt;). Tuttavia, in questo caso Internet non sembra essere servito come mezzo per denunciare al mondo le azioni dell'avversario politico (e quindi per delegittimarlo), quanto piuttosto per ottenere dalla comunità internazionale una propria legittimazione. Legittimazione prontamente concessa da Mosca.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Per capire la portata dell'arguta mossa del Cremlino è necessario comprendere i motivi della rivolta kirghisa, la sua natura e le caratteristiche dei suoi protagonisti, anzitutto Roza Otunbayeva. Rispondiamo dunque ad una domanda: perchè Putin ha subito benedetto l'insediamento di un governo di rivoltosi guidato da un ex ambasciatrice a Washington, solo cinque anni fa paladina di quella Rivoluzione dei Tulipani che scacciò il (tendenzialmente) filo-russo Akaev da Bishkek? In realtà la risposta è più semplice di quanto non si possa pensare: per mantenere il Kyrgyzstan saldamente nella propria area d'influenza, evitando che si trasformi in una nuova Georgia. Intendiamoci, Bishkek non è Tbilisi per almeno tre motivi. Anzitutto, sia nel corrotto entourage di Bakiyev, sia tra i leader rivoltosi non parrebbero esservi personalità di spicco comparabili, per sprovvedutezza, a Saakashvili. In secondo luogo la presenza russa nel paese è piuttosto consolidata anche militarmente (si pensi alla base di Kant). Infine, dal punto di vista geopolitico il Kyrgyzstan non è la Georgia. Certo, si trova nel cuore dell'heartland, ma è uno Stato totalmente montuoso, inospitale e, soprattutto, viene bypassato dai principali corridoi energetici. L'unico interesse che la Russia detiene ne confronti del Kyrgyzstan è che esso sia un paese stabile dal punto di vista politico ed economico. Mosca non può tollerare una situazione di "rivoluzione permanente" ai propri confini, specialmente oggi, dopo che è emerso il sostanziale insuccesso delle politiche del Cremlino nelle turbolente repubbliche caucasiche della Federazione.&lt;br /&gt;Un analogo obiettivo di stabilità è peraltro condiviso da Washington, ma in misura nettamente minore. Anzi, potremmo dire per un solo motivo: la base di Manas, fondamentale per le operazioni in Afghanistan. Ogni mese transitano da questo centro circa 35 mila soldati americani diretti o provenienti da Kabul. In ogni caso, com'era prevedibile, il nuovo governo di Roza Otunbayeva ha già rassicurato il Pentagono: "non cambierà nulla" sono state le parole dell'ex Minsitro degli Esteri kirghiso.&lt;br /&gt;Per Washington questo può bastare. Per Mosca, no. Il fatto che qualunque leadership che emerga a Bishkek continuerà ad adottare con tutta probabilità una politica estera tendenzialmente multivettoriale (concretizzata nel mantenimento simultaneo delle basi di Kant e Manas) non sembra essere una garanzia sufficiente per il Cremlino. Gli interessi del Kyrgyzstan devono essere favorevoli, o comunque non ostili, alla Russia. E perchè ciò accada, serve stabilità.  Quella stabilità che certamente non poteva essere assicurata dal corrotto Bakiyev: un fratello a capo dei servizi segreti, uno ambasciatore a Pechino, uno a Berlino, un figlio (Maksim) a capo dell'Agenzia  per lo Sviluppo (dalla quale provenivano i soldi che ingrassavano le tasche dei Bakiyev).  Insomma, se con Akaev il paese doveva diventare la Svizzera centro-asiatica, dopo la Rivoluzione dei Tulipani il Kyrgyzstan sembra essere sceso al livello delle peggiori dittature africane.&lt;br /&gt;Ecco allora che è intevenuta la volpe Putin. Un breve sguardo all'evolvere degli eventi, un altro alle proprie divisioni. Infine la decisione di usare l'arma più potente a disposizone di Mosca: l'energia. In un batter d'occhio sono stati cancellati gli aumenti del prezzo del petrolio russo che tanto avevano innervosito la popolazione, contribuendo ad alimentare la rivolta.&lt;br /&gt;Sarebbe tuttavia azzardato (od addirittura sbagliato) pensare ad una rivoluzione di natura esogena. Il Kyrgyzstan è, anche in questo, un mondo a parte. Il Great Game tra potenze sfiora solamente gli eventi kirghisi e certamente non ne è la causa scatenante.  Come già accennato, non ci troviamo in Georgia, in Ucraina e, probabilmente, in Iran, dove enormi pressioni ed infiltrazioni esterne tentano di influire sugli esiti politici. Il problema è che non ci troviamo neppure in Kazakhstan od in Uzbekistan. Come in queste repubbliche la struttura sociale e politica appare suddivisa in clan in costante lotta tra loro ma, a differenza che in questi "stan", la leadership al comando non è mai riuscita ad eliminare  completamente (nel senso più ampio del termine) l'opposizione. Per farla breve, in Kyrgyzstan non è mai sbocciato un Nazarbayev od un Karimov.&lt;br /&gt;Il pericolo è che il modello seguito sia allora quello del Tajikistan, non a caso un altro  paese geopoliticamente quasi insignificante. La memoria corre al periodo '92-'97, quando questa altrettanto piccola e monstuosa repubblica venne sconvolta da una violentissima guerra civile. Bakiyev, dalla città di Jalalabad dove sembrerebbe stia raccogliendo sostenitori, ha  rifiutato di considerarsi deposto, mentre Roza Otunbayeva, oltre ad avere promesso elezioni entro sei mesi,  ha anche affermato che le forze anti-regime controllerebbero ormai quattro regioni su sette. Le premesse, dunque, non sembrano delle migliori.&lt;br /&gt;Tuttavia guardando il bicchiere mezzo pieno, occorre ammettere che, almeno nei propositi, gli obbiettivi posti in cima all'agenda dagli insorti siano ammirevoli: estirpare l'occupazione istituzionale ed economica del clan Bakiyev (annullando anche recenti  e poco chiare privatizzazioni nel settore energetico - Sieverelectro e Vostokelectro - e delle telecomunicazioni - Kirghiztelecom) ed introdurre maggiore trasparenza nel sistema-paese.  Il fatto è che il problema è sempre lo stesso: verrano mantenute le promesse?&lt;br /&gt;Il fronte anti-Bakiyev è tutt'altro che compatto. A muovere i rivoltosi non sono certo state aspirazioni liberaldemocratiche, aggettivo poco conosciuto (o usato a sproposito) da queste parti. Disoccupati, diseredati, ubriaconi, giovani esaltati: buona parte degli insorti appartiene a queste categorie. Non sarà facile per il governo ad interim trovare un sintesi programmatica al di là della generale insofferenza per Bakiyev e soci. Sarà sufficiente Twitter per sventare il rischio di una guerra civile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui sotto l'intervista rilasciata ieri ad AlJazeeraEnglish da Bakiyev.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-e53188725b478bc" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v22.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D0e53188725b478bc%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D17163A42A22952743EE86BA991A8CA454001114F.64576FEAAA3D2B0C31D2037A956E5E45B27F0390%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3De53188725b478bc%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Ds4-_FB3utUNEbHF7_CZQO2qEecI&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v22.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D0e53188725b478bc%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D17163A42A22952743EE86BA991A8CA454001114F.64576FEAAA3D2B0C31D2037A956E5E45B27F0390%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3De53188725b478bc%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Ds4-_FB3utUNEbHF7_CZQO2qEecI&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=pCJl2OYh83k&amp;amp;feature=player_embedded"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-5730074275831479621?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/5730074275831479621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/dalla-rivoluzione-colorata-alla-twitter.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5730074275831479621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/5730074275831479621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/dalla-rivoluzione-colorata-alla-twitter.html' title='DALLA RIVOLUZIONE COLORATA ALLA TWITTER REVOLUTION. 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(A new START)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S74TP78StxI/AAAAAAAABTQ/fUAtsH8f9lw/s1600/usa-russia1.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 225px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S74TP78StxI/AAAAAAAABTQ/fUAtsH8f9lw/s320/usa-russia1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5457820962929162002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Cauto ottimismo. E non potrebbe essere altrimenti. Il risultato  raggiunto con la firma, da parte di Obama e Medvedev, del nuovo trattato  sulla riduzione delle testate nucleari strategiche è un significativo  punto di partenza. Tuttavia molto deve essere ancora fatto per  raggiungere quel "mondo privo di armi nucleari" auspicato dal neo-eletto  Presidente americano circa un anno fa. Anche allora, come oggi, la  cornice era la capitale della Repubblica Ceca, cuore dell'Europa e punto  d'incontro tra est ed ovest.&lt;br /&gt;Gli obiettivi previsti dallo START II (lo START I, scaduto lo scorso  Dicembre, era stato firmato nel '91 da Bush senior e Gorbachev) non sono  troppo ambiziosi: Usa e Russia potranno detenere al massimo 700 vettori  (ICBM; SLBM; HB) ciascuno, e non più di 1550 testate. La validità del  nuovo trattato è decennale e nuove procedure di verifica del rispetto  dello stesso sono state previste.&lt;br /&gt;Al termine del vertice, nel quale sono stati trattate anche le questioni  del nucleare iraniano ed i recenti sviluppi politici in Kyrgyzstan, la  sensazione è quella che, ancora una volta, sia stata la diplomazia di  Mosca ad incassare i maggiori successi. Proprio mentre Medvedev poneva  la sua firma sullo START II, un comunicato del Cremlino faceva sapere  che la Federazione si considererà vincolata al trattato solo qualora lo  "scudo spaziale" statunitense non assuma caratteri anti-russi. In altre  parole: Mosca ha accolto molto bene la decisione di Obama di sospendere i  progetti di Bush junior in Polonia e Repubblica Ceca, ma questo non  vuol dire che ora la Casa Bianca abbia il via libera russo per collocare  progetti analoghi in altri paesi dell'Europa centro-orientale (ad  esempio Romania o Bulgaria). Ad essere sgradito al Cremlino non è il  collocamento geografico dello scudo, quanto lo scudo in sè.&lt;br /&gt;La diplomazia russa parrebbe essere riuscita a mettere all'angolo  Washington. Per gli Stati Uniti, che necessitano disperatamente della collaborazione di  Mosca non solo sull'Iran ma anche in Asia centro-meridionale, lo spazio  di manovra si è ridotto notevolmente. Difficile  oggi pensare ad un azione  americana invisa alla Federazione nell'est europeo. La Russia tiene con maggior forza il coltello dalla parte del manico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-cd4d1223e8638cc5" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v11.nonxt2.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dcd4d1223e8638cc5%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3DA86116CC04A0E90FC046457838F00122BC76BEF.76C9312F601AE6F1B5020D6825AEE4065C444DA3%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dcd4d1223e8638cc5%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DhtXltEpM-zTFmG7SSuNhPoFo7fY&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v11.nonxt2.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dcd4d1223e8638cc5%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3DA86116CC04A0E90FC046457838F00122BC76BEF.76C9312F601AE6F1B5020D6825AEE4065C444DA3%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dcd4d1223e8638cc5%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DhtXltEpM-zTFmG7SSuNhPoFo7fY&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZpQnj-0E95M"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-8062327421273647088?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/8062327421273647088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/un-nuovo-inizio-new-start_08.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8062327421273647088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/8062327421273647088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/un-nuovo-inizio-new-start_08.html' title='UN NUOVO INIZIO. (A new START)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S74TP78StxI/AAAAAAAABTQ/fUAtsH8f9lw/s72-c/usa-russia1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7280374717131141253</id><published>2010-04-08T00:46:00.009+02:00</published><updated>2010-04-09T14:18:35.245+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kyrgyzstan'/><title type='text'>TULIPANI INSANGUINATI. (Bloody tulips) - SPECIALE KYRGYZSTAN 1</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S78aeo9preI/AAAAAAAABTw/lqDP9gD9iW0/s1600/Bakiyev3-1.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 308px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S78aeo9preI/AAAAAAAABTw/lqDP9gD9iW0/s320/Bakiyev3-1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458110387090730466" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;C'era d'aspettarselo. Ormai erano  settimane che la protesta montava in tutto il Kyrgyzstan. In realtà  erano mesi, se non anni, che il regime di Bakiyev, grazie alla sua  corruzione ed al suo clientelismo autoritario, seminava dissensi nella  repubblica centro-asiatica. Quella stessa corruzione e quello stesso  autoritarismo, peraltro, che la Rivoluzione dei Tulipani di 5 anni fa  aveva tentato (o, meglio, solamente sperato) di abbattere, portando al  potere proprio Bakiyev. Si era trattato di una rivolta  contadina contro il potere centrale, un pò frettolosamente considerata  dai media come l'ennesima "Rivoluzione Colorata" nello spazio  post-sovietico.  In effetti, alcune assonanze con gli avvenimenti  georgiani ed ucraini erano presenti: la dimensione popolare, i simboli,  il possibile sostegno occidentale dietro le quinte, in particolar modo  statunitense (anche se in questo caso esso risultava piuttosto difficile  da decifrare). Un elemento, tuttavia, distingueva gli avvenimenti  kirghisi da quelli di Tbilisi e Kiev: il fatto che la rivolta fosse  disorganizzata e violenta. All'epoca il Presidente Akaev fu addirittura  costretto a riaparare all'estero in tutta fretta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scena si è ripetuta tale e quale oggi. Caos totale, violenza nelle strade  (possibili oltre 100 morti) ed il Presidente Bakiyev  costretto a lasciare il paese. Parrebbe che il Primo Ministro  Daniyar  Usenov, dopo aver decretato lo stato d'emergenze, abbia rassegnato le  dimissioni, ma le notizie che giungono da Bishkek sono vaghe e  contradditorie. L'opposizione ha intanto informato la comunità  internazionale dell'insediamento di un nuovo esecutivo guidato dall'ex  Ministro degli Esteri Roza Otunbayeva. Il Ministro degli Interni  Moldomusa Kangantiev potrebbe essere stato ucciso dai rivoltosi, i quali  si sono impossessati del Parlamento, della sede del Servizio di  Sicurezza Nazionale e dell'edificio della Tv di Stato. Da Mosca,  Washington, Bruxelles e da Astana (che detiene la presidenza di turno  dell'OSCE) arrivano inviti alla calma e ad evitare le violenze, mentre  la gente continua ad ammassarsi sul vicino confine kazako.&lt;br /&gt;Insomma, dopo Kiev un'altra Rivoluzione Colorata/Floreale terminata, a  parti invertite, nello stesso modo in cui era iniziata. Che la prossima  volta tocchi al "mangiacravatte" di Tbilisi?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-5d698bdb8a976871" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v8.nonxt7.googlevideo.com/videoplayback?id%3D5d698bdb8a976871%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D29622E035A4F8E7D376E2D299AD11AF35F3EA41F.376E692A8863075EB523DA6CFF0AE28D1CFFBA0E%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D5d698bdb8a976871%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DuMQmYI0Ex1YRC_M9FKbMg_YKG2c&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v8.nonxt7.googlevideo.com/videoplayback?id%3D5d698bdb8a976871%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D29622E035A4F8E7D376E2D299AD11AF35F3EA41F.376E692A8863075EB523DA6CFF0AE28D1CFFBA0E%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D5d698bdb8a976871%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DuMQmYI0Ex1YRC_M9FKbMg_YKG2c&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=m8Hx9uNGf8s"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-88c98941a7b05922" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v2.nonxt6.googlevideo.com/videoplayback?id%3D88c98941a7b05922%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D4F9A7BCEDB08E900025FA8A8B6DB128E55688A55.2CCA81B0E41A0E9E38D4BCCF3E75E33ABEC7005D%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D88c98941a7b05922%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D03scTekY4jMkSBv-NVdwdBSw0WI&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v2.nonxt6.googlevideo.com/videoplayback?id%3D88c98941a7b05922%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D4F9A7BCEDB08E900025FA8A8B6DB128E55688A55.2CCA81B0E41A0E9E38D4BCCF3E75E33ABEC7005D%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D88c98941a7b05922%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D03scTekY4jMkSBv-NVdwdBSw0WI&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.rferl.org/content/Opposition_Protesters_March_Across_Kyrgyzstan/2004868.html"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7280374717131141253?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7280374717131141253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/tulipani-insanguinati-bloody-tulips.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7280374717131141253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7280374717131141253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/04/tulipani-insanguinati-bloody-tulips.html' title='TULIPANI INSANGUINATI. (Bloody tulips) - SPECIALE KYRGYZSTAN 1'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S78aeo9preI/AAAAAAAABTw/lqDP9gD9iW0/s72-c/Bakiyev3-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-1272377584499275099</id><published>2010-03-26T12:36:00.003+01:00</published><updated>2010-04-08T01:13:28.316+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Turkmenistan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>SCAMBIO "CULTURALE". ("Cultural" exchange)</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-2c585e529e0f4796" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v10.nonxt3.googlevideo.com/videoplayback?id%3D2c585e529e0f4796%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D27EA45AF5DFC692F6E8CD41D9DB0FF8A16351679.7D24A1643396FC35F33C8D6F591F19B9E448822A%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D2c585e529e0f4796%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Do1iH9RaxRAoxRWqsfmKrU1qUWzI&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v10.nonxt3.googlevideo.com/videoplayback?id%3D2c585e529e0f4796%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D27EA45AF5DFC692F6E8CD41D9DB0FF8A16351679.7D24A1643396FC35F33C8D6F591F19B9E448822A%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D2c585e529e0f4796%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3Do1iH9RaxRAoxRWqsfmKrU1qUWzI&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=e8fFb1_bwAM&amp;amp;feature=player_embedded#"&gt;&lt;br /&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-1272377584499275099?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/1272377584499275099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/03/scambio-culturale-cultural-exchange.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1272377584499275099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/1272377584499275099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/03/scambio-culturale-cultural-exchange.html' title='SCAMBIO &quot;CULTURALE&quot;. (&quot;Cultural&quot; exchange)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-4006938351322241645</id><published>2010-03-20T15:53:00.006+01:00</published><updated>2010-04-08T01:16:24.005+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Estonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lituania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Polonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettonia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svezia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>LITUANIA SENZA ENERGIA. (Lithuania without energy)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S6TlDY3J1xI/AAAAAAAABSQ/e7U73G-GIyY/s1600-h/elektrownia_ignalina.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 234px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S6TlDY3J1xI/AAAAAAAABSQ/e7U73G-GIyY/s320/elektrownia_ignalina.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5450733295401293586" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Era il 1978 quando, nell’allora Repubblica Socialista Sovietica di Lituania, iniziò la costruzione di quella che avrebbe dovuto essere la più potente centrale nucleare al mondo. Il sito individuato per l’impianto era il lago Drūkšiai, nella Lituania nord-orientale, un bacino (il più grande del paese) attraversato dal confine con la Bielorussia. Nei pressi delle sue rive sarebbero sorte Ignalina, una centrale nucleare da 1.500 MW, e Visaginas, una città che avrebbe ospitato i lavoratori dell’impianto. Il progetto definitivo della centrale prevedeva tre reattori RBMK-1500. Tuttavia, solo nel 1987, un anno dopo il disastro di Chernobyl, venne ultimata la costruzione dell’Unità 2: fu proprio quella sciagura nucleare a far ritardare sensibilmente il completamento di un impianto, Ignalina, che aveva caratteristiche molto simili a quelle della centrale ucraina appena esplosa. Il terzo reattore (l’Unità 3), invece, non trovò mai la luce: all’epoca la sua costruzione venne bloccata e nel 1989 ebbe inizio la sua demolizione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;La potenza di Ignalina valse alla Lituania indipendente un primato mondiale: nel 1993 ben l’88% dell’elettricità prodotta nel paese era di origine nucleare. Nessun altro Stato al mondo dipendeva in maniera così massiccia dall’energia dell’atomo (peraltro proveniente da un unico impianto). Non è perciò azzardato affermare che la storia della Lituania indipendente sia fortemente intrecciata con la storia di Ignalina. Anzi, di più: si potrebbe affermare che senza Ignalina la storia politica della Lituania sarebbe stata completamente diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima tra le repubbliche sovietiche a dichiarare la propria indipendenza (11 marzo 1990), da allora la Lituania ha sempre orientato la propria politica estera decisamente verso ovest, guardando con maggior simpatia a Bruxelles e Washington, piuttosto che a Mosca. All’ingresso nella World Trade Organization (31 Maggio 2001), ha fatto seguito lo storico “doppio passo” del 2004, con l’entrata di Vilnius prima nella NATO, poi nell’Unione Europea. È lecito dunque domandarsi: sarebbe stata possibile una politica estera tanto “ostile” a Mosca, senza la garanzia di un’autonomia energetica praticamente totale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un punto di vista prettamente geopolitico, la Lituania si trova oggi in una posizione di scarso rilievo internazionale. La NATO ha sapientemente usato gli storici sentimenti anti-russi del popolo lituano (sentimenti tuttavia molto più lievi di quelli riscontrabili, ad esempio, in Estonia) per creare un avamposto orientale nel confronto-scontro con la Federazione russa. Dal canto suo il Cremlino si è limitato a manifestare tutto il suo disappunto per l’ulteriore allargamento ad est dell’Alleanza Atlantica. Non che la diplomazia di Mosca abbia peccato, specie negli ultimi anni, d’ingenuità. Tutt’altro: il principale argine all’espansione verso est delle “istituzioni occidentali” (anzitutto, la NATO) è stato rappresentato, agli occhi del Cremlino, dalla fedele Bielorussia e dall’imprevedibile Ucraina. Sono questi i paesi che hanno funto, e continueranno a fungere, alternativamente da ponte o da argine nelle relazioni con l’Occidente. Attraverso i territori bielorusso ed ucraino transitano i principali corridoi energetici che, partendo dalla Siberia, giungono nell’Unione Europea. Inoltre si consideri che progetti come il Nord Stream, gasdotto che scavalcando i Paesi Baltici dovrebbe collegare direttamente Russia e Germania, hanno teso a rendere ancora meno rilevante il ruolo geopolitico della Lituania. Infine, l’enclave di Kaliningrad, assicurando la presenza russa nell’area del Baltico meridionale, ha contribuito in modo determinante a ridurre l’interesse strategico e militare di Mosca nei confronti di Vilnius.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, nei prossimi mesi ed anni, il quadro delineato fin’ora potrebbe mutare. Elemento scatenante di quest’improvviso (e potenziale) cambiamento geopolitico sarebbe, appunto, la definitiva e completa chiusura della centrale di Ignalina, richiesta che venne avanzata da Bruxelles nel 2004 per acconsentire all’ingresso della Lituania nell’Unione Europea. Così, il 31 dicembre di quell’anno l’Unità 1 dell’impianto di Visaginas veniva definitivamente spenta, mentre esattamente cinque anni più tardi la stessa sorte toccava all’Unità 2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso che ha portato al 31 dicembre 2009 è stato tutt’altro che semplice e lineare. Due posizioni divergenti si sono scontrate senza esclusione di colpi, cercando di portare dalla propria parte le autorità di Vilnius. Alla fine ha avuto la meglio l’eurocrazia di Bruxelles, che vedeva in Ignalina una nuova potenziale Chernobyl. Le preoccupazioni dell’UE risiedevano nell’architettura e nell’impiantistica della centrale lituana, come già accennato molto simile a quella della centrale ucraina esplosa. Nonostante numerosi investimenti (230 milioni di euro negli ultimi 15 anni) ed aggiornamenti, Ignalina necessitava, nell’opinione di Bruxelles, di ulteriori enormi miglioramenti in tema di sicurezza. Di parere completamente diverso il Direttore dell’impianto, secondo il quale le possibilità di un incidente nell’unico reattore rimasto sarebbero state pari ad una ogni milione di anni di attività. Contraria alla chiusura non solo la popolazione della Lituania nord-orientale, fortemente dipendente dalla centrale dal punto di vista economico, ma anche la popolazione lituana nel suo complesso. Ignalina è sempre stata un simbolo dell’indipendenza lituana raggiunta negli anni ’90. In realtà, come rilevato, la centrale ha rappresentato molto di più di un semplice emblema: il solo reattore 1, chiuso nel 2004, garantiva il 90% del fabbisogno energetico nazionale e l’impianto rendeva la Lituania, paese praticamente privo di risorse naturali, un esportatore di energia. A preoccupare i lituani, che in un referendum del 2008 si erano espressi per oltre il 90% in favore della continuazione dell’attività di Ignalina (referendum che, tuttavia, non raggiunse il quorum), erano principalmente le conseguenze economiche della chiusura della centrale: perdita di posti di lavoro, aumento (previsto per oltre il 30%) delle bollette elettriche, aumento dell’inflazione, perdita di quel punto percentuale di PIL costituito dall’esportazione di energia. A tutto ciò si aggiungano i costi derivanti dal processo di decommissionamento della centrale (che terminerà nel 2029): 3 miliardi di dollari dei quali si dovrà far carico (per la verità solo in parte, visti gli aiuti comunitari che fin’ora anno raggiunto circa il miliardo di dollari) il governo di Vilnius.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si chiude così un capitolo della storia lituana, un capitolo caratterizzato da orgoglio nazionale e politiche filo-occidentali, crescita economica ed autonomia energetica. Si chiude la vicenda di Ignalina, una storia tormentata dalle proteste ambientaliste, dalle successive chiusure, dagli smantellamenti e persino da numerose minacce di attacchi terroristici: nel 1992 Oleg Savčuk, un programmatore informatico della centrale, venne arrestato per aver tentato di sabotare un reattore; nel Novembre 1994 un tale Kestutis Mazuika minacciò di far saltare in aria Ignalina (attraverso suoi infiltrati all’interno dell’impianto), se non fossero stati versati 8 milioni di dollari all’organizzazione segreta NUC-41 “W”; pochi giorni dopo, simili minacce giunsero da Georgij Dekanidze, boss mafioso che richiedeva il rilascio del proprio figlio Boris, condannato alla pena capitale per l’omicidio di una giornalista lituana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un contesto di profonda crisi economica e con un PIL diminuito del 18% nel solo 2009, le autorità di Vilnius hanno dinanzi a loro una sfida epocale per il destino della Lituania. Una nuova politica energetica e, come conseguenza, una nuova politica estera appaiono necessarie. Si tratterebbe, in pratica, di ripensare al ruolo geopolitico del paese nell’area baltica. Esistono sostanzialmente due “vettori” sui quali muoversi per superare lo shock derivante dalla chiusura di Ignalina: un vettore occidentale ed un vettore orientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente, il primo risulta di più facile percorribilità: una maggiore integrazione con le reti energetiche di Svezia, Lettonia, Estonia e, soprattutto, Polonia (il paese con il quale Vilnius vanta, ad oggi, i più cordiali rapporti) rappresenta per la Lituania una strategia irrinunciabile. Le autorità lituane sembrerebbero muoversi decisamente verso questa direzione ed accordi con i rappresentanti di Riga, Tallin e Varsavia per la costruzione di una nuova centrale nucleare lituana da oltre 3.000 MW, capace di alimentare tutti e quattro i paesi, sarebbero già operativi. Tuttavia quest’impianto, in realtà ancora ipotetico, non troverebbe la luce prima del 2020. Ne consegue che, almeno nel breve periodo, il buon esito della politica estera energetica lituana dipenderà in larga misura dal vettore orientale; in altre parole, dai rapporti con la Federazione russa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né la popolazione lituana, né la classe dirigente di Vilnius appaiono ansiose di collaborare con Mosca. Il secco “no” con il quale il presidente Dalia Grybauskaite ha recentemente risposto all’offerta di Putin per la costruzione congiunta di una centrale nucleare nell’enclave di Kaliningrad testimonia come in Lituania non si sia ancora pronti per l’adozione di un “approccio multi-vettoriale” nella propria politica estera. A ben vedere, l’appartenenza di Vilnius ad istituzioni occidentali quali la NATO, diminuendo il potenziale “potere di ricatto” di Mosca (tanto temuto dalla popolazione lituana), dovrebbe favorire un simile approccio. È perciò difficile non ascrivere (almeno in parte) la riluttanza dell’esecutivo di Vilnius a motivazioni ideologiche, anche perché la realtà dimostra come già oggi la Lituania dipenda pesantemente dalle fonti di energia russe. Il 65% del fabbisogno energetico lituano viene attualmente soddisfatto dall’impianto Lietuvos Elektrine di Vilnius, alimentato principalmente da gas proveniente interamente dalla Federazione russa. In totale, Mosca fornisce il 90% del fabbisogno di metano del paese baltico. Appare peraltro evidente come episodi simili a quello della centrale elettrica di Kaunas, dove il gigante Gazprom (proprietario dell’impianto) aveva rilevato un’ingiustificata diminuzione dei prezzi di vendita dell’energia rispetto a quanto pattuito con le autorità di Vilnius, non aiutino al miglioramento delle relazioni russo-lituane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena possibile la Lituania ritornerà al nucleare: secondo dati statistici, insieme agli svedesi ed agli slovacchi, i lituani sono i più propensi in Europa all’utilizzo di tale tecnologia. Tuttavia, come sappiamo, questa opzione potrebbe richiedere molti anni. Dal canto loro le fonti rinnovabili, se fortemente sviluppate, offrirebbero un significativo contributo al fabbisogno energetico del paese. Anche in questo caso, comunque, si tratterebbe di una strategia di lungo periodo. Nell’immediato la via maestra dovrebbe piuttosto essere quella di una nuova politica energetica, basata su di una politica estera autenticamente “multi-vettoriale”. Per Vilnius, guardare verso Mosca è oggi una necessità e, al contempo, un’opportunità. Il nuovo scenario energetico creatosi dopo la chiusura di Ignalina potrebbe offrire alla Lituania l’occasione per aumentare il proprio peso geopolitico nell’intera area baltica. Di più: la Lituania potrebbe diventare un significativo punto d’incontro nelle relazioni politiche, militari ed economiche tra Russia ed Occidente. La classe dirigente lituana saprà dar vita ad un simile approccio, nell’interesse del suo popolo e del dialogo est-ovest?&lt;br /&gt;(Pubblicato su &lt;a href="http://www.eurasia-rivista.org/3490/lituania-senza-energia"&gt;Eurasia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-4006938351322241645?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/4006938351322241645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/03/lituania-senza-energia-lithuania.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4006938351322241645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4006938351322241645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/03/lituania-senza-energia-lithuania.html' title='LITUANIA SENZA ENERGIA. (Lithuania without energy)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S6TlDY3J1xI/AAAAAAAABSQ/e7U73G-GIyY/s72-c/elektrownia_ignalina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2967628372329616783</id><published>2010-02-18T15:18:00.020+01:00</published><updated>2010-04-08T01:16:09.275+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Norvegia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Urss'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>"... GOOD-BYE TO THIS DEATH TOWN ... "</title><content type='html'>&lt;div face="lucida grande" style="text-align: justify;"&gt;&lt;a style="font-family: arial;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S32CinaVv-I/AAAAAAAABNY/4qZQQBJuk8o/s1600-h/1902-the-kola-peninsula-under-threat-from-deadly-emissions.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 276px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S32CinaVv-I/AAAAAAAABNY/4qZQQBJuk8o/s320/1902-the-kola-peninsula-under-threat-from-deadly-emissions.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5439647456140050402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;All'interno delle relazioni internazionali, le questioni ambientali trans-frontaliere presentano caratteristiche tutte particolari. L'international law, con le sue lentezze e le sue ambiguità, ha cercato, nel corso degli ultimi decenni, di trovare un equilibrio tra il diritto di un Paese a produrre ed il diritto dei Paesi vicini a non essere inquinati. Ancor prima della fine della Guerra Fredda, ad ovest della Cortina di Ferro ci si cominciò a preoccupare delle conseguenze ambientali, per lo stesso Occidente, del vetusto ed inadeguato apparato produttivo comunista. Nell'Aprile dell'86 il disastro di Chernobyl diede prova, in modo incredibilmente tragico e scioccante, dell'entità del problema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Unione Sovietica crollava (o, meglio, implodeva) e con lei un intero sistema industriale che aveva tutte le caratteristiche per essere definito una vera e propria bomba ad orologeria ambientale. A partire dagli anni '90 l'intera comunità internazionale si adoperò per tentare di disinnescare i punti maggiormente critici  di tale sistema (impianti ed arsenali nucleari, chimici e battereologici, impianti estrattivi, impianti di varia natura per la produzione di energia, industria pesante, etc.). L'Unione Europea si dedicò (e si continua a dedicare) con successo ai Paesi europei dell'ex blocco socialista, mentre gli Stati Uniti si volsero decisamente verso le repubbliche dell'Asia Centrale e la stessa Federazione russa. In questi due casi i risultati non furono sempre entusiasmanti, vuoi per la diffidenza verso Washington, vuoi per la mancanza di una "cultura ambientale" nelle élite al potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Non è un caso se molti dei luoghi più inquinati al mondo (attenendoci alle classifiche del Blacksmith Institute) si trovino in territorio russo. Tra di essi citiamo, come esempi, Dzerzhinsk, Rudnaya Pristan/Dalnegorsk, Magnitogorsk e Norilsk. In quest'ultima città opera oggi, in maniera diffusa, la MMC Norilsk Nickel, colosso russo dell'estrazione e della lavorazione di numerosi metalli. Per avere un'idea delle dimensioni di tale compagnia (che tra  i maggiori shareholder conta i due super-oligarchi   Vladimir Potanin ed Oleg Deripaska), si consideri che essa è responsabile del 20% della produzione mondiale di nichel, del 50% della produzione mondiale di palladio,  del 10% della produzione mondiale di cobalto e del 3% di quella di rame. A livello di mercato interno  la MMC Norilsk Nickel detiene il 96% della produzione di nichel, il 95% della produzione di cobalto ed il 55% della produzione di rame.      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Come emerge chiaramente da tali dati, l'estrazione e la lavorazione del nichel (metallo comunemente usato, ad esempio, nella fabbricazione dell'acciaio inossidabile) rappresentano due delle principali attività svolte dalla compagnia russa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proprio il nichel ci conduce in una sperduta cittadina a nord del Circolo Polare Artico. Ci troviamo nell'oblast di Murmansk e nel distretto di Pechenga, a soli 7 chilometri dal confine con la Norvegia. Il nome della cittadina, viva la fantasia, è Nikel. I primi insediamenti urbano-industriali in questa landa brulla e desolata risalgono agli anni '30. Dal 1920 il territorio in questione era passato sotto la sovranità di Helsinki. Alla scoperta d'ingenti giacimenti di nichel seguì un appalto, vinto da una compagnia britannica, per la costruzione di  un impianto estrattivo e di lavorazione del metallo. Durante la Seconda Guerra Mondiali le autorità finlandesi cacciarono i Britannici e decisero di consegnare il nickel ai Tedeschi. Con l'Armistizio di Mosca del '44 il distretto di Pechenga (Petsamo, in finnico) passava in mani sovietiche, mentre  le armate tedesche presenti nel luogo si ritiravano, ma solo dopo aver distrutto il complesso metallurgico.  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel momento, la storia di Nikel si sarebbe intrecciata con la storia dell'Urss. Le autorità sovietiche ricostruirono l'impianto che, insieme ai complessi di Zapolyarny e di Monchegorsk,  entrò così a far parte di quel "triangolo del nichel" che fa della penisola di Kola, ancora oggi, la più importante area mondiale per quanto concerne l'estrazione e la lavorazione di tale metallo. I problemi ambientali rappresentano l'altro lato della medaglia, quello più oscuro. E' risaputo come i fumi e le polveri di solfuro di nichel siano cancerogeni, così come moltri altri composti di tale metallo. Il nickel tetracarbonile è un gas estremamente tossico, e lo stesso vale per il diossido di zolfo, gas incolore  abbondantemente contenuto nei fumi di scarico dell'impianto di Nikel, oggi di proprietà della MMC Norilsk Nickel. Forti difficoltà respiratorie, malattie di varia natura, acqua piovana che buca gli ombrelli, sono solo alcune delle denunce rivolte alle autorità politiche locali e nazionali dai 15 mila abitanti di Nikel. Rapporti scientifici indipendenti parlano di danni incalcolabili all'ecosistema dell'area. Ad essere colpita è in primo luogo la vegetazione, fortemente compromessa ed irrimediabilmente danneggiata. E' proprio guardando alla flora che è possibile notare, ad occhio nudo, il disastro ambientale che si sta consumando nella penisola di Kola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Ovviamente, la dimensione trans-nazionale del problema non poteva passare sotto silenzio.  Trovandosii Nikel a soli 7 chilometri dal confine con la Norvegia, è comprensibile come il governo di Oslo abbia sempre guardato con interesse (e preoccupazione) alla situazione dell'impianto,  cercando di percorrere diverse vie diplomatiche per giungere ad un miglioramento della situazione. Per la verità, fino ad ora, i risultati ottenuti non paiono certo essere soddisfacenti.  Le preoccupazioni norvegesi sono testimoniate dal fatto che, ancora oggi, l'Autorità per la Sicurezza Alimentare di Oslo invita i propri connazionali a non consumare per più di due volte a settimana carne di renna proveniente dalle aree di Svanvik e Jarfjord (al confine con la Russia), mentre l'Autorita per il Controllo sull'Inquinamento conferma che le emissioni di diossido di zolfo dall'impianto di Nikel sono pari a 5 volte le emissioni totali dell'intera Norvegia. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dubbio la questione ha rappresentato (e rappresenta tuttora) uno degli ostacoli più grandi al pieno scongelamento delle relazioni Oslo-Mosca, storicamente complicate dalle annose ed ancora attuali dispute territoriali sul Mare di Barents. Per anni, i continui appelli e gli sforzi della diplomazia norvegese non hanno dato i risultati sperati: la stazione di monitoraggio ambientale di Nikel, finanziata da Oslo, è stata chiusa nel 2008 per problemi tecnici, mentre i 2.4 milioni di euro destinati dalla Norvegia alla riduzione delle emissioni di diossido di zolfo sono stati infine indirizzati verso l'impianto di Zapolyarny. L'ammodernamento dell'impianto di Nikel per ora rimane perciò una vaga speranza affidata alle generiche promesse dei vertici della MMC Norilsk Nickel, i quali, peraltro, hanno da poco fatto fallire un accordo con la Nordic Investment Bank volto proprio a tale scopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, in questi giorni gli occhi sono puntanti sulla città di Tromsø, dove si riunisce il Barents Working Group on Enviroment. La Norvegia cederà la presidenza di turno alla Svezia. Ma non è questo l'evento centrale. Più significativo è l'incontro (che proseguirà nella capitale norvegese nei prossimi giorni) tra Sergei Donskoy, vice-Ministro russo all'Ambiente ed alle Risorse Naturali (due temi che a Mosca vanno di pari passo), ed Heidi Sørensen, l'omologo che guida la delegazione di Oslo. Sul tavolo vi sarà certamente la questione di Nikel. Chissà se la diplomazia norvegese userà il pugno duro (come quando mesi fa minacciò ritorsioni finanziarie contro la MMC Norilsk Nickel), oppure sceglierà una via più conciliante. Ovviamente il peso politico-militare-economico sembrerebbe pendere nettamente dalla parte della Federazione russa. Eppure il soft power norvegese non andrebbe sottovalutato. Ed a Mosca non sono certo degli sprovveduti ...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:times new roman;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; Per ora gustiamoci questo splendido video musicale. Loro sono i londinesi White Lies ed il clip del brano "Farewell to the fairground" è stato recentemente girato proprio a Nikel. Allora, come recita il testo, "... good-bye to this death town ...". &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-3f8f938d10e8fb6c" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v1.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D3f8f938d10e8fb6c%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D17F342294A99205E2969CE7E157EA3BD4A5B1B51.33F73B1C91266D204112D5165FA306B03AA93F16%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D3f8f938d10e8fb6c%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DCC5UWHDZWUHEzBdJ6GgQ3PivE90&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v1.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3D3f8f938d10e8fb6c%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D17F342294A99205E2969CE7E157EA3BD4A5B1B51.33F73B1C91266D204112D5165FA306B03AA93F16%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D3f8f938d10e8fb6c%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DCC5UWHDZWUHEzBdJ6GgQ3PivE90&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=KlmSqyMT0FQ&amp;amp;feature=fvsr"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2967628372329616783?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2967628372329616783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/02/good-bye-to-this-death-town.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2967628372329616783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2967628372329616783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/02/good-bye-to-this-death-town.html' title='&quot;... GOOD-BYE TO THIS DEATH TOWN ... &quot;'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S32CinaVv-I/AAAAAAAABNY/4qZQQBJuk8o/s72-c/1902-the-kola-peninsula-under-threat-from-deadly-emissions.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2318372645582831711</id><published>2010-02-11T18:28:00.009+01:00</published><updated>2010-04-08T01:15:56.135+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Federazione russa'/><title type='text'>MIRAGGI DI STABILITA'. (Mirages of stability) - Speciale Ucraina 5</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S3RzY-9m_bI/AAAAAAAABM4/lgcaEvgBJLU/s1600-h/ba_kie53_ukraine_ele.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 253px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S3RzY-9m_bI/AAAAAAAABM4/lgcaEvgBJLU/s320/ba_kie53_ukraine_ele.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5437097523198492082" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Anche se si dovrà attendere il 17 Febbraio per il comunicato ufficiale della Commissione Elettorale Centrale, il risultato definitivo del ballattaggio presidenziale ucraino di Domenica scorsa è ormai noto: Viktor Yanukovych ha ottenuto il 48,95% delle preferenze, contro il 45,47% di Yulia Tymoshenko. La curiosa opzione del "voto contro tutti" è stata scelta dal 4,36% dei votanti, mentre l'afflueza totale alle urne è stata del 69,15%. A questi numeri occorre associare alcune brevi riflessioni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Anzitutto balza agli occhi come la "principessa del gas" sia quasi riuscita, attraverso un campagna elettorale dai toni sempre più aggressivi, a colmare il distacco di dieci punti percentuali che al primo turno la separava dal candidato del Partito delle Regioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo appare evidente come il Paese sia (ancora una volta) nettamente diviso in due  (almeno) dal punto di vista politico-elettorale: Yanukovych ha ottenuto la maggioranza in solo 9 regioni su 25, certamente le più popolose ma comunque tutte nella parte orientale dell'Ucraina. Yulia Tymoshenko ha dominato nelle regioni occidentali (in tre di esse Yanukovych ha ottenuto meno del 10% dei voti) e nella capitale Kiev, dove ha ottenuto più deil 65% dei voti. Malgrado, come accennato, questa divisione emerga ogniqualvolta gli Ucraini si rechino alle urne  (si pensi al duello presidenziale del 1994 tra Leonid Makarovych Kravchuk e Leonid Danylovych Kuchma) nessun personaggio di rilievo nel Paese ha (ed ha avuto) il coraggio (o la sprovvedutezza) di parlare di secessione o, comunque, di qualche forma di scissione territoriale. E che questo continuerà ad accadere è tanto più vero oggi, dopo la vittoria di Yanukovych e dopo i segnali lanciati da Mosca negli ultimi mesi: qualunque Presidente tranne Yushchenko sarebbe stato gradito al Cremlino, anche se, ovviamente, la preferenza sarebbe andata per un'Ucraina stabile, affidabile, unita, ed a guida Yanukovych.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccoci dunque al vero dilemma post-elettorale: il Paese troverà una stabilità politica (strettamente collegata alla stabilità economica)? Alcuni segnali, come la sostanziale correttezza e trasparenza del voto rilevata dagli osservatori OSCE, lasciano ben sperare. Raramente i watchdog viennesi hanno elargito giudizi tanto generosi nei confronti di elezioni tenutesi nell'area post-sovietica. Che pesi in tutto questo la voglia dell'intera comunità internazionale di conferire ulteriore legittimità al vincitore del ballottaggio ucraino, in modo tale da forzare il cammino verso la stabilità politica di questo Paese chiave nello scacchiere internazionale est-ovest? Possibile. Ciò non toglie, tuttavia, che il segnale sia incoraggiante ed il "miraggio di stabilità" effettivamente presente. Ma è, appunto, solo un miraggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Condizione necessaria per ottenere una vittoria politica legittima è il riconoscimento della vittoria stessa da parte dell'avversario. Esattamente quello che ad oggi manca a Kiev. Yulia Tymoshenko non sembra, per ora, aver intenzione di concedere la vittoria a Yanukovych. I voti di differenza tra i due candidati sono circa 888 mila ed il Blocco Tymoshenko ha parlato di un milione di voti falsificati nelle regioni di Donetsk, Lugansk ed in Crimea. In un primo momento, la strategia preannunciata dalla "principessa del gas" sembrava prefigurare un ricorso legale contro la validità del voto. Successivamente, i progressivi riconoscimenti internazionali della vittoria di Yanukovych (favoriti da alcune sue proposte fatte in campagna elettorale, come ad esempio la privatizzazione del sistema di gasdotti ucraino, che sarebbe affidata ad un consorzio russo-ucraino-europeo) hanno spento le ultime fiammelle arancioni che illuminavano il panorama politico ucraino. In sostanza, allo stato attuale non è ancora chiaro quali saranno le prossime mosse della bella Yulia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, è bene sottolineare come la partita decisiva si giochi alla Rada. Teoricamente Tymoshenko potrebbe conservare la poltrona di Primo Ministro, ma sarebbe necessario l'appoggio (altamente improbabile) del Partito delle Regioni. Anzi, Yanukovych avrebbe già chiesto le dimissioni di Yulia Tymoshenko; dimissioni prontamente respinte da quest'ultima. Parrebbe dunque che, almeno all'interno del parlamento, l'attuale Primo Ministro sia deciso (e, ormai, costretto) a giocare il tutto per tutto, facendo principalmente leva sul fatto che difficilmente Yanukovych avrà il coraggio di indire nuove elezioni politiche per sperare di modificare una situazione parlamentare (quella attuale) nella quale il Partito delle Regioni non detiene la maggioranza necessaria per incaricare un nuovo Primo Ministro. Visti i recenti risultati delle presidenziali, eventuali elezioni parlamentari (con legge elettorale rigidamente proporzionale) potrebbero riservare spiacevoli sorprese al neo-Capo di Stato. In pratica, difficilmente Yanukovych potrebbe governare sbarazzandosi completamente di Yulia Tymoshenko. Cioè, difficilmente "l'uomo del Don" potrebbe governare senza lasciare alla "principessa del gas" la poltrona di Primo Ministro. Per Yanukovych esisterebbe solamente una via di fuga: la scelta di un nuovo capo dell'esecutivo, (con tutta probabilità il dark horse Serhiy Tyhypko) attraverso un accordo/alleanza con altre forze politiche presenti nella Verkhovna Rada. Paradossalmente, in cima alla lista dei possibili alleati del Partito delle Regioni vi sarebbe Ucraina Nostra di Viktor Yushchenko. Possibile un tale rimescolamento di carte? Possibile un'accordo anti-Tymoshenko tra i più accesi filo-occidentali arancioni e gli ultra-conservatori filo-russi? Forse non è solo fantapolitica ... ... ...   &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2318372645582831711?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2318372645582831711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/02/miraggi-di-stabilita-mirages-of.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2318372645582831711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2318372645582831711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/02/miraggi-di-stabilita-mirages-of.html' title='MIRAGGI DI STABILITA&apos;. (Mirages of stability) - Speciale Ucraina 5'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S3RzY-9m_bI/AAAAAAAABM4/lgcaEvgBJLU/s72-c/ba_kie53_ukraine_ele.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-3940432634628021374</id><published>2010-02-03T19:48:00.009+01:00</published><updated>2010-04-08T01:16:47.941+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><title type='text'>NON SEMPLICI SCARAMUCCE. (Not just simple skirmishes) - Speciale Ucraina 4</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-68d1df2365e751" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v11.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D0068d1df2365e751%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D11F95C4F4BC06A54C412F1E8C662E88D4F796520.64C77409E3843B35702465F037BF0CB45629C1D9%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D68d1df2365e751%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DsA5k8ZRyDeQda0E5nVvezmfJSdQ&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v11.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D0068d1df2365e751%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D11F95C4F4BC06A54C412F1E8C662E88D4F796520.64C77409E3843B35702465F037BF0CB45629C1D9%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D68d1df2365e751%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DsA5k8ZRyDeQda0E5nVvezmfJSdQ&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=ngh0ZEGkgtI"&gt;&lt;br /&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-3940432634628021374?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/3940432634628021374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/02/non-semplici-scaramucce-not-just-simple.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3940432634628021374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/3940432634628021374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/02/non-semplici-scaramucce-not-just-simple.html' title='NON SEMPLICI SCARAMUCCE. (Not just simple skirmishes) - Speciale Ucraina 4'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-4296310874043080130</id><published>2010-01-18T17:32:00.007+01:00</published><updated>2010-04-08T01:17:20.699+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Georgia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><title type='text'>A VOLTE RITORNANO. (Sometimes they come back) - Speciale Ucraina 3</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S1SkQrW3q3I/AAAAAAAABLw/6rLUak1zy4Y/s1600-h/ukr.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 154px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S1SkQrW3q3I/AAAAAAAABLw/6rLUak1zy4Y/s400/ukr.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428144057311800178" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ormai scrutinate tutte le schede elettorali, possiamo affermare che, eccetto per quanto ha riguardato l'affuenza alle urne (con un 67%, ben superiore alle aspettative), tutte le previsioni della vigilia sono state confermate. L'elettorato ucraino ha, in larga parte, convogliato i propri voti verso i due principali candidati: Viktor Yanukovych si è attestato intorno al 35%, mentre Yulia Tymoshenko al 25%. Nessuno ha superato la soglia del 50% e ciò significa, com'era facilmente intuibile, che si dovrà ricorrere al ballottaggio del 7 Febbraio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Il leader del Partito delle Regioni ha subito qualificato il voto come un referendum nei confronti della classe politica emersa dalla "Rivoluzione Arancione". Non solo la "principessa del gas" è stata distanziata di oltre dieci punti percentuali da Yanukovych, ma anche il Presidente "alla diossina" Yushchenko è uscito malconcio dalla consultazione, aggiudicandosi un misero 5%.  Poi, in stile quasi obamiano, il candidato filo-russo ha sottolineato come gli Ucraini abbiamo "votato per il cambiamento". Staremo a vedere. La cosa certa è Yulia Tymoshenko non è solita arrendersi facilmente. Anzi, secondo il suo punto di vista il voto di ieri dimostrerebbe chiaramente come Yanukovych non abbia alcuna possibilità di vincere al secondo turno.  A tal scopo, Yulia avrebbe già chiamato a raccolta nel quartier generale del suo partito (&lt;span lang="uk"&gt;BYuT) &lt;/span&gt;tutti i rappresentati delle formazioni che si oppongono a Yanukovych.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come pronosticato, con il suo 13% ed un ottimo terzo posto, è stato Serhiy Tyhypko la vera new entry di questa tornata elettorale. Nonostante appartenga al "clan di Dnipropetrovsk" (insieme all'ex Presidente Leonid Kuchma, all'ex Primo Ministro Pavlo Lazarenko ed alla stessa Yulia Tymoshenko), Tyhypko appare come un volto nuovo del panorama politico ucraino. I modi di fare gentili, la faccia pulita e, soprattutto, il fatto di non essere mai stato né Presidente, né Primo Ministro fanno dell'ex banchiere centrale (che nel 2004 aveva sostenuto il Partito delle Regioni) un possibile nuovo capo dell'esecutivo di Kiev.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si preannunciano settimane intense per i due candidati al ballottaggio. C'è da scommettere che Viktor Yanukovych e Yulia Tymoshenko non risparmieranno colpi bassi. Quello che tutti, specialmente sul continente europeo, auspicano è che non si superino i limiti della normale competizione elettorale. OSCE e Consiglio d'Europa hanno definito il primo turno di "alta qualità", rispetto agli standard democratici. Tuttavia, l'arrivo a Donetsk (feudo di Yanukovych) di quattro voli charter con più di 400 georgiani, presentati come osservatori internazionali ma privi dei necessari documenti, ha fatto subito gridare al complotto i responsabili del Partito delle Regioni. Già il giorno prima delle elezioni Boris  Koleshnikov, vice di Yanukovych, aveva giudicato come anomalo l'invio dalla Georgia di ben 2 mila osservatori. A rincarare la dose ci aveva poi pensato Mikhail Brodskij (candidato alla presidenza per il Partito dei Liberi Democratici), il quale aveva fornito ai giornalisti un'intercettazione audio tra un uomo ed una donna, a detta dello stesso Brodskij, Yulia Tymoshenko ed il Presidente georgiano Mikheil Saakashvili.  Si tratta solo di propaganda pro-Yanukovych, oppure no? Possibile che la "principessa del gas" sia tornata la stessa del 2004? Possibile che si sia rivolta al "mangia-cravatte" per dare il via ad una nuova "rivoluzione colorata"? Bisognerà aspettare almeno fino al 7 Febbraio per saperlo.         &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-4296310874043080130?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/4296310874043080130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/01/volte-ritornano-sometimes-they-come.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4296310874043080130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/4296310874043080130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/01/volte-ritornano-sometimes-they-come.html' title='A VOLTE RITORNANO. (Sometimes they come back) - Speciale Ucraina 3'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S1SkQrW3q3I/AAAAAAAABLw/6rLUak1zy4Y/s72-c/ukr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-7084791824536307861</id><published>2010-01-17T15:34:00.006+01:00</published><updated>2010-04-08T01:17:40.809+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='VIDEO'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><title type='text'>ASPETTANDO... (Waiting...) - Speciale Ucraina 2</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-5c17b911d15d77ae" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v20.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D5c17b911d15d77ae%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D56B8F4F7A9AE0BF294E6D213EC138DE1C79CC421.147418FE62A04FA0C9A2FF93A61B8F58856E86A8%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D5c17b911d15d77ae%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D2246jN-H0I0HBDLO8bezHZlKnHE&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v20.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D5c17b911d15d77ae%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331373836%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D56B8F4F7A9AE0BF294E6D213EC138DE1C79CC421.147418FE62A04FA0C9A2FF93A61B8F58856E86A8%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D5c17b911d15d77ae%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D2246jN-H0I0HBDLO8bezHZlKnHE&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=atCTT60n-ng"&gt;Link fonte&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-7084791824536307861?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/7084791824536307861/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/01/aspettando-waiting-speciale-ucraina-2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7084791824536307861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/7084791824536307861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/01/aspettando-waiting-speciale-ucraina-2.html' title='ASPETTANDO... (Waiting...) - Speciale Ucraina 2'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-6965440425258982136</id><published>2010-01-13T22:24:00.023+01:00</published><updated>2010-04-08T01:18:08.244+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ucraina'/><title type='text'>UNA POLTRONA PER DUE. (Trading places) - Speciale Ucraina 1</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S07zYIO2WmI/AAAAAAAABLo/P2VSeqIRVM8/s1600-h/Immagine.JPG"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 199px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S07zYIO2WmI/AAAAAAAABLo/P2VSeqIRVM8/s400/Immagine.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426542196880202338" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il 17 Gennaio i cittadini ucraini si recheranno alle urne, probabilmente in una percentuale minore rispetto al passato, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. I turbolenti eventi dell'inverno 2004-2005, la cosiddetta "Rivoluzione Arancione" che portò al potere in maniera piuttosto rocambolesca l'attuale Presidente Viktor Andriyovych Yushchenko, hanno dato vita ad un periodo di profonda inquietudine per il destino del paese. Alle disastrose condizioni economiche, spaventosamente aggravate dall'attuale crisi economico-finanziaria globale (si pensi ad un crollo del Pil del 15% nel 2009, accompagnato da un'inflazione al 25%), l'epoca Orange ha visto associarsi un'altrettanto preoccupante instabilità politica: ben quattro governi, in cinque anni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Dopo solo otto mesi dal suo insediamento, il filo-occidentale Yushchenko si ritrovò a dimissionare per corruzione l'esecutivo da lui stesso designato e guidato dall'imprenditrice (all'epoca) anti-russa Yulia Volodymyrivna Tymoshenko. Trascorsa la parentesi del governo Yekhanurov (Settembre 2005-Agosto 2006), caduto a seguito di un voto di sfiducia del parlamento (Gennaio 2006) su di un accordo con Mosca per la fornitura del metano russo a prezzi "innalzati ma comunque di favore", fu la volta del governo Yanukovych. Una manciata di mesi, ed ecco che un accordo tra il Blocco Tymoshenko ed Ucraina Nostra di Yushchenko trovava la luce: era il Dicembre del 2007, la conclusione di una difficile convivenza tra un Presidente pro-NATO e pro-UE da un lato, ed un Primo Ministro maggiormente orientato verso Mosca dall'altro.  Tuttavia questo non significò, per Kiev, la fine dei problemi politici interni. Al contrario, iniziava da allora un periodo (che è durato sino ad oggi) caratterizzato dall'esistenza di due veri e propri centri di potere al comando dell'Ucraina: quello legato a Yushchenko, e quello legato a Yulia Tymoshenko.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfruttando la sua immagine accattivante e le sue imponenti disponibilità economiche, Yulia Tymoshenko ha cercato, nel suo ultimo mandato da Primo Ministro, di distinguersi sempre più dalle politiche e dalla figura di Viktor Yushchenko. Soprattutto in campo internazionale, la distanza tra i due personaggi è andata via via marcandosi. Tymoshenko ha tentato di adottare un approccio più soft nei confronti di Mosca, mettendo da parte quel linguaggio da "pasionaria riformista" che l'aveva resa celebre durante la "Rivoluzione Arancione". L'ultimo accordo russo-ucraino sul metano, negoziato con Putin nel Novembre scorso a Yalta, è la riprova dell'autorevolezza di cui ormai gode la "principessa del gas" presso il Cremlino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, è rispetto alle prossime elezioni presidenziali che la strategia di Yulia  Tymoshenko si è rivelata vincente. La sua immagine, ormai completamente dissociata da quella  di uno Yushchenko dato dai sondaggi al 4% (il candidato arancione "vanta", tra l'altro, il sostegno "morale" dell'oligarca anti-Putin &lt;strong style="font-weight: normal;"&gt;Boris Berezosvky&lt;/strong&gt;), le permetterà di gareggiare (quasi) ad armi pari con il vero favorito: Viktor Fedorovych Yanukovych (dato intorno al 30%). Il Leader del Partito delle Regioni, che ha sempre potuto contare su di un fortissimo sostegno nelle aree orientali del bacino del Don, è l'unico tra i principali candidati ad aver chiaramente confermato la contrarietà ad un'adesione dell'Ucraina alla NATO. Sul tema, Yulia Tymoshenko è apparsa fortemente ambigua, posizione questa che potrebbe costarle caro, facendole perdere sia i voti dei più accesi filo-occidentali delusi da Yushchenko, sia i voti degli indecisi timorosi delle evenutali ritorsioni di Mosca per un ingresso di Kiev nell'Alleanza Atlantica. Sull'Unione Europea le posizioni dei due principali candidati appaiono invece simili: entrambi sono favorevoli all'adesione, anche se l'atteggiamento di Yanukovych risulta nettamente più timido. L'unico candidato di rilievo decisamente ostile a Bruxelles è il comunista Petro Symonenko, segretario del PCU dal 1993.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpisce come, sul fronte della politica interna, i principali contendenti si siano limitati a promesse generiche. Questo è particolarmente evidente in campo economico. Yanukovych ha parlato, in modo piuttosto irresponsabile, della necessità di un netto incremento della spesa sociale. Ancora più vaga Yulia Tymoshenko che, invocando fantomatiche riforme, si è ritrovata chiaramente sulla difensiva. E non avrebbe potuto essere altrimenti: lo stop ai crediti internazionali da parte del FMI per sospetti di corruzione e le accuse (rivolte principalmente da Yushchenko) di aver usato i timori  dell'influenza A1N1 per rimpinguare il budget pubblico hanno minato in profondità la credibilità economica della proposta Tymoshenko.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da un lato l'economia non pare essere stata (soprendentemente, vista la situazione) al centro di una puntuale e coerente proposta politica da parte dei due principali favoriti, dall'altro lato è rilevante notare come i due candidati in lizza per il terzo (e quarto) posto provengano (come Yushchenko) dal mondo della finanza e dell'economia: si tratta di  Arseniy Yatsenyuk e di Serhiy Tyhypko, entrambi ex ministri dell'economia ed ex governatori della Banca Centrale. Nonostante il primo si consideri "al di fuori dell'attuale classe politica" (cosa che farebbe comodo a qualunque candidato), è il secondo, Tyhypko, ad essere realmente un tecnico non (troppo) compromesso con l'attuale dirigenza di Kiev. E ciò, probabilmente, gli farà guadagnare un buon terzo posto, oltre alla possibilità di costruire una base politica per puntare alla nomina a Primo Ministro da parte del parlamento (Verchovna Rada). Se, come previsto, la vittoria (con tutta probabilità al secondo turno del 7 Febbraio) andasse  a Yanukovych,  il principale avversario di Tyhypko sarebbe Yulia Tymoshenko. Un eventuale asse Yanukovych-Tymoshenko assicurerebbe stabilità politica all'Ucraina? Difficile dirlo, ma le premesse non appaiono certo buone. Basti pensare alla proposta di introduzione del russo quale secondo idioma ufficiale del paese, promossa fortemente da Yanukovych ed osteggiata altrettanto fortemente da Tymoshenko. Certamente, per il leader del Partito delle Regioni sarebbe più semplice lavorare insieme a Tyhypko. Tuttavia la bella Yulia si è rivelata un personaggio imprevedibile, incredibilmente pragmatico.&lt;br /&gt;La speranza, per l'Ucraina e per l'intero continente europeo, è che al termine di questo giro di boa politico, a Kiev si esca definitivamente dall'instabilità arancione.              &lt;span style="font-family:Arial,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-6965440425258982136?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/6965440425258982136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/01/una-poltrona-per-due-trading-places.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6965440425258982136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/6965440425258982136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2010/01/una-poltrona-per-due-trading-places.html' title='UNA POLTRONA PER DUE. (Trading places) - Speciale Ucraina 1'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S07zYIO2WmI/AAAAAAAABLo/P2VSeqIRVM8/s72-c/Immagine.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-2674771621653683523</id><published>2009-11-25T11:50:00.008+01:00</published><updated>2010-04-09T14:22:41.218+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ex -Yugoslavia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Serbia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bosnia-Erzegovina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Croazia'/><title type='text'>TRANSIZIONE O BARATRO? (Transition or chasm?)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/Sw0QCTJF30I/AAAAAAAABGQ/w90D6kXoik4/s1600/OHR-Sarajevo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/Sw0QCTJF30I/AAAAAAAABGQ/w90D6kXoik4/s320/OHR-Sarajevo.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407996359226023746" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ormai da parecchi mesi la Bosnia-Erzegovina (BiH) vive in una situazione di totale empasse politica. L’assetto istituzionale scaturito dall’Accordo di Dayton (Novembre-Dicembre 1995) mostra di giorno in giorno i suoi molteplici limiti. Anzitutto, occorre sottolineare come la struttura statale della BiH post-’95 sia unica al mondo: si tratta di una repubblica federale formata da due macro-entità, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina (croata e bosgnacca, con il 51% del territorio) da un lato e la Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina  (Repubblica Srpska, con il 49% del territorio) dall’altro. Nel caso potesse apparire quantomeno bizzarra la presenza di una federazione all’interno di un’altra federazione, si consideri inoltre l’esistenza di una terza entità federale (Distretto di Brčko), formalmente parte di entrambe le macro-entità. Tuttavia, le stranezze del processo di Dayton, che peraltro ebbe il grandissimo merito di porre fine alle barbarie nella regione, non finiscono qui. In presenza di un’architettura istituzionale che avrebbe consentito continui veti incrociati ed in assenza di un interesse comune nel Paese, la comunità internazionale decise di istituire un Alto Rappresentante capace, grazie ai cosiddetti “poteri di Bonn”, di imporre la propria volontà in Bosnia-Erzegovina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Col passare degli anni, i meccanismi pensati nel ’95 iniziarono a rendere evidenti le loro stesse contraddizioni e ad arrugginirsi. La soluzione politico-amministrativa di Dayton non fece altro che cristallizzare ulteriormente le divisioni frutto di pulizie etniche: se oggi la Repubblica Srpska, guidata dal carismatico e populista Milorad Dodik, appare fortemente compatta ed autosufficiente sotto tutti i punti di vista, altrettanto non può dirsi della Federazione di Bosnia ed Erzegovina. Questa risulta di fatto spaccata in due al suo interno, tra i cantoni a maggioranza croata che tentano di dar vita ad un proprio sistema sociale parallelo, ed i cantoni a maggioranza bosgnacca (musulmana) che continuano a guardare a Washington come all’unico garante dell’unità statale bosniaca. È tuttavia l’Ufficio dell’Alto Rappresentante (OHR) l’istituzione che, ad oggi, ha fatto riscontrare i maggiori problemi. Com’era inevitabile, la non-democraticità dei “poteri di Bonn”, che poteva portare ad accostare la Bosnia-Erzegovina ad un vero e proprio protettorato, contribuì in modo rilevante alla perdita di legittimità dell’Alto Rappresentante. Già nel Febbraio 2007 il Consiglio di Implementazione della Pace (PIC), organismo deputato all’esecuzione e tutela di Dayton, aveva deciso di sbarazzarsi dell’OHR entro 18 mesi, salvo ritornare sui suoi passi un anno dopo. All’inizio del 2009, la rinuncia dello slovacco Miroslav Lajčák a mantenere il posto di Alto Rappresentante, che già occupava da quasi due anni, mise nuovamente in luce l’inadeguatezza ed il deterioramento di tale istituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Bosnia-Erzegovina rappresenta oggi un pericolo e, al tempo stesso, un’opportunità per la sicurezza e per gli equilibri politici della regione. Non stupisce, allora, che le principali diplomazie mondiali si fronteggino a spada tratta per influire sul futuro del Paese. Non stupisce neppure che la BiH si inserisca all’interno di quel complesso faccia a faccia che, ormai da parecchi anni, vede come protagonisti Stati Uniti e Russia. Mosca, insieme a diversi Paesi europei (Francia, Grecia, Svezia e Spagna) punta all’immediata chiusura dell’OHR e, eventualmente, alla sua sostituzione con l’Ufficio del Rappresentante Speciale dell’UE (EUSR). Sarebbe questo un provvedimento sicuramente gradito alla Repubblica Srpska, che da tempo si batte sia contro il potere centrale di Sarajevo (paventando anche referendum indipendentisti), sia contro i “poteri di Bonn” dell’OHR. Washington, dal canto suo, ritiene prioritaria una riforma costituzionale in senso centralista, una sorta di Dayton 2. In tale direzione si è mosso il cosiddetto “processo di Butmir”, negoziati (paralleli al PIC e senza la presenza di Mosca) convocati da USA ed UE al fine, secondo le parole dell’ambasciatore russo a Sarajevo Kharchenko, di “accelerare la convergenza dello Stato [BiH] alle istituzioni euro-atlantiche [leggi, UE e NATO]”. Difficilmente arriveranno proposte risolutive dal Comitato Direttivo del PIC, in riunione in questi giorni nella capitale bosniaca. Peccato, perché sarebbe realmente il momento di decidere o, comunque, lasciar decidere (i Bosniaci). Continuare nell’empasse significherebbe rischiare di trasformare nuovamente la Bosnia-Erzegovina nel “buco nero balcanico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/Sw0P2eArS1I/AAAAAAAABGI/HaY91WBD-Dw/s1600/b001218a.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 222px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/Sw0P2eArS1I/AAAAAAAABGI/HaY91WBD-Dw/s320/b001218a.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407996155985087314" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;NOTA - L’Accordo di Dayton (Ohio) è un accordo di pace firmato nel Novembre 1995 dal Presidente serbo Slobodan Milošević (in rappresentanza dell’assente Presidente della Repubblica Srpska Radovan Karadžić), dal Presidente croato Franjo Tuđman e dal Presidente bosniaco Alija Izetbegović, con gli USA a fare gli onori di casa (figure chiave della conferenza di pace furono il Segretario di Stato Warren Christopher ed il negoziatore della Casa Bianca Richard Holbrooke). Pochi giorni dopo, a Parigi, il testo completo venne firmato anche dai presidenti di Stati Uniti e Francia, oltre che dai primi ministri di Gran Bretagna, Germania e Russia: questi Paesi assumevano così il ruolo di garanti dell’accordo. I negoziati posero fine alle guerre iugoslave della prima metà degli anni ’90 e diedero vita all’attuale sistema politico-istituzionale della Bosnia-Erzegovina. Oltre alle decisioni riguardanti le suddivisioni territoriali ed amministrative del Paese, il processo di pace portò all’istituzione del Consiglio di Implementazione della Pace (PIC) e dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante (OHR). Quest’ultimo, a partire dal vertice PIC di Bonn del Dicembre 1997, poté godere dei cosiddetti “poteri di Bonn”: si trattava, anzitutto, del potere di licenziare politici (anche se regolarmente eletti), qualora questi avessero ostruito il processo di pace in Bosnia-Erzegovina. Rilevante, inoltre, era il potere di imporre leggi e decisioni (direttamente applicabili) che sarebbero rimaste in vigore fino alla loro adozione da parte delle diverse assemblee parlamentari bosniache. Oggi, l’Alto Rappresentante detiene anche la carica di Rappresentante Speciale dell’Unione Europea. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2410819582222347013-2674771621653683523?l=ostpolit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ostpolit.blogspot.com/feeds/2674771621653683523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2009/11/transizione-o-baratro-transition-or.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2674771621653683523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2410819582222347013/posts/default/2674771621653683523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ostpolit.blogspot.com/2009/11/transizione-o-baratro-transition-or.html' title='TRANSIZIONE O BARATRO? (Transition or chasm?)'/><author><name>Francesco Rossi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00435902442745728146</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/S79NI5vHn7I/AAAAAAAABUY/8OSFJZcCeHA/S220/frencyreds+3.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/Sw0QCTJF30I/AAAAAAAABGQ/w90D6kXoik4/s72-c/OHR-Sarajevo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2410819582222347013.post-8410240252337920844</id><published>2009-10-14T18:18:00.020+02:00</published><updated>2010-04-08T01:19:56.755+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Repubblica Ceca'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Slovacchia'/><title type='text'>RESISTENZA CECA. (Czech resistance)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/StZKgaOEL6I/AAAAAAAABFY/3vq9wqrsM7Q/s1600-h/A-Czech-flag-waves-behind-001.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 320px; display: block; height: 192px;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5392579524477333410" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_OnSXCEVzga4/StZKgaOEL6I/AAAAAAAABFY/3vq9wqrsM7Q/s320/A-Czech-flag-waves-behind-001.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Non è la prima volta che mi trovo a scrivere di &lt;a href="http://i-files.blogspot.com/2008/07/il-presidente-vaclav-klaus-president.html"&gt;Václav Klaus&lt;/a&gt;. Tuttavia, se all'epoca del mio precedetne articolo il nome del presidente ceco non diceva nulla ai più, oggi lo scenario appare completamente mutato. Telegiornali, quotidiani ed altri media riservano una crescente attenzione a questa carismatica (ed incompresa, aggiungo io) figura, "colpevole" di ritardare l' "ineluttabile" processo di integrazione europea. Così, il ritratto generale che emerge da tali mezzi di comunicazione è quello di un capo di Stato che mira solamente a mettersi in mostra sulla scena internazionale, l'ennesimo esibizionista est-europeo (o mitteleuropeo) che cerca di ottenere il massimo risultato politico al minimo costo, un antipatico calcolatore ed opportunista che punta a minare le fondamenta di un progetto che ha portato (come amano dire i cosiddetti "euro-entusiasti") più di sessant'anni di pace ininterrotta sul suolo del Vecchio Continente (limitatamente ai paesi membri). Ma possibile che Klaus sia tutto questo? Ovviamente, no.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come spesso accade, l'eccessiva semplificazione della realtà porta ad una distorsione della stessa. Non ho usato la parola "distorsione" casualmente. Václav Klaus è un liberale (o meglio, un libertario/conservatore) a tutto tondo, un intellettuale che ha dedicato la vita a combattere le "distorsioni", siano esse economiche (nel mercato), politiche (nelle istituzioni democratiche), culturali (nei dibattiti scientifici). Senza dubbio, da buon liberale, il presidente ceco ha sempre visto nello statalismo la principale causa di tali distorsioni. Ecco perché, ritiene Klaus, lo Stato, essendo un male (ancorchè necessario), non deve essere ampliato ma limitato, sia nelle sue funzioni, sia nei suoi apparati. Potremmo anche aggiungere, nel suo territorio, dal momento che fu propro Klaus che, da Primo Ministro, insieme alla controparte slovacca (il populista di sinistra Vladimír Mečiar), portò a termine quel capolavoro dello smembramento politico (favorito da una particolare situazione istituzionale) che fu il Divorzio di Velluto tra Praga e Bratislava. Ecco allora motivata l'opposizione del presidente ceco al Trattato di Lisbona, un insieme di emendamenti ai precedenti trattati comunitari (e, a sua volta, una modesta revisione della precedente "Costituzione europea", bocciata dai referendum di Francia ed Olanda nel 2005), volto a rafforzare decisamente il peso politico ed il ruolo dell'Unione Europea sul continente e nel mondo intero. Insomma, il trattato si configurerebbe come un'ulteriore traslazione di sovranità dalle diverse capitali dei paesi membri, verso Bruxelles. Si tratterebbe, cioè, di un deciso passo verso quel super-Stato europeo (o Stati Uniti d'Europa) paragonato dallo stesso Klaus ad una sorta di "nuova Unione Sovietica". Essendo contrario allo statalismo, il presidente ceco non potrebbe non essere contrario al super-statalismo prefigurato da Lisbona. Se lo Stato-nazione si è storicamente rivelato in qualche modo e con tutti i suoi limiti (che pure Klaus riconosce) capace di garantire standard minimi di democrazia, lo stesso non può dirsi delle associazioni di Stati o, ancor peggio, degli imperi. Senza contare l'ovvia contrarietà del presidente ceco nei confronti di emendamenti che indeboliscono la preminenza del principio comunitario di concorrenza, invocano un maggior impegno (europeo ed internazionale) nella lotta ai cambiamenti climatici, rafforzano la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) ed impongono una clausola di solidarietà tra i diversi paesi membri in tema di energia. Certamente, la presenza di provvedimenti tendenti ad edulcorare l'orientamento generale del trattato, segnatamente la possibilità di recedere dall'UE e di trasferire competenze da Bruxelles ai singoli membri, non ha sviato l'accorto capo di Stato praghese, il quale continua tuttora a vedere nella carta di Lisbona  solamente più statalismo, più sovranazionalismo e più burocrazia eurocratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quale allora la proposta di Václav Klaus? Un Europa che non si identifichi con l'Unione Europea, un Unione Europea che si costruisca come forza di liberalizzazione (anzitutto, economica) e non di omogeneizzazione, una Unione Europea che ripensi e riveda se stessa, trasformandosi, infine, in una "Organizzazione degli Stati europei", retta dal principio intergovernativo e non dal principio sovranazionale. La posizione di Klaus è una posizione scomoda, molto scomoda, poiché si scaglia contro un sistema istituzionale con salde fondamenta. L'esito di tale battaglia appare scontato ma l'azione del presidente ceco è meritoria. Václav Klaus non riuscirà certamente ad arrestare &lt;em&gt;questo&lt;/em&gt; percorso d'integrazione. La sua azione è un'azione di resistenza, un'azione conservatrice. "Progresso", ritiene Klaus, non è sinonimo di "miglioramento": l'unificazione decisionale comunitaria è già (prima di Lisbona) andata troppo avanti, si omogeneizza e si standardizza più di quanto non sia razionale e vantaggioso dal punto di vista economico. Occorrerebbe, "minimizzare tutte le interferenze dei politici nelle attività umane e, se al limite tali interferenze ci devono essere, devono essere vicine agli elettori (al livello di comuni, regioni, Stati) e non lontane da essi (a livello dell'UE)". Mettendo a nudo l'ulteriore aggravarsi del deficit democratico dell'Unione Europea (sia al momento dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, sia successivamente alla stessa), il presidente della Repubblica Ceca  sembrerebbe offrire una significativa occasione di dibattito all'interno delle istituzioni comunitarie e delle opinioni pubbliche degli Stati membri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'occasione, ovviamente, non è colta, nè da Bruxelles, nè dai media (e, di conseguenza, dalle popolazioni europee). Oggigiorno, dopo l'esito positivo del secondo referendum irlandese e la controfirma del polacco Lech Kaczyński, la Repubblica Ceca resta il solo paese membro a non aver completato il processo di ratifica del nuovo trattato comunitario. Le pressioni su Klaus, rese più gravi dall'orientamento favorevole verso Bruxelles dello stesso premier Fischer e di buona parte dell'elettorato ceco, sono enormi. Il Presidente della Commissione Europea Barr
